luca guadagnino julia roberts after the hunt

LA VENEZIA DEI GIUSTI – “AFTHER THE HUNT” DI LUCA GUADAGNINO È UN FILM DI GRANDE MATURITÀ. AFFRONTA UNA SERIE DI TEMI ASSOLUTAMENTE CONTEMPORANEI, COME IL DIALOGO TRA GENERAZIONI DIVERSE SEMPRE PIÙ LONTANE, I RAPPORTI DI CLASSE E DI RAZZA, LA COSTRUZIONE DELLA VERITÀ E DELLA GIUSTIZIA, CHE È IL GRANDE TEMA RICORRENTE DI TANTI FILM RECENTI, IL RAPPORTO TRA LA MORALE PERSONALE E LA MORALE SOCIALE. E JULIA ROBERTS È SPETTACOLARE – ASSIEME A “BUGONIA” DI LANTHIMOS, È IL MIGLIORE FINORA VISTO A VENEZIA, CON LA DIFFERENZA CHE QUESTO È UN FILM ORIGINALE. E DIFFICILE… - VIDEO

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Marco Giusti per Dagospia

 

julia roberts andrew garfield after the hunt

Preparatevi alle citazioni di Adorno su verità e falso, l’eroe diventa davvero eroe solo attraverso il racconto dell’altro, al Panopticon di Foucault, macchina per vedere senza essere visti, alla musica degli Smiths, di John Adams, ma soprattutto a uno scontro fra tre diverse generazioni di studiosi del dipartimento Filosofia di Yale che si rincorrono (ovvio che ci sia una caccia come da titolo) discutendo sulla morale adattata a tempi storici diversi, sulla morale creata da tempi storici diversi.

 

Insomma, bisogna aver studiato, letto e sentito qualcosa, vivere i nostri tempi con gli occhi aperti e quindi sapere cosa sia il “Gaslighting” (un termine che spiega la manipolazione psicologica di chi smonta l’importanza della tua memoria, me lo ha spiegato ieri mia figlia) per apprezzare del tutto questo bellissimo “After the Hunt – Dopo la caccia” diretto e prodotto da Luca Guadagnino con Amazon-MGM-Sony, scritto dall’esordiente Nora Garrett, una giovane ex-attrice.

 

andrew garfield julia roberts after the hunt, dopo la caccia

E’, assieme a “Bugonia” di Yorgos Lanthimos il miglior film finora visto a Venezia (e mi sembra anche a Cannes), con la differenza che il film di Lanthimos è un remake di un film coreano del 2003, “Jigureul jikyeora!” di Jang Joon-hwan, mentre questo è un film originale. E difficile.

 

Perché Guadagnino, in questa costruzione filosofica che fa da coro e scenografia, inserisce, con un lavoro sugli attori alla George Cukor (torna “Gaslight”…) una sorta di thriller molto classico (avete presente “Dark Passage” di Delmer Daves o “In a Lonely Place” di Nicholas Ray?) dove si muovono tre personaggi e una serie di misteri da capire che ci vengono presentati immediatamente.

 

luca guadagnino con il cast di after the hunt foto lapresse

E una serie di colpi di scena finale che ci sorprenderanno. Come in un film dell’amato, amatissimo studio system. Nella sua bella casa di Yale c’è una professoressa molto amata da tutti in attesa della cattedra, la Alma Olsson di Julia Roberts, meravigliosa, erano anni che non la vedevamo recitare così, il suo più brillante assistente bianco adorato, Hank Gibson, trentenne super-etero che piace a tutti, interpretato da Andrew Garfield, e la giovane studentessa ricca, gay, nera, snob Maggie Price, la Ayo Edebiri di “The Bear” che sta scrivendo una tesi rubacchiando qua e là.

 

julia roberts after the hunt, dopo la caccia

Tutti lo sanno, ma non possono dirglielo, visto che il padre è uno dei grandi benefattori del dipartimento. Alma, ha un marito, psicanalista, cuoco e appassionato di John Adams, Michael Stuhlbarg. Un po’ rassegnato. Perché sia Hank che Maggie sembrano totalmente innamorati della moglie. Quando Maggie, a casa di Alma, va in bagno scopre, nascosto dentro un comodino, il suo segreto in un vecchio ritaglio di giornale. Cosa sia questo segreto lo sapremo solo alla fine del film.

 

Alma si è costruita una corazza impenetrabile di privacy e bellezza che la tiene al sicuro. Ma per quanto? Quando Hank e Maggie se ne vanno via da casa sua un po’ alticci tutto sembra tranquillo. Ma la mattina dopo una Maggie sconvolta racconta a Alma che Hank, ubriaco, ha “passato il limite”. L’ha molestata.

julia roberts photocall after the hunt a venezia 2025 foto lapresse

Ma Hank nega. La parola di un bianco povero pur brillante contro una ricca ragazza nera con fidanzata trans che vuole che si parli di lei al plurale (loro e non lei). In mezzo a loro c’è Alma, che dovrebbe scegliere se stare col suo assistente del cuore o con la sua studentessa preferita in attesa di promozione.

 

Che sia Alma la vera preda della caccia del titolo? Ma in mezzo c’è anche un continuo e non facile scontro/confronto tra tre generazioni diverse, con culture e linguaggi diversi, che sembrano non poter trovare un terreno comune dove poter dialogare. Maggie vuole parlare con Alma, Hank vuole parlare con Alma. Ma Alma si fa prendere continui attacchi di ulcera che la stanno massacrando e forse non vuole parlare con nessuno.

 

Poi esploderà. Provocando una serie di reazioni. Ma prima, esattamente come un thriller, tutto è costruito sul capire dove possa portare questo “passare il limite” in tempi di cultura woke e scoprire la verità. Ammesso che una verità ci possa essere. Maggie vuole giustizia, la sua giustizia, vuole che Hank sia cacciato da scuola, ma non solo.

 

ayo edebiri after the hunt, dopo la caccia 1

Vuole, soprattutto, servirsi di questa mossa sbagliata di Hank, per arrivare a Alma. Perché i giovani vogliono sentirsi “comfortable” ma non tutto, come dice Alma, è fatto perché lei si senta “comfortable”.

 

Nella parte finale Alma sarà costretta ad aprire lo scrigno dei suoi segreti e a scontrarsi con gli altri due protagonisti. Ma occhio al finale.

 

“After the Hunt” è un film, come “Challengers”, di grande maturità di Guadagnino che affronta una serie di temi assolutamente contemporanei, come il dialogo tra generazioni diverse sempre più lontane, i rapporti di classe e di razza, la costruzione della verità e della giustizia, che è il grande tema ricorrente di tanti film recenti, il rapporto tra la morale personale e la morale sociale. E Julia Roberts è spettacolare.

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