monica guerzoni fiorenza sarzanini orsini travaglio

SCAZZI DI CARTA – FIORENZA SARZANINI E MONICA GUERZONI, VICEDIRETTRICE E QUIRINALISTA DEL “CORRIERE DELLA SERA”, SCRIVONO AL “FATTO QUOTIDIANO” PER LAMENTARSI DELL’ARTICOLO SULLA CONDANNA AL LORO GIORNALE PER LA LISTA DEI PUTINIANI: “È INACCETTABILE CHE UN GIORNALISTA DI LUNGO CORSO COME LEI, DESTINATARIO DI QUERELE E CAUSE CIVILI, SULLA SCORTA DI SENTENZA CIVILE, PER DI PIÙ ANCORA DI PRIMO GRADO, DEFINISCA ‘PATACCA’ UN ARTICOLO CHE ALTRI GIUDICI HANNO RITENUTO LEGITTIMO DIRITTO DI CRONACA” – RISPOSTA DI TRAVAGLIO: “CHE LA VOSTRA LISTA FOSSE UNA PATACCA, MI ERA GIÀ CHIARO QUANDO LESSI IL VOSTRO ARTICOLO. IL RIFERIMENTO ALLE CAUSE PERSE DAL SOTTOSCRITTO È POCO CALZANTE: SI TRATTA DI CRITICHE O BATTUTE RITENUTE ECCESSIVE. CIOÈ REATI DI OPINIONE, CHE NON DOVREBBERO AVERE CITTADINANZA NEL CODICE PENALE. SPERO CHE ABBIATE CHIARA QUESTA FONDAMENTALE DIFFERENZA E CHE IMPARIATE A RISPETTARE IL LIBERO PENSIERO DI ORSINI E DI CHIUNQUE ALTRO LA PENSI DIVERSAMENTE DA VOI…”

Vai all'articolo precedente Vai all'articolo precedente
guarda la fotogallery

Lettera di Fiorenza Sarzanini e Monica Guerzoni al “Fatto quotidiano”

 

Gentile Direttore,

monica guerzoni fiorenza sarzanini foto di bacco

non ci ha sorpreso che il suo giornale si sia schierato senza se e senza ma con Orsini, che scrive per il Fatto Quotidiano, ma è inaccettabile che un giornalista di lungo corso come lei, destinatario di querele e cause civili, com’è ovvio con alterne fortune, sulla scorta di sentenza civile, per di più ancora di primo grado e che sarà certamente impugnata, definisca “patacca” un articolo che altri giudici, in sede penale, hanno ritenuto legittimo diritto di cronaca.

 

Scrive il Gip di Milano, archiviando una querela, sporta per lo stesso articolo: "Al di là, infatti, della questione di un presunto interessamento degli apparati di sicurezza italiani (che Sarzanini ha comunque sostenuto, nell’interrogatorio del 20.11.2024, di avere appreso da fonti affidabili, producendo anche documentazione a sostegno),

 

marco travaglio

il punto essenziale è che l’articolo non reca alcun contenuto predicabile di falsità, in quanto non si tratta d’altro che dell’analisi di dichiarazioni sul conflitto russo-ucraino, tratte da fonti aperte, rese da alcuni commentatori nel corso di interviste ovvero con post pubblicati sui relativi profili social...

 

Tali valutazioni, però, lette alla luce dei principi sopra esposti, non si ritengono diffamatorie, in quanto non vengono utilizzati epiteti ingiuriosi, né l’elaborazione valutativa trasmoda in un gratuito attacco alla persona, restando nei confini di una critica politica aspra, ma legittima, al contenuto delle dichiarazioni pubblicamente rese dalle persone citate nell ’articolo.

 

FIORENZA SARZANINI

Nemmeno l’espressione “putiniano” può ritenersi in sé diffamatoria, giacché, attenendo le dichiarazioni in oggetto al conflitto russo-ucraino, essa riassume la valutazione critica - come tale, sempre controvertibile - delle autrici dell’articolo, secondo le quali le dichiarazioni in oggetto muoverebbero da uno schieramento politico degli autori verso la Russia.

 

È poi evidente che, nel parlare di una “rete”, le autrici dell’articolo fanno riferimento a una rete comunicativa, ciò è a dire alla presenza, su diversi canali di informazioni, di contenuti analoghi e con l’obbiettivo comune (non necessariamente preordinato né tantomeno con modalità illecite) di veicolare una contro-informazione rispetto a una narrazione ritenuta “mainstream”.

 

articolo del corriere su orsini e i putiniani italiani

Se davvero valesse l’assioma, secondo cui un articolo, oggetto di una condanna in sede civile, può definirsi “patacca” anche il suo giornale ne avrebbe pubblicata più d’una. Evidentemente non vale per il Corriere il criterio, da lei più volte giustamente rivendicato che nessuno è colpevole fino a sentenza passata in giudicato. Tanto più che, in questo caso, due diversi procedimenti penali, di cui il suo giornale non ha mai dato notizia, sono finiti con due provvedimenti opposti rispetto a quella del caso Orsini.

 

Risposta di Marco Travaglio

 

MARCO TRAVAGLIO - LUCA SOMMI - ANDREA SCANZI - ALESSANDRO ORSINI - PETER GOMEZ - ALESSANDRO DI BATTISTA

Care colleghe, che la vostra lista di "putiniani d’Italia" immaginari, per giunta attribuita ai servizi segreti e al Copasir con tanto di foto segnaletiche, fosse una patacca, mi era già chiaro quando lessi il vostro articolo. E ancor più quando sia il capo del Dis sia il presidente del Copasir la smentirono.

 

Quindi, per definirla così, non ho atteso la sentenza del Tribunale che vi condanna a risarcire Orsini per aver scritto una notizia "falsa" e "diffamatoria". Il riferimento alle cause perse dal sottoscritto è suggestivo, ma poco calzante: a parte due casi di omonimia di cui mi scusai ancor prima di essere denunciato e un taglio redazionale a opera di colleghi dell’”Espresso” che dimezzò un mio pezzo e mi costò 1000 euro di multa a Previti, si tratta di critiche o battute ritenute eccessive dai giudici (ovviamente le ripeterei tali e quali).

marco travaglio

 

Cioè reati di opinione, che non dovrebbero avere cittadinanza nel Codice penale, non fatti falsi, che giustamente vengono puniti. Spero che abbiate chiara questa fondamentale differenza e che impariate a rispettare il libero pensiero di Orsini e di chiunque altro la pensi diversamente da voi, senza arruolarli in "reti putiniane" partorite dalla vostra fertile fantasia.

 

2 - LISTA-PATACCA DEI “PUTINIANI”: IL CORRIERE DEVE RISARCIRE ORSINI

Estratto dell’articolo di Lorenzo Giarelli per "il Fatto quotidiano”

 

Putiniani d’Italia che non lo erano. […] Una specie di spectre di propaganda del Cremlino che in realtà non era emersa in nessuna inchiesta. La prima sezione civile del Tribunale di Milano ha condannato i giornalisti del Corriere del Sera a risarcire quasi 30 mila euro al professor Alessandro Orsini, che nel giugno 2022 fu additato dal quotidiano di essere una sorta di cospirazionista filorusso.

 

MARCO TRAVAGLIO E ALESSANDRO ORSINI ALLA FESTA DEL FATTO QUOTIDIANO

In attesa di eventuali ricorsi, c’è un primo verdetto: era diffamazione. Il 5 giugno di quattro anni fa il Corriere pubblica un’inchiesta dal titolo: “Influencer e opinionisti. Ecco i putiniani d’Italia”. Le firme sono tra le più autorevoli, ovvero Monica Guerzoni e la vice-direttrice Fiorenza Sarzanini. Il richiamo in prima pagina non lascia dubbi: “La mappa ricostruita dagli 007”.

 

La foto di Orsini campeggia in bella vista […] L’articolo riferisce di un’indagine svolta dal Copasir – il Comitato parlamentare che vigila sui Servizi – che aveva proprio l’obiettivo di individuare l’esistenza di una galassia filo putiniana intenta a influenzare l’opinione pubblica attraverso disinformazione e propaganda.

 

i putiniani italiani secondo il corriere

I lettori del Corriere scoprono che si tratta di “una rete variegata e complessa” che “si attiva nei momenti chiave del conflitto”, una realtà “ormai ben radicata” che “allarma gli apparati di sicurezza” perché punta addirittura a “boicottare le scelte del governo”. Si dice che questa indagine del Copasir “è entrata nella fase cruciale”. Il nome di Orsini compare tra quelli che avrebbero “ripreso” tesi di propaganda del Cremlino.

 

Tutto materiale che il professore lamenta avere “carattere diffamatorio”, tanto che la firma del Fatto chiede 30 mila euro di risarcimento del danno all’editore Rcs, al direttore Luciano Fontana e alle autrici Guerzoni e Sarzanini.Il tribunale nota come già nei giorni successivi alla pubblicazione le cose inizino a prendere un’altra piega. Adolfo Urso, alla guida del Copasir, smentisce subito qualunque indagine […]

 

fiorenza sarzanini

Dai Servizi, anche Franco Gabrielli nega […] Le giornaliste riferiscono di aver avuto accesso “ad altra e diversa informativa” attraverso “una fonte che richieste di restare riservata”. Ma di fronte al Tribunale, il Corriere “non ha fornito alcuna prova dell’apertura e pendenza dell’indagine dei Servizi riguardante anche la posizione di Orsini e del contenuto delle fonti consultate”. Un citato bollettino declassificato dal Dis, peraltro generico, non c’entrava nulla per stessa ammissione delle autrici.

 

E perciò il Tribunale ha dato ragione a Orsini, rappresentato dagli avvocati Alessio La Pegna e Andrea Fiore. Secondo il giudice, “pubblicare e consentire la pubblicazione di un articolo che attribuisce all’Orsini la qualifica di membro di una Rete organizzata di filo putiniani finalizzata alla propaganda, alla controinformazione e, soprattutto, al boicottaggio del governo integra una condotta lesiva dell’immagine e della reputazione personale e professionale dello stesso”.

 

i putiniani d'italia corriere della sera 5 giugno 2022

Avere fonti anonime è sacrosanto, ma “non esonera le giornaliste dall’obbligo di controllo della veridicità”, al punto di “non pubblicare” le notizie qualora ci fosse stata una “impossibilità di svolgere il dovuto controllo”. In sintesi: non solo mancano prove a sostegno di un’indagine del Copasir su Orsini, ma pure su qualsiasi “partecipazione di quest’ultimo alla rete di disinformazione e boicottaggio”, qualora ne esistesse mai una.

 

Con queste premesse, il Tribunale riconosce una “effettiva e concreta ripercussione sulla reputazione e sull’immagine” di Orsini, risarcito con 27.500 euro più altri 5 mila per le spese processuali. Un punto fermo da non sottovalutare, visto che in quei mesi il professore si vide stracciare un contratto con la Rai (su spinta del Pd) e fu sconfessato dalla sua Università, la Luiss, che lo scaricò pubblicamente e chiuse il suo Osservatorio. […]

ALESSANDRO ORSINI - FRANCESCA ALBANESE alessandro orsini - e sempre carta bianca

TRAVAGLIO ORSINI