bunker

LA VENEZIA DEI GIUSTI - FA SEMPRE PIACERE VEDERE SULLO SCHERMO JAVIER BARDEM E PENELOPE CRUZ. E FA ANCORA PIÙ PIACERE VEDERLI IN UN RAPPORTO DI COPPIA IN “BUNKER” DI FLORIAN ZELLER. SONO BELLI, BRAVI E SIMPATICI, E COPRONO BUCHI E BANALITÀ DEL FILM - COME IN OGNI FILM CON ARCHITETTO C’È UN DENTRO, C’È UN FUORI E PERSONE CHE ABITANO E SI MUOVONO NELLE CASE E I RAPPORTI DI CLASSE SI COMPLICANO, DEFLAGRANO QUANDO QUALCUNO DECIDE DI USCIRE DAL SUO DENTRO SCONTRANDOSI COL DENTRO DELL’ALTRO - LA PRIMA PARTE FUNZIONA BENISSIMO, POI DECISAMENTE MENO. MA CI SI DIVERTE LO STESSO… - VIDEO

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Marco Giusti per Dagospia

 

penelope cruz, florian zeller e javier bardem sul set di bunker

Fa sempre piacere vedere sullo schermo Javier Bardem e Penelope Cruz. E fa ancora più piacere vederli in un rapporto di coppia, anzi di vecchia coppia, marito e moglie, insieme da 17 anni, pronti a passare dallo spagnolo all’inglese in un film in concorso, “Bunker”, scritto e diretto da un drammaturgo di vasta popolarità, il francese Florian Zeller, autore di “The Father” e “The Son”.

 

Magari in “The Father”, che gli procurò l’Oscar per la migliore sceneggiatura, aveva, come per “The Son”, la collaborazione di una vecchia volpe come Christopher Hampton (“Le relazioni pericolose”) che gli avrebbe evitato qualche trovata e qualche banalità. Il gatto Blue che scompare nei primi dieci minuti, ad esempio, e che entra in pieno nella tensione da thriller che il film vorrebbe avere, ricompare esattamente quando lo spettatore attento dice… ecco adesso torna il gatto.

 

penelope cruz bunker

I dialoghi dello scontro tra marito e moglie della scena più drammatica del loro rapporto, sono spesso in bilico coi dialoghi da “Casa Vianello” e ci fanno un po’ vergognare. E l’arredamento della casa dove i due vivono a Londra con le figlie, sembra la casa di un dentista di Prati piuttosto che di un celebre architetto da poco premiato col Premio Stirling e di una raffinata editor di narrativa straniera. Ma sono belli, bravi e simpatici, e, ripeto, già vederli sulla scena copre buchi e banalità.

 

O no? Insomma, lui, Miguel Montero, Javier Bardem, è un architetto di successo premio Stirling. Lei, Penelope Cruz, una editor spagnola che a Madrid stava decisamente più a proprio agio e in Inghilterra non ha gran modo di far carriera. Ma il successo di lui è tale che hanno deciso di vivere a Londra in un quartiere che, come il centro di Roma e di Milano, ha provocato la cacciata ignobile dei vecchi abitanti più poveri per fare spazio alle ville dei ricchi e dei ricchissimi.

javier bardem bunker

 

Al punto che quando scopre che il vicino di classe operaia, un sempre grande Stephen Graham, ha ereditato un garage che confina col suo giardino e, progettando di farci un monolocale per sé, ha aperto un buco nel muro per aprirci una finestra, prende d’aceto. Ohibò! Ma io chiamo gli avvocati. Ti denuncio! E’ guerra. Alla “Parasite”.

 

Come se non bastasse, uno degli uomini più ricchi e potenti della terra, un simil Elon Musk interpretato da Paul Dano, in barba alle assurde offese che gli ha fatto Tarantino, gli chiede di costruirgli un bunker post-atomico-post-crisi climatica-post-pandemia, nelle Hawaii. A una cifra da capogiro. Che può anche essere raddoppiata. Che fare?

 

javer bardem e penelope cruz photocall di bunker alla mostra del cinema di venezia foto lapresse

La moglie, Penelope Cruz, che sogna di tornare a Madrid e scodazza dietro un giovane autore americano bono, Patrick Schwarzenegger, gli dice che dovrebbe rifiutare. Insomma, ha vinto il Premio Stirling, può fare cosa vuole, non è etico costruire un bunker per i miliardari che vedono il pianeta fottuto e vogliono nascondersi sottoterra.

 

Mettiamoci anche due figlie, una teenager e l’altra più piccola in pena per la scomparsa di Blue, che sembrano poco adatte alla vita londinese da ricchi annoiati. Il dramma scoppia quando tutte le domande e le contraddizioni che vive la coppia arrivano a un punto di rottura, e si scopre che il vicino povero invece di chiudere il buco che ha aperto sul muro ha costruito la sua finestra.

 

Come in ogni film con architetto c’è un dentro, c’è un fuori e persone che abitano e si muovono nelle case e i rapporti di classe si complicano, deflagrano quando qualcuno decide di uscire dal suo dentro scontrandosi col dentro dell’altro. Gli abitanti di questo quartiere, un tempo, si conoscevano e si volevano bene, dirà Stephen Graham prima di apostrofare come “cunt” il vicino ricco e spagnolo.

 

stephen graham photocall di bunker alla mostra del cinema di venezia foto lapresse

Ma oltre allo scontro di classe, c’è uno scontro tra una moglie, che vede il marito cambiato, schiavo del potere e dei soldi dei miliardari, e un marito che ha già progettato una sorta di piramide rovesciata per il bunker del committente. La prima parte funziona benissimo, poi decisamente meno. Ma ci si diverte lo stesso, anche se non ci credi molto. E il bunker a piramide rovesciata non mi sembra una grande idea. Anche se permette l'unica battuta buona di Bardem al socio: "Lo sai cosa facevano i faraoni agli architetti delle piramidi, no? Li chiudevano dentro con loro".

penelope cruz photocall di bunker alla mostra del cinema di venezia foto lapresseflorian zeller photocall di bunker alla mostra del cinema di venezia foto lapresse