I 'GUARDIAN' DELLA LIBERTÀ - MENTRE IL GOVERNO ACCUSA SNOWDEN DI AVER AIUTATO I REGIMI NEMICI, L'EX DIRETTORE RUSBRIDGER RIBADISCE: 'A NOI INGLESI PIACCIONO LE SPIE, MA IL LAVORO DEI SERVIZI DEVE ESSERE CONTROLLATO. LA STAMPA DEVE VIGILARE SUL POTERE'

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Enrico Franceschini per “la Repubblica

ALAN RUSBRIDGER ALAN RUSBRIDGER

 

«Oggi c’è la diffusa impressione che le libertà civili diventino un lusso che non possiamo permetterci di fronte alla crescente minaccia terroristica. Ebbene, proprio ora che si stanno celebrando gli 800 anni della Magna Carta, base dello stato di diritto, credo sia doveroso interrogarsi sul significato di libertà di parola e privacy nel ventunesimo secolo».

 

Alan Rusbridger, per vent’anni direttore del Guardian , incarico che ha lasciato nei giorni scorsi per presiedere la fondazione proprietaria del quotidiano londinese, comincia così la sua “lezione” all’università di Oxford sul «mondo dopo Snowden», cioè dopo le rivelazioni fatte dalla ex talpa della Cia e della Nsa che hanno fatto vincere al suo giornale il premio Pulitzer.

 

«A noi inglesi piacciono le spie, grazie anche ai romanzi di Fleming e ai film di James Bond, ma bisogna stare attenti a non diventarne succubi», dice Rusbridger. «In Occidente non abbiamo avuto la Stasi, ma abbiamo avuto George Orwell, che ci ha spiegato come uno Stato che controlla ossessivamente i suoi cittadini può diventare un incubo. È giusto difendersi dal terrorismo, ma non sempre uno Stato agisce in modo benigno e su questo devono vigilare i giornali ».

ALAN RUSBRIDGERALAN RUSBRIDGER

 

Ecco un estratto delle sue risposte alle domande sull’argomento di giornalisti, accademici ed esperti.

 

Non pensa che i servizi segreti abbiano il dovere di usare tutti i mezzi per difenderci?

«Non dico che i servizi segreti non debbano usare il web per difenderci dal terrorismo o da altre minacce. Dico che per farlo, alla luce di quanto abbiamo scoperto grazie alle rivelazioni di Snowden, devono muoversi in modo differente, sotto un controllo maggiore da parte dei parlamenti e dunque dell’opinione pubblica, senza bisogno di stendere una sorveglianza indiscriminata su tutte le comunicazioni elettroniche ».

Stampa britannica e il direttore del Guardian Alan RusbridgerStampa britannica e il direttore del Guardian Alan Rusbridger

 

Non teme che le rivelazioni del Guardian abbiano messo in allarme i terroristi?

«Nell’attacco di Parigi a Charlie Hebdo , così come nei precedenti attentati terroristici a Boston, Sidney, Copenaghen, gli autori erano già nel radar dei servizi segreti, erano noti, considerati potenzialmente pericolosi. È falso che una maggiore sorveglianza delle comunicazioni da parte dello Stato li avrebbe evitati. Sarebbe bastato un miglior lavoro di polizia».

greenwald snowden assangegreenwald snowden assange

 

In generale non crede di avere messo in pericolo la Gran Bretagna e il mondo, pubblicando le rivelazioni di Snowden?

«Non credo che il Guardian abbia causato danni alla sicurezza nazionale e internazionale con quelle rivelazioni. Abbiamo pubblicato meno dell’1 per cento del materiale datoci da Snowden, valutando responsabilmente ciò che si poteva pubblicare».

ARTICOLO SULLE RIVELAZIONI DI SNOWDEN SUL GUARDIAN ARTICOLO SULLE RIVELAZIONI DI SNOWDEN SUL GUARDIAN

 

Dunque è convinto che pubblicare documenti top secret, ottenuti grazie a una soffiata, renda un servizio all’opinione pubblica?

«In America, dopo che la Corte Suprema diede ragione al New York Times con la pubblicazione dei Pentagon Papers negli anni ‘70, c’è una diversa percezione del valore della libertà di stampa e del ruolo dei giornali. La Corte stabilì che il Times , pubblicando quelle rivelazioni, aveva reso un servizio all’opinione pubblica, facendo sapere al paese in che modo il governo era arrivato alla decisione di entrare in guerra in Vietnam. E il comitato del Pulitzer ha assegnato l’anno scorso il premio al Guardian proprio nella categoria del servizio pubblico, valutando che le rivelazioni di Snowden da noi rese pubbliche erano nell’interesse del pubblico ».

SNOWDEN OBAMA SNOWDEN OBAMA

 

Crede che il presidente Obama abbia cambiato idea sui metodi di spionaggio di massa, dopo le rivelazioni di Snowden?

«Credo che sia rimasto molto imbarazzato, quando si è scoperto che la Cia aveva messo sotto controllo il telefonino della sua alleata Angela Merkel. E successivi rapporti delle autorità americane indicano la volontà di cambiare ».

 

Non pensa che vadano messi sotto accusa anche i giganti del web, che raccolgono metadati sui loro utenti per scopi di marketing?

«Certamente bisognerà concentrarsi anche sull’invasione della privacy da parte dei giganti del web».

 

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