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LA VENEZIA DEI GIUSTI – “NAZA”, IL DOCUMENTARIO DI YUVAL ABRAHAM E RACHEL SZOR, È UN’OPERA ALTAMENTE AUTORIALE E DI ALTO CONTROLLO STILISTICO NELLA SUA RIGOROSA COSTRUZIONE, CHE VEDE UNA SERIE DI INTERVISTE, VERE E TERRIBILI, A SOLDATI, OPERATIVI, TECNICI, INFORMATICI, CHE HANNO RESO POSSIBILE LA DISTRUZIONE TOTALE DI GAZA E DEI SUOI ABITANTI, TUTTE AMBIENTATE SUI TETTI DI TEL AVIV - IN UN FESTIVAL DOVE TANTI FILM SI OSTINANO A PARLARCI DI MORALITÀ, “NAZA” SCOMBINA LE CARTE E CI MOSTRA UNA GUERRA DOVE PROPRIO LA MORALITÀ, IL SENSO DI COLPA, NON ESISTONO PIÙ E NON DOVREBBERO ESISTERE - ESATTAMENTE COME “MUSK”, FA PAURA. PERCHÉ CI PORTA IN UN MONDO PRIVO DI OGNI MORALITÀ CHE LA NOSTRA EDUCAZIONE CATTOLICA NON RIESCE A ACCETTARE…
Marco Giusti per Dagospia
Quasi in maniera contraddittoria, ma non lo è, “Naza”, il documentario ideato e diretto da Yuval Abraham e Rachel Szor, due dei quattro autori del Premio Oscar “No Other Land”, con la produzione esecutiva del Jonathan Glazer di “La zona d’interesse”, cioè il film che più dovrebbe prepotentemente entrare nella realtà senza bisogno di artifici stilistici,
è invece un’opera altamente autoriale e di alto controllo stilistico nella sua rigorosa, geometrica costruzione che vede una serie di interviste, vere e terribili a soldati, operativi, tecnici, informatici, che hanno reso possibile la distruzione totale di Gaza e dei suoi abitanti, tutte ambientate sui tetti di Tel Aviv.
E dai tetti noi vediamo costantemente, oltre le figure oscurate per non essere riconoscibili, gli edifici, i piani, gli appartamenti, le stanze di una popolazione, quella israeliana, che ci rimanda costantemente a quella massacrata neanche a 60 km di distanza.
Basel Adra,, Rachel Szor, Hamdan Ballal, E Yuval Abraham
Sentiamo parlare di genocidio, lo dice un soldato, ma soprattutto della progettazione di un genocidio iniziata negli anni ’70 col controllo assoluto delle linee di comunicazione e dei telefoni. Di famiglie distrutte dai droni israeliani appena un figlio dice alla mamma che papà è tornato. Se papà è tornato l’intera famiglia, l’intero piano di un palazzo è bombardato.
E il tecnico che ha rilevato quella telefonata può andare a bersi una birra, può accendersi una sigaretta, può fare la sua vita senza problemi.
Costruito seguendo le inchieste condotte tra il 2023 e il 2025 di giornali come “+972 Magazine”, “Local Call”, “The Guardian”, “Naza”, che in gergo militare significa danno collaterale, civile, donna, vecchio o bambino, che deve morire nell’operazione, e presto capiamo che si possono accettare anche 200-500 Naza per una singola operazione, è la più completa ricostruzione di come il massacro degli abitanti di Gaza sia stato condotto e portato alle sue estreme conseguenze.
Non si tratta solo di uccidere gli uomini di Hamas come vendetta per il massacro del 7 ottobre del 2023, si tratta di uccidere loro e loro famiglie, di radere al suolo palazzi e quartieri, di impedire che i sopravvissuti tornino a Gaza, quindi di non fare arrivare medicine e cibo al Nord e di spingerli al Sud e di ucciderli mentre cercano di correre dietro al cibo.
Una platea con gli occhi spalancati ha visto e sentito oggi a Venezia i racconti dei soldati israeliani. Quello che è andato in Polonia, ha visto i campi di sterminio nazisti e ammette che stanno facendo a Gaza la stessa identica cosa. Quello che dichiara di provare piacere al termine di un’operazione riuscita. Dove per operazione si intende la morte di una famiglia, di più famiglie.
yuval abraham e basel adra alla berlinale 2024
Quello che ha visto dei bambini che scoppiano colpiti da un drone e i resti dei loro corpi vengono mangiati dai cani. Nessuno sembra provare o mostrare un dolore, anche se tutti ammettono di avere ucciso, di aver provocati morti su morti. Non era ammesso un giudizio morale. Strano.
In un festival dove tanti film, che si ostinano a parlarci di moralità e di rapporti tra la scienza, tra innovazioni tecnologiche e etica, “Naza” scombina le carte e ci mostra un genocidio, una guerra dove proprio la moralità, il senso di colpa, non esistono più e non dovrebbero esistere.
Un giovane Nethanyahu ci descrive cosa è per lui il terrorismo e sembra descrivere esattamente quello che lui e i suoi uomini hanno compiuto e stanno ancora compiendo in questi anni. Parlare sui tetti della città, raccontare l’escalation della guerra, è possibile solo perché in alto non si è più sotto il controllo di chi sta ascoltare le nostre conversazioni.
“Naza”, esattamente come “Musk”, il documentario di Alex Gibney su Elon Musk e il suo controllo totale dei cittadini del mondo, fa paura. Perché ci porta in un mondo privo di ogni moralità che la nostra educazione cattolica e religiosa non riesce a accettare. Ma che non solo è vicino, ma che potrebbe portarci a vivere o a provocare o a subire atti orribili.
Non so se è un film da Leone d’Oro o da premio, di sicuro è un film che sembra proseguire il discorso sull’orrore del nazismo e sull’indifferenza umana iniziato proprio da Jonathan Glazer con “La zona d’interesse”. E da vedere per capire quel che è accaduto sotto i nostri occhi e che sta ancora succedendo. E del quale, inevitabilmente, si parlerà a lungo.
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