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“REPUBBLICA” PERDE UNA CAUSA CON MEDIASET SULL’USO DEI VIDEO E SUL QUOTIDIANO APPARE UN ARTICOLO PIENO DI INDIGNAZIONE CONTRO LA CONDANNA (IL TITOLO PARLA DI CENSURA). E CHI LO FIRMA? L’AVVOCATO CHE HA PERSO LA CAUSA - CHI DENUNCIA IL GIOCHETTO? MANCO A DIRLO: "IL GIORNALE"
Da Il Giornale
SILVIO BERLUSCONI CARLO DE BENEDETTI
Metti una causa vinta, da Mediaset, contro il Gruppo Espresso, per lo sfruttamento pubblicitario di una serie di video pubblicati da Repubblica.it. E metti che su Repubblica esca un articolo che racconta la verità di parte del Gruppo su quella causa, e che quell' articolo, senza che questo sia precisato, sia firmato dall' avvocato che quella causa contro Mediaset ha perso. Ecco, sembra un paradosso, ma è proprio quello che è accaduto ieri, tanto che Mediaset è intervenuta con una nota di precisazione dal titolo «La Repubblica perde una causa contro Mediaset e pubblica un articolo del proprio avvocato in incognito».
L' articolo in questione, firmato Guido Scorza, è stato pubblicato da Repubblica ieri a pagina 25: «Se il diritto d' autore diventa strumento di censura», il titolo del pezzo, in cui l' autore, senza spiegare di essere uno dei legali, grida alla censura, denunciando che le norme si prestano all' interpretazione «perversa» che non si possa usare un video (parla di un solo video del 2011 con Berlusconi) senza il permesso del protagonista. Una conclusione preoccupante, contro cui il Gruppo presenterà ricorso in Cassazione.
Immediata la replica di Mediaset. «La causa avviata da Mediaset riguarda lo sfruttamento pubblicitario (parassitario e abusivo) da parte del sito Repubblica.it non di un singolo contenuto ma di oltre cento filmati (124) prodotti e distribuiti dalle reti Mediaset». La nota spiega che i giudici sia in primo sia in secondo grado, hanno stabilito che «nessuno dei video in questione costituiva legittimo esercizio del diritto di cronaca o perché proveniente da programmi di puro intrattenimento o perché mancante di attualità. La causa - prosegue Mediaset, precisando che il video del 2011 è fruttato al Gruppo Espresso 17mila euro di pubblicità - nasce per l' illecito sfruttamento commerciale di quei contenuti».
E smonta il caso: «Insomma - conclude - un furtarello digitale. Che Mediaset ha denunciato e che la magistratura ha condannato. Che ora l' avvocato soccombente lo faccia diventare oggetto di allarme democratico su un giornale serio e importante forse è un po' eccessivo».
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