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Nanni Delbecchi per il “Fatto Quotidiano”
Ma come? Sono stato il primo a darvi la parola, se non ci fossi io ve lo sognereste di andare in Tv, e mi ripagate così?” Paolo Del Debbio non ci poteva credere che la sua amata piazza gli si rivoltasse contro sul far della mezzanotte di lunedì, vociando, spintonando e insultando... Non contro i politici, secondo tradizione, ma contro la trasmissione stessa che la ospitava in collegamento, Quinta colonna.
Folla inferocita contro il suo inviato, il “duro” Roberto Poletti che peraltro rispondeva colpo su colpo (“Hanno tirato una bomba carta e questo stronzo dice che l’ho tirata io! Venga a dirlo davanti al microfono che questa è una trasmissione di merda”), e contro il conduttore medesimo. Inutili anche le minacce di Del Debbio di chiudere il collegamento, Giorgia Meloni e Lucia Borgonzoni cercavano atterrite l’uscita d’emergenza dello studio, e anche il telespettatore osservava incredulo le escandescenze sul mega-schermo e soprattutto la trasformazione pokemon di Del Debbio, di solito così fedele all’immagine di pasciuto ragazzone di campagna che ti prende sottobraccio e ti offre un bicchiere di vino buono. Mettete dei fiori nei vostri forconi.
Questa volta no, questa volta Del Debbio non riusciva a sedare la rivolta popolare, finché ha sclerato proprio. Tu quoque, piazza? Core 'n-grato, ma cosa credi: io ti ho fatto e io ti distruggo. Che cosa era accaduto di così grave per portare la piazza all’ammutinamento? Era accaduto che durante il collegamento con il quartiere di Torino, da cui i cittadini italiani erano chiamati a denunciare la difficile convivenza con una comunità di rom, erano stati invitati a parlare anche gli stessi rom. In teoria, che ci fossero anche loro non sembrava così strano: se convivono, convivono.
Oltretutto, per quella sera non era prevista nemmeno un’ispezione di Salvini. Invece, un senso di crescente surrealtà si è impadronito di Quinta colonna proprio a partire da qui. Prima i rom hanno risposto alle domande di Poletti con pacatezza lapidaria, per quanto “il duro” l’avesse presa alla lontana: “Ma voi rubate?” “Noi? No” “Bene. E come mangiate?” “Lavoriamo” “Ah, però. E lei quante volte è stata dentro?” “Io, Mai”.
C’è nomade e nomade, era stata la sagace conclusione di Del Debbio. Certo: ci sono nomadi nomadi, nomadi stanziali e perfino stanziali nomadi (nel senso che prendono e se ne vanno perché non ne possono più dei nomadi stanziali). Ma c'è anche piazza e piazza. Infatti, più quei nomadi esponevano le loro ragioni, più la cittadinanza perdeva le staffe, la misura, l’educazione, fino a sfociare nella rivolta in diretta.
Emergenza sociale a parte, la cosa è allarmante anche da un punto di vista mediatico. L'ammutinamento di Quinta colonna non sarà quello del Bounty, Del Debbio non sarà Marlon Brando, ma si apre un nuovo fronte nella crisi: non si può andare avanti per sempre con Cacciari e la Santanchè (Piazzapulita, sempre lunedì sera), ma se non ci si può più fidare nemmeno delle piazze bisognerà escogitare qualche nuova frontiera del collegamento esterno: un parco giochi, un viale delle rimembranze, un boulevard dove magari offrire un gelato al cittadino di passaggio, conquistando da subito la sua benevolenza. Non è vero che Del Debbio è stato il primo a portare le piazze in Tv (casomai, le ha fatte tornare di moda); però rischia essere l’ultimo.
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