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SPROFONDO ROSSO PER GIULI! DARIO ARGENTO LEVA LA PELLE AL MINISTRO “JULIE”: “IL CINEMA ITALIANO È IN UNA DELLE FASI PEGGIORI DELLA SUA STORIA: MANCANO LE IDEE E ANCHE I FINANZIAMENTI. SIAMO NEL TOTALE CAOS, E INFATTI AL MINISTERO DELLA CULTURA SI SUSSEGUONO I LICENZIAMENTI DI PERSONE CHE NON SI SA A CHE TITOLO SI OCCUPASSERO DI CINEMA. D'ALTRONDE IL MINISTRO STESSO È STATO NOMINATO SENZA AVERE NEANCHE LA LAUREA E L'HA PRESA SOLO SUCCESSIVAMENTE GRAZIE ALL'AIUTO DELLA POLITICA. FORSE CI POTRÀ SALVARE SOLO LO…”

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Marco Consoli per la Stampa - Estratti

 

«Il cinema italiano è in una delle fasi peggiori della sua storia: mancano le idee e anche i finanziamenti. Siamo nel totale caos, e infatti al Ministero della Cultura si susseguono i licenziamenti di persone che non si sa a che titolo si occupassero di cinema. D'altronde il Ministro stesso è stato nominato senza avere neanche la laurea e l'ha presa solo successivamente grazie all'aiuto della politica.

DARIO ARGENTO A CANNES

 

Credo quindi che per tanti anni a venire non potremo più rivivere i fasti di opere come L'ultimo imperatore, il primo film a vincere tutti i nove Oscar per cui era nominato. Forse ci potrà salvare solo lo spirito di iniziativa dei giovani, anche se chissà quanto dovremo aspettare».

 

Dario Argento non si tira certo indietro nel commentare la crisi del nostro cinema, che per la prima volta dal 2016, quest'anno non ha neanche un film sulla Croisette. L'ottantacinquenne autore di cult come Profondo rosso e Suspiria accompagna il restauro della Cineteca Nazionale del CSC di Metti una sera a cena di Giuseppe Patroni Griffi, di cui fu cosceneggiatore.

 

ALESSANDRO GIULI - SALONE DEL LIBRO DI TORINO

«Sono felice di essere qui in un festival che ha sempre onorato il genere horror a differenza di altri che nutrono qualche pregiudizio - dice -. All'epoca fu Sergio Leone, con cui avevo scritto C'era una volta il West a fare il mio nome a Patroni Griffi che voleva al proprio fianco qualcuno in grado di adattare il suo spettacolo teatrale con uno sguardo più vicino ai giovani. Io non avevo mai scritto di amore, né mai me ne sarei occupato più, e provai un po' di imbarazzo, perché era un film molto audace per i tempi: la storia di una donna, Florinda Bolkan, molto libera sessualmente che si concedeva a tutti.

 

All'epoca c'era un grande moralismo e anche dopo con i miei film, che incontrarono pressioni della censura per tagliare scene considerate troppo violente».

asia argento e dario argentoGIULI ANDREWSMETTI UNA SERA A CENA DARIO ARGENTO