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LA VENEZIA DEI GIUSTI – COME È PARTITO IL PRIMO FILM IN CONCORSO, L’OTTIMO “INK” DI DANNY BOYLE, BASATO SUL RAPPORTO TRA IL POTENTE MAGNATE DELLA STAMPA RUPERT MURDOCH E IL GIORNALISTA LARRY LAMB E SULLA NASCITA DEL TABLOID D’ASSALTO FINE ANNI ’60 “THE SUN”, MI SONO CHIESTO PERCHÉ NOI ITALIANI NON SIAMO IN GRADO DI FAR QUALCOSA DI SIMILE. - PERCHÉ CHI VA DA UN PRODUTTORE O DA RAI CINEMA, CHE HA PRODOTTO 29 FILM SU 29 FILM ITALIANI PRESENTI A VENEZIA, E GLI DICE: “AVREI IN TESTA DI FARE UN FILM SU UN TYCOON ITALIANO E DI COME HA MESSO IN PIEDI E GESTISCE I SUOI GIORNALI. E SUL PESO CHE HANNO QUESTI GIORNALI IN ITALIA”? - E VABBE', RIMANIAMO CON “SBATTI IL MOSTRO IN PRIMA PAGINA... - VIDEO
Marco Giusti per Dagospia
Come è partito il primo film in concorso a Venezia, il film d’apertura, l’ottimo “Ink”, diretto da Danny Boyle con la solita precisione, rispetto delle storie, dei tempi, scritto da James Graham e tratto dalla sua omonima commedia del 2017, basata sul rapporto tra il potente australiano Rupert Murdoch, qui interpretato dal bravissimo Guy Pearce, magnate della stampa,
e il giornalista inglese Larry Lamb, qui interpretato da uno strepitoso Jack O’Connell, che avete sicuramente amato in “Sinners” e in “28 anni dopo: Il tempio delle ossa”, e sulla nascita del tabloid d’assalto fine anni ’60 “The Sun”, risposta al “Daily Mirror”, che riuscì da 750 mila copie a venderne ben tre milioni, mi sono chiesto perché noi, italiani, non siamo in grado di far qualcosa di simile. Su Berlusconi editore. E vabbé. O su Carlo De Benedetti. O su altri. E vabbé lo stesso.
Perché chi va da un produttore o da Rai Cinema, che vi ricordo che ha prodotto 29 film su 29 film italiani presenti a Venezia, e gli dice: “avrei in testa di fare un film su un tycoon italiano e di come ha messo in piedi e gestisce i suoi giornali. E sul peso che hanno questi giornali in Italia?
Rimaniamo con “Sbatti il mostro in prima pagina” di Marco Bellocchio con Gian Maria Volonté direttore padronale e cattivo (“Cvetina”). Murdoch, nel film come nella realtà, nel 1969, capisce che c’è bisogno di un giornale più popolare del “Daily Mirror” e chiama come direttore Larry Lamb, giornalista di talento e di grande ambizione.
Gli chiede di puntare tutto sul tabloid, su ciò che colpisce di più il pubblico. Lamb mette in piedi una squadra esattamente come Yul Brynner sceglie i suoi Magnifici 7 o come Lee Marvin compone la sua Sporca Dozzina. Ruba dal Daily Mirror, sui giornalisti di Fleet Street, strepitoso il numero di Brian Gleeson, che scorreggia mentre si fa la sauna, recupera anche la sua amante, Jules, interpretata da Claire Foy con grande eleganza, e ricostruisce un giornale dal nulla.
Punta sulla pancia del paese. Sesso, calcio, rugby, boxe, birra. Copia dal “Daily Mirror”, e sale rapidamente nelle vendite, non indietreggiando di fronte a nulla. E’ il giornalismo, bellezza. Murdoch non si sente solo la proprietà, come De Benedetti, e Lamb non si sente solo il direttore. Il film funziona perché tutti i personaggi, anche quelli minori, sono descritti benissimo, e Danny Boyle li tratta come i tossici di “Trainspotting”, facendone degli esseri umani.
Ma al momento delle riunioni di redazione, il nostro vecchio cuore di giornalisti, o di mariti o mogli di giornalisti, palpita come se fossimo ancora nel secolo scorso. Ricordate quando Claudio Rinaldi, storico direttore dell’”Espresso” quando era l’”Espresso”, si comprò 23 scatti del culo di Anna Falchi e li usò tutti e 23 tra copertine e pagine interne? Larry Lamb ha quella furia lì.
E’ disposto a arrivare al nudo, le tette in prima pagina, pur di vendere più del “Daily Mirror”. In questi anni Jack O’Connell ha sempre interpretato il cattivo, l’eroe negativo, vampiro e cannibale, e porta la stessa passione nell’interpretare Larry Lamb. Tutti i giornalisti del secolo scorso avrebbero voluto essere come Larry Lamb.
Si scontra con i tipografi, ma rispetto il limite delle union sindacali. Non oltrepasserà il tavolo dove si inchiostra e si stampa il giornale. Ognuno al posto suo! Murdoch oserà oltrepassare quel limite e solo per questo sappiamo che andrà all’inferno. Non so se è un grande film. Di certo è un grande spettacolo e un grande affresco di un mondo che non è più così, ma che lo è stato.
Con i topi in redazione e la gente che scopa nei cessi. Alla fine Larry Lamb, che è stato invitato da Murdoch a andarsene affanculo in Australia lasciando il posto a uno yes-man, glielo dice. Tu sei la proprietà, ma non hai fatto il giornale. Questo è il mio giornale. L’ho costruito io. Da quanti giorni non apro un giornale di carta? Uffa…
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