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“LA FENICE? NON CI SAREBBE STATO NESSUN ATTACCO SE FOSSI STATA DI SINISTRA. MA SALIRE SUL PALCO DI ATREJU E’ STATO UN ERRORE, NON LO RIFAREI” - LA DIRETTRICE D’ORCHESTRA BEATRICE VENEZI, AL PODCAST "SETTE VITE", PARLA DELLA FINE DEL SUO RAPPORTO CON LA "FENICE" DI VENEZIA E PUNTA IL DITO CONTRO IL MINISTRO GIULI: "IN SETTE MESI NON HA MAI DETTO UNA PAROLA IN MIA DIFESA. NON HO LE PROVE, MA RISULTEREBBE CHE IL COMUNICATO DEL MIO LICENZIAMENTO SIA PARTITO PROPRIO DAL MINISTERO - "SONO STATA USATA. IL SOVRINTENDENTE (COLABIANCHI) NON HA PREPARATO IL TERRENO PER IL MIO ARRIVO MA UN CONTRATTO C'ERA ECCOME - L’INTERVISTA AL QUOTIDIANO ARGENTINO LA NACION? È STATA SOLO IL PRETESTO PER LICENZIARMI…”
"Non tornerei ad Atreju", "il sovrintendente non ha preparato il terreno per il mio arrivo ma un contratto c'era eccome", "il ministro Giuli in sette mesi non ha detto una parola in mia difesa" e "non ho le prove, ma risulterebbe che il comunicato del mio licenziamento sia partito proprio dal ministero", si sfoga Beatrice Venezi sulla conclusione del suo rapporto con il Teatro La Fenice.
Dopo mesi e mesi di polemiche, la direttrice d’orchestra torna a parlare durante un’intervista al podcast Sette Vite di Hoara Borselli in cui non fa mai il nome di Colabianchi.
"Non solo ho dichiarato simpatia per Meloni, ma anche il fatto di non aver dichiarato la mia simpatia per il solito circoletto è sicuramente stato un motivo di svantaggio e, onestamente, non risalirei sul palco di Atreju", dice Venezi aggiungendo anche che sconsiglierebbe ad altri di farlo "perché ti mettono un cappello e nessuno poi ti difende". "Se fossi stata di sinistra sicuramente non sarei stata attaccata dai sindacati della Fenice - continua Venezi in un altro passaggio - La Fondazione aveva bisogno di presentare una faccia nuova, avevano scelto la mia, ma sono stata usata.
Quando i lavoratori della Fenice hanno cominciato a manifestare contro di me, una lavoratrice come loro, con ripetute letture di volantini anche sul palco, mi chiedo come mai non ci sia stato nessun richiamo da parte del sovrintendente, che evidentemente aveva avallato che fossero letti.
Il sovrintendente non ha fatto nulla per preparare il terreno circa il mio arrivo alla Fenice, incontrando le varie componenti del teatro. C'è stata una mancanza in tal senso, non so se voluta da parte del sovrintendente. Tutto questo non è stato fatto e tutto ha preso una motivazione politica".
Venezi parla anche della sua l’intervista al quotidiano argentino La Nación che ha scatenato ulteriori polemiche tanto che la Fondazione veneziana ha annunciato ufficialmente l’interruzione di ogni futura collaborazione con la direttrice d’orchestra. “La mia intervista è stato solo il pretesto che hanno voluto usare per licenziarmi – continua in un altro passaggio Venezi – Se il problema fosse stato davvero quella mia dichiarazione in quell'intervista mi sarei aspettata una chiamata per dire 'rettifica, spiega meglio', invece nessuno lo ha fatto".
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