la citta dei vivi

LA VENEZIA DEI GIUSTI – QUESTO “LA CITTÀ DEI VIVI”, FILM SERIO E DOCUMENTATO DI EDOARDO GABRIELLINI, VUOLE SOLO RICOSTRUIRE LA VITA DI LUCA VARANI - L’ORRORE, LE MARTELLATE, LA TERRIBILE MORTE PER SFIZIO DEL POVERO LUCA, MORTO A 23 ANNI A ROMA NEL 2016 DOPO ESSERE FINITO IN UN BRUTTO GIRO DI COCA E DI INCONTRI OMOSESSUALI, NON LE VEDRETE. COME NON SAPRETE NULLA DEI SUOI ASSASSINI, MANUEL FOFFO E MARCO PRATO, CHE LO TORTURARONO PER TRE GIORNI - LA REALTÀ DEL RACCONTO DELLA SUA MORTE CHE NE FA LA FIDANZATA AL TELEFONO A UN AMICO, LA SCENA MIGLIORE DEL FILM, È GROTTESCA. PERCHÉ LA REALTÀ, SENZA MESSA IN SCENA, SENZA MORALISMO, SENZA GIUDIZI, PUÒ ESSERE GROTTESCA. E TERRIBILE. IN SALA DAL 1° OTTOBRE… - VIDEO

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Marco Giusti per Dagospia

 

emanuele maria di stefano valerio mastandrea la citta' dei vivi

L’orrore, le martellate, la terribile morte per sfizio del povero Luca Varani, bravo ragazzo di estrazione popolare finito in un brutto giro di coca e di incontri omosessuali, morto a 23 anni a Roma nel 2016, non le vedrete. Francamente meglio così. Come non saprete nulla dei suoi assassini, Manuel Foffo e Marco Prato, che lo torturarono per tre giorni. E invece questo, magari, andrebbe raccontato. Ma è una scelta dell’autore.

 

Questo “La città dei vivi”, film serio e documentato tratto dall’omonimo romanzo di Nicola La Gioia, diretto da Edoardo Gabbriellini, prodotto dal Roberto Proia de “Il ragazzo coi pantaloni rosa” e da Olivia Musini, il solo film italiano senza partecipazione di Rai Cinema, vuole solo ricostruire la vita di Luca, interpretato da Emmanuele Maria Di Stefano, nato nella Ex-Jugoslavia, adottato piccolissimo da una brava coppia romana di umile estrazione, e la sua discesa dal mondo della scuola e del lavoro a quello degli incontri omosessuali un po’ a rischio.

 

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Ma questo non è un delitto. Luca vede negli incontri un modo facile di fare soldi e di permettersi di invitare la sua ragazza, Gaia Merlonghi, in qualche ristorante più cara, magari sognare una casa per mettere su famiglia. Non siamo davanti a un film come “40 secondi” di Vincenzo Alfieri, che illustra l’ambiente dove si svolgerà il delitto di Willy Montero e racconta tutti i personaggi, vittima, assassini e testimoni.

 

Qua c’è un punto di vista unico, che racconta cosa sia il crescere in periferia, con dei sogni forse non realizzabili. E la catena di ingenuità che portarono Luca Varani in pasta ai suoi assassini. Ovvio che sia una storia pasoliniana, parlando di borgate romane, di ragazzi che si vendono, ma senza nessun tipo di redenzione cattolica e di grazia.

 

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La scelta di quale bambino scegliere tra tre bambini che fanno i genitori, è casuale. E anche la morte di Luca sarà casuale. La realtà del racconto della sua morte che ne fa la fidanzata al telefono a un amico, la scena migliore del film, è grottesca. Perché la realtà, senza messa in scena, senza moralismo, senza giudizi, può essere grottesca. E terribile. In sala dal 1° ottobre.

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