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LA VENEZIA DEI GIUSTI – UN DOCUMENTARISTA ATTENTO E GENIALE COME L’UCRAINO SERGEJ LOZNITZA HA MONTATO UN FILM DI TRE ORE, “IMPERIUM”, CHE RIDÀ VITA ALLE RIPRESE DEI CINEASTI ITALIANI E A QUELLO CHE AVEVANO VISTO ALLORA, INVIATI TRA IL 1970 E IL 1973 NELLE PROVINCE SOVIETICHE PIÙ SPERDUTE, COORDINATI DA DIEGO CARPITELLA, CON L’IDEA DI DOCUMENTARE COME SI VIVESSE E CI SI DIVERTISSE LAGGIÙ, ANCORA LONTANI DALLA PERESTROJKA E DA PUTIN – È UN INCREDIBILE DOCUMENTO DELLA VITA NELL’URSS AI TEMPI DI BREZNEV, PARTICOLARMENTE PREGEVOLE. MAGARI È UN PO’ PESANTE, MA È DAVVERO UN VIAGGIO IN MONDI MAI VISTI..
Marco Giusti per Dagospia
Quando eravamo comunisti si facevano progetti grandiosi. Come quelli di inviare una serie di troupe di etnografi e cineasti italiani nelle province sovietiche più sperdute con l’idea di documentare come si vivesse e ci si divertisse laggiù, ai tempi di Breznev, ancora lontani dalla Perestrojka e da Putin.
Così tra il 1970 e il 1973 vennero mandate troupe coordinate da Diego Carpitella, che aveva raccolto per Alan Lomax le voci più sperdute anche della nostra terra, che comprendevano cineasti come Folco Quilici, Luigi Di Gianni, Giorgio Arlorio, Giuseppe Ferrara, Rudi Assuntino e Gianni Bonicelli.
Non erano solo fedelissimi del partito a leggere i nomi. Passarono, leggo nel pressbook dall’Oceano Artico ai Carpazi, toccando il deserto del Karakum in Turkmenistan, le repubbliche caucasiche di Georgia, Armenia e Azerbaigian arrivando in Uzbekistan e Tagikistan e infine al Pacifico.
Ne vennero fuori qualcosa come 482 rulli di pellicola in super 16mm a colori, per un totale di quasi 60 ore di girato. Molti nastri audio erano perduti.
La cosa incredibile è che 55 anni dopo un documentarista attento e geniale come l’ucraino Sergej Loznitza, da queste 50 ore di materiale, grazie all’impegno dei nostri archivi, dall’Archivio Audiovisivo del movimento operaio e democratico a quello del Luce Cinecittà a quello del CSC – Cineteca Nazionale, senza aggiungere voci narranti o commenti, ha montato un film di tre ore, “Imperium”, che ridà vita alle riprese dei cineasti italiani e a quello che avevano visto allora. Perché questo materiale, tra Italia e Russia, in realtà non si era mai visto.
Quello che vediamo è un incredibile documento della vita nell’URSS ai tempi di Breznev, particolarmente pregevole sia nella parte musical-folklorica, lì si sente la mano di Carpitella, sia nella parte più propagandistica con le parate e le bandiere rosse.
“L’Unione Sovietica ha plasmato la mia infanzia”, scrive nelle note di regia Loznitza. “Crescendo in Ucraina, mi sono presto reso conto di come la Storia venisse costantemente riscritta per servire gli interessi di chi deteneva il potere. Ho capito che, nell’URSS, il passato non era una narrazione fissa, stabilita, ma uno strumento politico. Forse è per questo motivo che le immagini d’archivio occupano un posto centrale nel mio lavoro: esse conservano tracce tangibili di ciò che è realmente accaduto, indipendentemente dalle interpretazioni o dalle distorsioni successive”.
A parte l’importanza storica di quel che vediamo, a parte il tipo di produzione coi cineasti di partito che vanno a caccia di immagini nelle province più lontane, che già potrebbe essere un film, quel che stupisce è proprio l’immensità di quel che è il soggetto del progetto di Carpitella&Co. Passiamo dalla gara di renne ai buoi di non so dove ai capoccioni di Lenin sparsi un po’ ovunque. Magari è un po’ pesante, ma se riuscite a perdervi nelle immagini e nei suoni recuperati o ricomposti è davvero un viaggio in mondi mai visti.
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