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DAGOREPORT- LA ''SAE'' L’ULTIMA? PROSSIMAMENTE IN EDICOLA “LA STAMPA D’ABRUZZO”! BATTUTACCE A PARTE, LA NOTIZIA DEL GIORNO È L’INGRESSO DELL’ABRUZZESE DI CHIETI, CARLO TOTO, CON UNA QUOTA DEL 25%, NELLA NUOVA SOCIETÀ “SAE-LA STAMPA”, DI CUI L’ABRUZZESE DELL’AQUILA, ALBERTO LEONARDIS, MANTIENE IL CONTROLLO AL 51% - DOPO AVER ACQUISITO PER LA CIFRA RECORD DI 14 MILIONI DAGLI ANGELUCCI IL 40% DEL QUOTIDIANO ROMANO ''IL TEMPO'', ORA, FIUTATO IL VENTO, TOTO TRASLOCA VERSO UN GIORNALE DA POSIZIONARE SU UN CENTRO-SINISTRA BEN PETTINATO, ADEGUATAMENTE ANCORATO SUL TERRITORIO, CON UNA FORTE VOCAZIONE INTERNAZIONALE AD OPERA DI MAURIZIO MOLINARI – COM’È CONSUETUDINE NELLE OPERAZIONI DI LEONARDIS, TOTO AFFIANCA AGNELLI-ELKANN (TRAMITE UNA NUOVA SOCIETÀ NON PROFIT) CHE RESTANO COSÌ NELLA ''STAMPA” COL 20%, PIÙ VARIE FONDAZIONI E AZIENDE PIEMONTESI - IN POLE PER LA DIREZIONE, IL VETERANO ANTONIO DI ROSA; VICE: TANCREDI E DE ANGELIS...

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alberto leonardis

DAGOREPORT

La ''SAE'' l’ultima? Prossimamente arriverà in edicola “La Stampa d’Abruzzo”! Battutacce a parte, la notizia del giorno è l’ingresso dell’abruzzese di Chieti, Carlo Toto, nella nuova società “SAE-La Stampa”, di cui l’abruzzese dell’Aquila, Alberto Leonardis, mantiene il controllo al 51%.

 

Il gruppo Toto, attivo nelle costruzioni infrastrutturali e nelle concessioni autostradali, recentemente è balzato nelle cronache dei media avendo acquisito per la cifra record di 14 milioni dalla famiglia Angelucci il 40% del quotidiano romano ''Il Tempo''.

 

carlo toto

Ora, fiutato il vento, Toto trasloca verso il centro-sinistra entrando nel capitale della newco creata dalla SAE di Leonardis per l'acquisizione de "La Stampa" mettendo sul tavolo la rilevante quota del 25%, secondo i beninformati. Una partecipazione che va a far compagnia, com’è consuetudine nelle operazioni di Leonardis, a quelle meno sostanziose di altri investitori.

 

In primis, c'è la holding Exor della famiglia Agnelli-Elkann (tramite una società non profit di nuova costituzione) che resta così nel capitale del quotidiano piemontese e avrà una quota intorno al 20%; seguono la Federtennis di Angelo Binaghi con il 6%, Fondazione Cuneo, Confindustria Torino e altri imprenditori piemontesi con mini-quote, mentre è in via di definizione l’impegno di Reale Mutua Assicurazioni. Le grandi fondazioni torinesi, come Crt e Compagnia di San Paolo, invece hanno preferito sfilarsi.

 

gruppo sae sapere aude editori

La "SAE" ebbe inizio nel 2020 quando il gruppo Gedi degli Agnelli-Elkann si sbarazzò di quattro testate locali, all’epoca acquisite grazie alla lungimiranza di Carlo Caracciolo e Marco Benedetto al comando del gruppo Espresso-Repubblica: Il Tirreno, la Gazzetta di Reggio, la Gazzetta di Modena e la Nuova Ferrara, seguita poi da La Provincia Pavese.

 

Dal 1° febbraio 2022, arriva il colpo grosso del ‘’club-dealer’’ Leonardis con la presa di potere del quotidiano La Nuova Sardegna; e attraverso la newco Sae Sardegna Spa, la Fondazione di origine bancaria Sardegna diventa il partner strategico della SAE.

MASSIMO GIANNINI ANDREA MALAGUTI

 

A marzo 2026, partono le trattative di Leonardis per mettere insieme un gruppo di imprenditori per racimolare circa 25 milioni di euro, ma che per reggere davvero la baracca ne occorrono almeno il doppio, per l'acquisizione del quotidiano ‘’La Stampa’’, di cui il magnate greco Theo Kyriakou non ne vuole sapere nulla, essendosi già accollato abbastanza rogne con “La Repubblica”, acquisendo Gedi. 

 

Dal Toto-proprietà assodato passiamo al toto-direttore ancora da decidere. Quello che è certo è che fino all’inizio di luglio Andrea Malaguti resterà seduto sulla prima poltrona de ‘’La Stampa’’. Leonardis e i suoi soci avrebbero in mente un profilo più da “uomo macchina”, con i piedi a Torino, sullo stile di Luciano Fontana al “Corriere della Sera”.

 

LUCIANO TANCREDI

Un nome che gira prepotentemente è quello del direttore editoriale del gruppo SAE, il 75enne Antonio Di Rosa che ha sul groppone una lunghissima carriera: nel 1992 vicedirettore con la direzione di Paolo Mieli del ''Corriere della Sera'', nel 2000 la prima direzione di un quotidiano: ''Il Secolo XIX'' a Genova; nel 2004 divenne direttore della ''Gazzetta dello Sport'', nel 2017 fu chiamato a dirigere ''La Nuova Sardegna''.

 

Intorno alle nomine dei vice direttori, danno per sicuro Alessandro De Angelis a capo della redazione romana, ma circola anche il nome del braccio destro di Leonardis e suo concittadino, l’abruzzese Luciano Tancredi, giornalista per molti anni al “Messaggero”, per poi sviare verso le relazioni istituzionali del Gruppo Ads, poi del Gruppo Condotte e infine di Fincantieri. Oggi è al timone della ‘’Nuova Sardegna’’.

maurizio molinari melania rizzoli

 

Chiunque sarà il successore di Malaguti, avrà la missione editoriale di riportare il quotidiano al suo posizionamento storico: un ben pettinato centro-sinistra, privo di punte alla Giannini e Malaguti, ben ancorato sul territorio, con una forte vocazione internazionale come ai tempi Ronchey ad opera di Maurizio Molinari.

 

L’ex direttore di Repubblica, che non vede l’ora di fare le valigie e tornare nella amata New York, dovrebbe curare per il quotidiano torinese un dorso “americano”, pensato per il mercato statunitense, che vedrebbe la partecipazione di imprenditori locali.

 

“A furia di paesani, amici d’infanzia, soci che vanno e vengono, politici di contorno e newco, la sensazione è che ‘’La Stampa d’Abruzzo’’ non sia più soltanto una battuta cattiva. È già una linea di tendenza”, scrive “Lo Spiffero.com”, sito informatissimo su fatti e misfatti piemontesi.

 

ANTONIO DI ROSA

E continua: “Se arriverà Tancredi significherebbe la continuità del modello Sae applicata pari pari alla ‘’Stampa’’, con tutta la filiera aquilana schierata sul ponte. Se arriverà De Angelis, vorrà dire che punta su un volto politico-mediatico interno, da far crescere subito o da parcheggiare un attimo in anticamera prima dell’ascesa”.

 

“Se dovesse spuntarla Di Rosa, allora il nuovo editore proverebbe a dire a Torino che non sta comprando soltanto una testata, ma anche un pezzo della sua rispettabilità perduta. Per ora”, spiffera il benemerito sito piemontese, “più che il piano industriale, parla il casting. Ed è già tutto un programma”.

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