mogol battisti

HA SCRITTO 1776 CANZONI E HA VENDUTO 523 MILIONI DI DISCHI: IL 17 AGOSTO MOGOL COMPIE 90 ANNI: “IL SODALIZIO CON LUCIO BATTISTI FINÌ NEL 1980 PERCHÉ IO RIVENDICAVO UN RAPPORTO PARITARIO NELLA DISTRIBUZIONE DEI RICAVI DAL PUNTO DI VISTA EDITORIALE. MI SEMBRAVA GIUSTO. MA NON È CHE LUI TRATTASSE MOLTO QUESTE COSE, FORSE È STATO CONSIGLIATO - POI QUANDO LUCIO È MORTO: HO PENSATO CHE FORSE, INDIPENDENTEMENTE DALL’EQUITÀ, AVREI POTUTO ACCETTARE CHE LE COSE RIMANESSERO COSÌ – IL NOME ‘MOGOL’ NON SO DA DOVE VIENE PERCHÉ ME L’HA SCELTO LA SIAE. MANDAI 30 PSEUDONIMI E MI DISSERO CHE NESSUNO ANDAVA BENE. POI NE MANDAI ALTRI 100. E SCELSERO QUELLO, MA NON ERO CONTENTO, MI PAREVA UN NOME CINESE. POI MI SON DETTO: ‘STA TRANQUILLO, GIULIO, NON LO SAPRÀ NESSUNO’. NON PENSAVO PROPRIO DI AVERE SUCCESSO - LA MIA FILOSOFIA DI VITA? CREDO CHE OGNUNO DI NOI DEBBA STIMARSI. BISOGNA VIVERE IN MODO DA ESSERE LIETI DI COME SI AGISCE”

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Estratto dell’articolo di Renato Franco per il “Corriere della Sera”

 

lucio battisti mogol

[…] Ha scritto 1776 canzoni. Ha venduto 523 milioni di dischi. Il 17 agosto Mogol compie 90 anni.

 

[…] Come si definirebbe?

«Uno che ha voglia di avventure. Anzi, sono stato una delle persone più avventurose che ho conosciuto nella mia vita. Ho fatto il giro del mondo da solo, ho vissuto tante ore sott’acqua come ricercatore subacqueo, ero uno che si buttava a destra e a sinistra con i cavalli».

 

Un solo mese per il giro del mondo: se l’è goduto almeno?

«A Tokyo sono rimasto appena quattro ore. Ero in una stazione circondato da 500 persone, mi sono spaventato e sono partito il giorno stesso per la Nuova Zelanda. Ma me lo sono goduto, io ero uno veloce. Ero veloce in tutto, anche a scrivere canzoni, un’ora è stata il mio tempo medio per comporre».

lucio battisti e mogol

 

Mogol è diventato il suo cognome, ma non le piaceva.

«Non so da dove viene perché me l’ha scelto la Siae. Mandai 30 pseudonimi e mi dissero che nessuno andava bene. Poi ne mandai altri 100. E scelsero quello, ma non ero contento, mi pareva un nome cinese. Poi mi son detto: “Sta tranquillo, Giulio, non lo saprà nessuno”. Non pensavo proprio di avere successo».

 

Lei al primo incontro «bocciò» Battisti.

«Mi aveva fatto sentire una canzone e gli dissi francamente: “Non è un granché”.

Lui rispose: “Sono d’accordo” e mi fece un grande sorriso».

 

Nel 1970 con Lucio avete viaggiato da Milano a Roma a cavallo. Perché?

mogol battisti

«Lo dicevo prima: perché sono sempre stato avventuroso. Morivo dalla voglia di prendere il cavallo e partire, fare 600 chilometri e andare a Roma. Ho convinto Lucio, è stato molto paziente e gentile, e mi ha seguito. In 23 giorni siamo arrivati a Roma».

 

Il vostro sodalizio finì nel 1980 perché lei rivendicava un rapporto paritario nella distribuzione dei ricavi dal punto di vista editoriale.

«Mi sembrava giusto. Io avevo chiesto semplicemente che la ripartizione editoriale fosse equa. Ma non è che lui trattasse molto queste cose, forse è stato consigliato».

mogol e lucio battisti

 

Dalla moglie?

«Questo non lo so».

 

Si è pentito di quella rottura?

«Quando Lucio è morto: ho pensato che forse, indipendentemente dall’equità, avrei potuto accettare che le cose rimanessero così».

 

Qual è la canzone a cui è più legato?

« Dormi amore , la canta Celentano, con la musica di Gianni Bella. Sono 33 anni più vecchio di mia moglie e ovviamente morirò molto tempo prima di lei: parlo di questo, di lei sola e io che comunque tornerò a vegliare su di lei».

mogol battisti

 

[…] E qual è invece la canzone con le royalties più alte?

«La cifra non la so, ma L’emozione non ha voce è la più suonata e cantata. Ancora Celentano e Gianni Bella».

 

La sua filosofia di vita?

«Credo che ognuno di noi debba stimarsi. Bisogna vivere in modo da essere lieti e contenti di come si agisce».

 

[…] Chi le piace nella musica di oggi?

«Onestamente non ascolto mai musica perché non ho la radio in macchina e nemmeno a casa. Posso solo dire che nel rap la melodia non c’è più: e se viene a mancare la melodia, c’è qualcosa di importante in meno».

battisti mogol

 

Sanremo lo guarda?

«Mi è capitato, qualche volta. Ma penso che per l’importanza che ha il Festival, le canzoni dovrebbero essere scelte da una commissione di grande competenza. Una volta almeno era così».

 

Adesso no?

«Non lo so. Però una persona sola non può valutare tutte le canzoni per Sanremo». […]

lucio battisti mogol