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Pao. Mas. per "la Stampa"
Stephen King, orgoglioso possessore di armi e autore di libri accusati di incitare alla violenza, si schiera con forza contro la lobby dei produttori, e prende posizione a favore dell'iniziativa del presidente Obama per limitare le vendite dopo la strage di Newtown. Lo fa attraverso un saggio di 25 pagine pubblicato sul Kindle Store in occasione di una marcia contro le armi a Washington, che si intitola «Guns» e non risparmia colpi ai suoi avversari.
King vive in una zona sperduta del Maine, e avverte subito che lui possiede tre pistole «con la coscienza pulita». Niente vergogna, niente scuse. Poi cerca di difendere il suo lavoro, ma fino ad un certo punto. Infatti riferendosi a «Rage», il romanzo su un adolescente killer, scrive: «Ci è voluto più di un libretto per spingere gli sparatori a fare ciò che hanno fatto. Erano ragazzi infelici con profondi problemi psicologici. Il mio libro non li ha spezzati e trasformati in killer: hanno trovato qualcosa nel romanzo che parlava loro, perché erano già spezzati. Comunque io ho capito che Rage era un possibile acceleratore, e perciò l'ho tolto dal commercio. Non puoi lasciare una tanica di benzina vicino ad un giovane con tendenze piromani. Bisogna essere responsabili».
Detto questo, King se la prende con la lobby dei produttori e con i politici: «Quando avvengono le tragedie se ne parla un po', ma sul piano legislativo vengono presto dimenticate». E si scatena anche contro i suoi colleghi: «Nessuno vuole i vostri fucili da caccia o le pistole. Quanto paranoici volete essere? Di quante armi avete bisogno per sentirvi sicuri? E come potete essere certi di tenerle in maniera non pericolosa?». Secondo King bisognerebbe vietare le armi da guerra, i caricatori da più di dieci proiettili, e fare più controlli su chi le acquista. «Se questo saggio provocherà un dibattito costruttivo, avrò fatto il mio lavoro».
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NEGOZIO DI ARMI IN AMERICA
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