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LA VENEZIA DEI GIUSTI – È UN FILM DI CULTO IMMEDIATO IL “LOOK BACK” DI HIROKAZU KORE-EDA, CHE HA ILLUMINATO IL CONCORSO – DELICATO, COMMOVENTE, INVENTIVO, È UN PIACERE VISIVO TOTALE E PENSO CHE DIVENTERÀ UN TITOLO IMPORTANTE DELLA GIÀ STREPITOSA FILMOGRAFIA DEL REGISTA – LA COSTRUZIONE SPETTACOLARE DELLA PRIMA PARTE, CON INQUADRATURE CHE SI RIFANNO CON PRECISIONE ALLE TAVOLE DEL MANGA DA CUI E' TRATTO IL FILM, DIMOSTRA QUANTO QUESTO FILM VOGLIA INTRAPPOLARCI IN UN MECCANISMO DOVE TRA IL DISEGNO E IL LIVE ACTION NON C’È IN FONDO GRAN DIFFERENZA. SARÀ UN GRANDE SUCCESSO INTERNAZIONALE? PENSO DI SÌ… – VIDEO
Marco Giusti per Dagospia
E’ un film di culto immediato il “Look Back” di Hirokazu Kore-eda che ha illuminato oggi il concorso della seconda settimana della Mostra del Cinema di Venezia. E mi pare decisamente superiore al pur ottimo “Sheep in the Box” presentato a Cannes e uscito da qualche giorno nelle nostre sale.
Ma “Look Back” è un’altra cosa, delicato, commovente, inventivo, un piacere visivo totale e penso che diventerà un titolo importante della già strepitosa filmografia del regista. Non so se avete letto il celebre manga di Tatsuki Fujimoto, da cui nasce il film, o siete fan, come molti, della versione anime che ne fece due anni fa Kiyotaka Oshyama.
Certo, per rendersi conto dei cambiamenti operati da Kore-eda della storia e l’evoluzione della struttura complessa del film, bisognerebbe conoscere sia il manga che l’anime. Perché lo stesso film, come il manga originale, sono costruiti come meta-manga e meta-anime. Ma non voglio farvela complessa. Kore-eda parte dal rapporto fra due bambine delle medie, la Fujino di Furi Nanase e la Kyomoto di Rokka Okada.
Non si conoscono, perché Kyomoto ha paura a uscire di casa e vedere gente e rimane sempre chiusa dentro la sua camera a disegnare, ma pubblicano le loro storie disegnate sullo stesso giornalino della scuola. Fujino è più inventiva nelle storie e nei personaggi e Kyomoto più brava nella grafica e nel disegno.
Al punto che Fujino sente la superiorità grafica della compagna di scuola. Quando il professore la manderà nella casa di Kyomoto per consegnarle il diploma di fine anno, le due ragazze si incontreranno e nascerà una grande amicizia unita dalla passione per i manga. Al punto che si uniranno per farne uno assieme, firmato come Kyo Fujino, e riusciranno a venderlo a un editore per un milione di yen.
Passati tre anni, interpretate da due attrici più grandi, Natsuki Deguchi e Aju Makita, Fujino e Kiomoto sono sull’onda del successo. E l’editore, dopo il successo di tante storie autoconclusive, chiede alle ragazze un impegno maggiore, un manga seriale. E’ allora che Kyomoto prenderà la decisione di lasciare i manga e l’amica e di iscriversi a Belle Arti. Un tradimento che non impedirà a Fujino di dar vita al suo manga.
Ecco. Fino a qui il film è solo una bellissima storia di una passione giovanile, di una grande amicizia creativa e della vita in campagna che ricorda molto l’ambientazione di “Totoro” di Miyazaki. Cambierà le cose, e non credo di fare spoiler perché chi lo vede ha già letto il manga, la morte di Kyomoto per mano di un pazzo armato d’ascia che vuol punire gli studenti di Belle Arti convinto che gli abbiano rubato il suo manga.
A questo punto, il film torna indietro. Al momento da sliding door che vedeva Fujino bussare alla porta di Kyomoto e scrivergli un bigliettino-fumetto. Se le due ragazze non si fossero incontrate Kyomoto sarebbe ancora viva.
Kore-eda introduce anche nel finale una sorta di versione anime della storia, che sublima il rapporto fra le due ragazze, ma è evidente che sia interessato allo scioglimento della storia normale, per inserire delle varianti che ne capovolgano il senso. In fondo siamo davanti a una storia, tratta da un manga su due ragazze che pensano solo alle loro storie e ai loro disegni.
E solo la creatività può sconfiggere la morte. Il cinema di Kore-eda si adatta qui al mondo di Miyazaki e degli altri maestri delle anime, ma la costruzione spettacolare della prima parte, con inquadrature che si rifanno con precisione alle tavole del manga, dimostra quanto questo film voglia intrappolarci in un meccanismo dove tra il disegno e il live action non ci sia in fondo gran differenza. Sarà un grande successo internazionale? Penso di sì.
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