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LO STREAMING DEI GIUSTI - MA LE STATE VEDENDO “WIDOW’S BAY” E “CAPE FEAR”, LE DUE SERIE DI PUNTA DI APPLE TV? - LA PRIMA È STATA APPENA OMAGGIATA DA GUILLERMO DEL TORO, CHE L’HA DEFINITA "LA MIGLIORE SERIE IN STREAMING DOPO TANTO TEMPO" LA SECONDA PORTA LE FIRME DI MARTIN SCORSESE E STEVEN SPIELBERG COME PRODUTTORI ESECUTIVI E UN CAST CHE METTE ASSIEME JAVIER BARDEM, AMY ADAMS E PATRICK WILSON...

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Marco Giusti per Dagospia

 

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Ma le state vedendo “Widow’s Bay” e “Cape Fear”, le due serie di punta di Apple Tv+. La prima è stata appena omaggiata da Guillermo Del Toro, che l’ha definita "the best streaming series in a long time." La seconda porta le firme di Martin Scorsese e Steven Spielberg come produttori esecutivi e un cast che mette assieme Javier Bardem, Amy Adams e Patrick Wilson.

 

“Widow’s Bay” è una serie totalmente originale in 10 episodi, stiamo aspettando l’ultimo, ideata da Katie Dippold, diretta principalmente da Hiro Murai (5 episodi), ma anche da Andre De Young, Samuel Donovan e dal celebrato Ti West (“X”, “Pearl”), che ha diretto da maestro l’episodio 6, un film nel film ambientato nel 700, che dovrebbe spiegare il perché questa isola americana, Widow’s Bay, è maledetta e si porta dietro una nebbia assassina e un bel giro di fantasmi.

 

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E magari anche perché chi è nato nell’isola non può uscirne. Costruita in gran parte come una commedia, con personaggi che non sembrano certo eroi, il sindaco Tom Luftis di Matthew Rhys, il figlio strafattone Evan di Kingston Rumi Southwick, la strampalata segretaria del sindaco, Patricia, di Kate O’Flynn, la silenziosa Ruth di K Callan, la storica del posto, Rosemary, di Dale Dickey, appena arriva la notte e la nebbia sale le cose cambiano. Perché appaioni pericoli, fantasmi, addirittura un Boogey Man ovunque.

 

E il sindaco deve cercar di non far trapelare nulla di quel che sta accadendo all’esterno. La sesta puntata, quella diretta da Ti West, ambientata nell’isola nel 700 con una sorta di sindaco cattivissimo, Hamish Linklater, che tiene in pugno tutti, e se la vedrà con una nuova moglie, Betty Gilpin, pronta alla fuga e al tradimento, cerca di spiegare un po’ le cose. Ma su tutto domina un senso di commedia e di horror rilassata piuttosto piacevole. Del tutto diversa è la versione seriale di “Cape Fear”, che ci arriva dopo ben due grandi film che adattavano la stessa storia, scritta da John D. McDonald.

 

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Il primo girato da J. Lee Thompson con Gregory Peck e Robert Mitchum era giustamente famoso per la grande musica di Bernard Herrmann, la fotografia in bianco e nero e per l’interpretazione delle due star, un minaccioso Robert Mitchum e un avvocato borghese, Gregory Peck, che si ritrova a trattare con un mostro in cerca di vendetta.

 

Il secondo era un remake costruito da Martin Scorsese a partire dai grandi elementi del film precedente e da una strepitosa interpretazione di Robert De Niro come il feroce Max Cady in cerca di vendetta. Nick Nolte come l’avvocato borghese forse non era il massimo, non era il ruolo suo. Ma Jessica Lange come sua moglie e Juliette Lewis come figlia erano favolose.

 

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Per non parlare dell’apparizione di Joe Don Baker come l’uomo che dovrebbe sistemare Max Cady. Scorsese poteva addirittura concedersi il lusso di ospitare nel suo film tre dei protagonisti del vecchio film J. Lee Thompson, cioè Peck, Mitchum e Martin Balsam. Questo “Cape Fear” seriale costruito in 10 episodi, ci farà perdere già per questa estrema lunghezza e lo spezzettamento un bel po’ di tensione.

 

Si punta su Amy Adams, la moglie avvocatessa, almeno nei primi due episodi che ho appena visto piuttosto che sul marito, Patrick Wilson. La figlia, interpretata da Lily Collins, è diventata lesbica, il minimo delle concessioni woke, e compare un figlio, lo Zack di Joe Anders, che alla fine della prima puntata ha già perso il dito di un piede alla Jacob Elordi in “Euphoria” (ma sono in 400 a scrivere serie, possibile che ripetano sempre le stesse idee?).

 

Ma la vera, grande, meravigliosa sorpresa è Javier Bardem che, con quel fisico, il faccione, i tatuaggi, non ha bisogno di denireggiare, anche se un po’ lo fa. E’ Bardem il cuore della storia, esattamente come lo erano Mitchum e De Niro nei due film precedenti. Quando è in scena lui, tutto funziona.

 

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Guardate come mena de brutto i tre tipi in carcere. Ha la faccia giusta di quello esce dal gabbio dopo 17 anni particolarmente incazzato e sa che a qualcuno dovrà chiedere il conto. Sappiamo da subito che il suo avversario non è quel marito perfettino e pippato, ma la più consistente Amy Adams. E’ uno scontro anche di classe. Detto questo, non sentivamo proprio il bisogno di una serie su “Cape Fear”, credo che Scorsese col suo film avesse detto tutto. Ma evidentemente hanno bisogno di storie buone per il pubblico dei divanisti di mezzo mondo. A dirigere questi dieci episodi sono stati chiamati una serie di registi di cinema di serie A.

 

Per il pilot Morten Tyldum, il regista di “Imitation Game”, Trey Edward Shults (ricordate il bellissimo “Waves”), John S. Baird (“Stanlio e Ollio”), S.J.Clarkson (“Madame Web”), Reed Morana, Stephen Piet (“Uncle John”), Amanda Marsalis, Stephen Williams, Jonathan van Tulleken. Purtroppo su Apple tv+ trovate solo due puntate. 

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