panda lavoro

E VOI, FATE “QUITE QUITTING” O “RESENTEEISM”? – IL NUOVO VOCABOLARIO DEL LAVORO NELLA NUOVA PUNTATA DI “RADIO 2 PUZZLE”: I DIPENDENTI BOOMERANG SONO QUELLI CHE LASCIANO UN’AZIENDA E POI CI TORNANO; CHI FA “CARRER CUSHIONING” METTE LETTERALMENTE “UN CUSCINO” SOTTO LA PROPRIA CARRIERA, PREPARANDOSI AL LICENZIAMENTO AGGIORNANDOSI E MIGLIORANDOSI – I LAVORI PIÙ STRANI DEL MONDO, QUELLI ESTINTI E QUELLI CHE VERRANNO: TUTTE LE CURIOSITÀ E LE STORIE PIÙ STRANE - VIDEO!

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RADIO 2 - PUZZLE - SESTA PUNTATA -LAVORO

 

Trascrizione di un estratto della sesta puntata di “Radio 2 Puzzle”, dedicata al lavoro (INTEGRALE: https://www.raiplaysound.it/programmi/radio2puzzle)

(Le puntate precedenti: CaffèIgieneSpecchio - Casa - Città)

 

RADIO 2 PUZZLE

Riccardo Panzetta:  Dopo aver trascorso il primo tempo della giornata in casa, in questa famigerata giornata tipo che stiamo scomponendo, ci siamo risvegliati, abbiamo avuto il primo impatto con la città e adesso è arrivato il momento di andare al lavoro.

 

Jodie Alivernini: Bisogna andare a lavorare e il lavoro, insomma, è sicuramente un tema che accende un po' tutti. Ci si può andare con entusiasmo solo per timbrare il cartellino, può essere manuale o intellettuale, ben pagato, poco pagato, ci nobilita, ci debilita allo stesso tempo. Può essere simbolo di riscatto e virtù, di eccellenza, ma anche di sfruttamento, di stress. Insomma, ce ne sono tante di cose da dire sul lavoro.

 

INTELLIGENZA ARTIFICIALE - LAVORO IN BANCA

Riccardo Panzetta: E comunque sia, il lavoro è una parte fondamentale delle nostre vite e anche della società che ci siamo costruiti. Stasera cercheremo di osservarlo e di approfondirlo in tutte le sue sfaccettature, come solo noi di Radio 2 Puzzle siamo in grado di fare.

 

Jodie Alivernini  Parliamo di lavori che oggi sembrano assurdi, no? Però un tempo erano normalissimi, giusto Riccardo?

 

Riccardo Panzetta:  Addirittura indispensabili, ma poi sono stati cancellati dalla tecnologia, dal progresso o dal cambiamento delle abitudini. Uno di questi era il lampionaio, che ogni sera percorreva le strade della città e con una lunga asta per accendere, uno dopo l'altro, i lampioni del gas e all'alba li faceva lo stesso percorso per spegnerli. Un lavoro chiaramente sepolto dall'elettricità.

RADIO 2 PUZZLE

 

Jodie Alivernini: Abbiamo detto addio anche al centralinista. Prima dei cellulari c'era qualcuno che collegava manualmente i cavi in enormi pannelli, rendendo possibili ovviamente le telefonate. Se volevi parlare con una persona passavi letteralmente dalle sue mani. Funzionava così.

 

Riccardo Panzetta:  Poi c'era il lattaio che ogni mattina lasciava le bottiglie di latte davanti alle porte di casa o usava quella che si chiamava la milk door, cioè la porta del latte, una piccola nicchia nel muro, di solito vicino alla cucina, che aveva due porticine, una all'esterno e una all'interno dell'abitazione, quindi permetteva al fattorino di consegnare il latte senza che qualcuno dovesse materialmente aprire la porta di casa.

 

lampionaio

Jodie Alivernini: Poi c'era il tipografo, il riparatore di macchine da scrivere o il casellante ferroviario che azionava a mano gli scambi e i passaggi a livello. No, per non parlare poi di quei mestieri così curiosi da sembrare quasi inventati.

 

Riccardo Panzetta: Per esempio, in Inghilterra esisteva la sveglia umana, cioè erano persone pagate per andare a svegliare gli operai prima dell'alba. bussavano ai vetri con una lunga canna di bambù oppure lanciavano piselli secchi con una cerbottana finché qualcuno non si affacciava alla finestra e magari li corcava pure di botte. "Ma che diamine, sto a dormì?"?

 

Jodie Alivernini: Io li immagino con questa canna di bambù che battono sulle persiane e ti vuoi sveglià?

 

Riccardo Panzetta:  Pensa con i piselli secchi lanciati con la fionda.

 

lattaio

Jodie Alivernini: Che bel risveglio, altro che smartphone e sveglie intelligenti. Più nobile era il lavoro del lettore di fabbrica nelle manifatture di tabacco di Cuba ma anche in alcune industrie europee, un uomo leggeva giornali, romanzi, racconti ad alta voce mentre gli operai lavoravano. Era un modo per informare, per intrattenere, per rendere meno pesanti le giornate di lavoro che duravano magari anche 10 o 12 ore, una specie insomma di podcast live, un po' quello che fa Radio 2 Puzzle.

 

Riccardo Panzetta: Non male, comunque è più complicata la vita dei raccoglitori di sanguisughe che andavano a caccia dei vermi golosi di sangue per venderle ai medici che per secoli hanno utilizzato le sanguisughe come strumento terapeutico insostituibile.

 

sveglia umana

Jodie Alivernini: Nei bowling lavoravano invece i pin boys, incaricati di rimettere in piedi i birilli dopo ogni strike. Nessuno di questi lavori sembrava destinato a sparire, erano normali, erano lavori ordinari. Poi nel giro di pochi anni sono stati sostituiti da una macchina, da un software oppure insomma da nuove abitudini.

 

Riccardo Panzetta:  Ma sì, Jodie, il mondo si è riadattato ogni volta, le persone si sono adeguate, hanno trovato nuovi mestieri. È un processo comune anche prima dell'avvento dell'intelligenza artificiale.

 

pin boys

Cambierà per sempre il lavoro? Non lo sappiamo. Quali saranno i mestieri del futuro? Il World Economic Forum stima che entro il 2030 nasceranno 170 milioni di nuovi posti di lavoro nel mondo. Chiaramente altri spariranno, ahinoi, e molti lavori saranno trasformati o sostituiti. Alcuni mestieri del futuro già li conosciamo: abbiamo lo specialista in intelligenza artificiale, l'esperto di cybersecurity. E gli ingegneri robotici, il tecnico dei veicoli elettrici, ma ce ne sono tanti altri che sembrano usciti da un romanzo di fantascienza. Ma io lavoro per non stare con te, preferisco il rumore delle metro affollate a quello del mare.

 

ALESSANDRO BERRETTONI - RICCARDO PANZETTA - JODIE ALIVERNINI - RADIO 2 PUZZLE

Jodie Alivernini:  Un esito della rivoluzione dell'intelligenza artificiale potrebbe essere la nascita per esempio di progettisti di gemelli digitali. Qual è il loro compito? è quello di costruire una copia virtuale di una fabbrica, di un ponte, di un ospedale, addirittura di un'intera città, una replica digitale che permetterà di simulare problemi, prevedere guasti e testare soluzioni prima ancora di intervenire proprio nella realtà.

 

Riccardo Panzetta:  Oppure c'è l'addestratore di intelligenze artificiali, cioè la persona che insegna i sistemi di AI a ragionare meglio, a evitare errori, a riconoscere i pregiudizi e a dialogare con gli esseri umani. Ancora con l'intelligenza artificiale nasceranno figure un po' ibride come i consulenti di etica dell'intelligenza artificiale, cioè chiamati a stabilire se un algoritmo sta prendendo decisioni corrette oppure un po' discriminatorie.

 

intelligenza artificiale sostituira il lavoro dei colletti bianchi

Jodie Alivernini: Oppure ci sono gli specialisti nella rimozione dei detriti spaziali perché intorno alla terra orbitano ormai decine di migliaia di frammenti che rappresentano anche un rischio crescente per i satelliti, per le missioni spaziali. Insomma, molti dei lavori del futuro probabilmente non sono ancora stati inventati. Pensate a trent'anni fa e nessuno avrebbe immaginato, per esempio, lo sviluppatore di app, il creator digitale, il social media manager. Ecco, queste figure non c'erano tanti anni fa.

 

Riccardo Panzetta:  Ma Jodie, più che chiederci che lavoro faremo fra vent'anni, dovremmo chiederci se saremo pronti a reinventarci, a rimetterci alla prova, a non smettere mai di imparare. Ma poi davvero l'intelligenza artificiale farà davvero sparire milioni di posti di lavoro? Non così in fretta.

SALARIO MINIMO - IMMAGINE CREATA CON MIDJOURNEY 1

 

A suggerirlo sono diversi casi recenti: mentre aziende come Block, Cloudflare hanno tagliato migliaia di dipendenti puntando tutto sull'intelligenza artificiale, altre sono state costrette a fare marcia indietro.

 

Ford, ad esempio, ha riassunto centinaia di ingegneri perché i sistemi automatizzati non riuscivano a risolvere i problemi di qualità. E la Commonwealth Bank australiana ha reintegrato dei degli operatori che erano stati sostituiti da un chatbot che si era rivelato poi inefficace. Senti questo rumorino, lo senti questo tintinnio?

 

Jodie Alivernini: Del denaro, delle monetine, le monetine, non ci facciamo niente, Riccardo, io voglio sentire il rumore della carta, della carta.

 

Riccardo Panzetta:  Che siano i piccioli, i sordi, i talleri, chiamali come vuoi, ma chi lavora aspetta premio, cioè ogni attività è legata al suo. Ritorno economico, cara, lo stipendio e la storia delle retribuzioni è a suo modo sorprendente. Quando non esistevano banconote e monete il lavoro veniva pagato con il baratto cara Jodie, io coltivavo il grano, tu allevavi pecore e scambiavamo quello che avevamo.

 

pin boys

Jodie Alivernini: Semplice, era molto semplice, nel corso dei secoli poi alcune merci sono diventate così preziose da essere usate come una specie appunto di moneta, una delle più importanti era il sale.

 

Oggi costa pochi euro al chilo, ma per migliaia di anni è stato fondamentale, serviva a conservare gli alimenti quando i frigoriferi erano ancora impensabili ed era così prezioso da alimentare commerci guerre e intere città non a caso la parola salario deriva proprio dal latino salarium come tu insegni Riccardo Panzetta certo.

 

lattaio

Jodie Alivernini: Anche se gli storici precisano che i soldati romani non venivano pagati con sacchi di sale ma è più probabile che ricevessero un'indennità collegata al suo acquisto ma poi arrivarono.

 

Riccardo Panzetta:  Le monete d'oro, l'argento che rivoluzionarono il commercio, ma non sempre lo stipendio era denaro sonante. Nel Medioevo, ad esempio, cavalieri, funzionari, uomini d'arme potevano essere ricompensati con le terre, con feudi, con rendite. Per secoli una parte della paga arrivava in natura: vitto, alloggio, legna da ardere, vestiti raccolti.

 

Chi lavorava come domestico, bracciante o garzone, veniva ripagato banalmente con un letto per dormire e cibo da mettere in tavola. Solo con la rivoluzione industriale arrivò la busta paga come la conosciamo oggi, prima in contanti, poi con assegni e infine con il bonifico.

 

sveglia umana

Jodie Alivernini: Ma anche il modo di essere pagati continua ad evolversi. Oggi molte aziende affiancano allo stipendio i cosiddetti fringe benefit, buoni pasto, assicurazioni sanitarie, auto aziendali, corsi di formazione, premi di produttività o bonus legati ai risultati. In alcuni settori una parte della retribuzione può arrivare anche sotto forma di, appunto, azioni della.

 

Riccardo Panzetta:  E poi c'è la frontiera più recente: le criptovalute. Alcune società internazionali consentono già ai dipendenti di ricevere una parte dello stipendio in bitcoin o in altre valute digitali.

 

Jodie Alivernini: Una forma di pagamento ancora più alternativa alle forme di formaggio. In Italia vengono utilizzate come garanzia per ottenere un prestito. La storica azienda casearia Brazzale ha raccolto 10 milioni di euro da Cassa Depositi e Prestiti e Cherry Bank grazie a una nuova normativa.

 

INTELLIGENZA ARTIFICIALE - LAVORO IN BANCA

Riccardo Panzetta:  E il meccanismo che si chiama destocking. Consente alle imprese di trasformare il valore del magazzino in liquidità senza attendere la vendita dei prodotti. Nel caso di Brazzale, la garanzia è rappresentata appunto dal formaggio.

 

[…]

 

Jodie Alivernini: Dopo la pandemia, milioni di persone hanno deciso di lasciare il proprio posto di lavoro perché cercavano stipendi migliori, maggiore flessibilità, una vita più equilibrata.

 

Da quel momento sono nate delle nuove espressioni e c'è il quiet quitting che significa dimissioni silenziose. Non ci si licenzia ma ci si limita a fare quello che prevede il contratto, niente straordinari non pagati, email a mezzanotte, disponibilità continua, né sforzi aggiuntivi, più della metà dei lavoratori nel mondo rientra proprio in questa categoria.

 

loud quitting

Riccardo Panzetta:  All'estremo opposto c'è il loud quitting, cioè chi se ne va sbattendo la porta e spifferando ai quattro venti tutto ciò che non funziona nella propria azienda. Poi c'è il career cushioning, letteralmente mettere un cuscino sotto la propria carriera, cioè significa prepararsi a un eventuale licenziamento aggiornando il curriculum, seguendo dei corsi, iniziando a guardarsi un po' intorno per non farsi trovare impreparati.

 

Jodie Alivernini E c'è persino il rage applying, dopo una discussione con il capo, una giornata storta, si inviano decine di candidature in poche ore, spinti più dalla rabbia che da un vero progetto professionale.

 

south working

Riccardo Panzetta:  E poi ci sono i dipendenti boomerang, cioè persone che lasciano un'azienda ma poi ci tornano. Un tempo sembrava una sconfitta, ma oggi è più normale perché sia il lavoratore che l'azienda magari sono cambiati e a volte ritrovarsi è anche la scelta migliore.

 

Jodie Alivernini: Certo, un altro fenomeno diffuso è il downshifting, cioè la scelta volontaria di rallentare. C'è chi rinuncia a una promozione, chi passa dal tempo pieno al part time, chi accetta uno stipendio più basso pur di avere più tempo libero, l'idea è quella di lavorare per vivere e non vivere per lavorare.

 

intelligenza artificiale sostituira il lavoro dei colletti bianchi

Riccardo Panzetta:  Più preoccupante invece il fenomeno del resenteeism, cioè esserci in un posto di lavoro ma farlo con livore, cioè la condizione di chi detesta il proprio lavoro ma non riesce a lasciarlo. Rimane in azienda però è frustrato, demotivato e spesso passa il proprio malumore anche ai colleghi.

 

Jodie Alivernini: E tutti conosciamo lo smart working, ma c'è una variante interessante, il southworking, professionisti che continuano a lavorare per aziende del nord di grandi città, ma scelgono di vivere nel Sud Italia o in piccoli centri per migliorare la qualità della propria vita.

 

workcation 5

Riccardo Panzetta:  Ma non è mica tutto rose e fiori, perché il lavoro da remoto ha il suo lato oscuro. Gli esperti parlano di presenzialismo digitale, cioè quella sensazione di dover essere sempre online, sempre reperibili, pronti a rispondere a una mail o a un messaggio, anche fuori dal dall'orario di lavoro. Il computer si chiude, ma il cervello continua a restare in ufficio.

 

[…]

 

Jodie Alivernini: Quando pensiamo al lavoro, pensiamo comunque a un ufficio, a una fabbrica, un negozio. Però esiste un'enorme quantità di lavoro che non si vede, è invisibile, è il lavoro non retribuito. È quello che si fa ogni giorno dentro casa, cucinare, pulire, fare la spesa, accompagnare i figli a scuola, attività che sono indispensabili però che nessuno remunera.

 

CAREGIVER

Riccardo Panzetta: E poi ci sono milioni di caregiver familiari che assistono ogni giorno un genitore anziano, un coniuge, un figlio con disabilità, poi c'è il volontariato che dà un contributo la società che raramente finisce nelle statistiche economiche. Insomma, c'è un'economia silenziosa ma indispensabile che tiene insieme le famiglie, la comunità, i servizi, a dimostrazione che non tutto il lavoro si misura con uno stipendio.

 

Jodie Alivernini: E anche quando c'è uno stipendio non va necessariamente meglio, perché secondo l'OCSE l'Italia è l'unico grande paese avanzato in cui i salari reali sono diminuiti tra il 1990 e il 2020. La retribuzione media annua di un lavoratore a tempo pieno in Germania è di circa 50.000 € in Francia di 45.000 € e in Italia 33.000.

 

loud quitting

Riccardo Panzetta:  Perché succede? Perché gli economisti parlano sempre del solito problema, è un problema di produttività, siamo poco produttivi, ma. Spesso è anche un alibi per alcuni imprenditori, diciamo dal braccino corto. Sì, perché non capiscono che un lavoratore ben pagato è un lavoratore felice, è un lavoratore che lavora meglio, che produce di più.

 

Jodie Alivernini:  Scusami Riccardo, puoi ripetere un attimo questa cosa che hai detto?

 

CAREGIVER

Riccardo Panzetta:  Ripetiamola, un lavoratore ben pagato e felice lavora meglio. E in questa direzione va anche il dibattito, quello sulla felicità del lavoratore, sulla settimana corta, cioè lavorare. Quattro giorni a settimana in Islanda, in Belgio, Regno Unito, Portogallo e Spagna hanno già sperimentato modelli di questo tipo e in molti casi i risultati hanno mostrato una produttività in aumento, insieme a una riduzione dello stress.

 

Jodie Alivernini: Dell'assenteismo e anche del turnover. Secondo me in questo momento l'aumento è il picco di ascolti che stiamo facendo su radio due, perché questo è un tema che ci prende tutti. Naturalmente non tutti i lavori possono essere organizzati però in questo modo, però il principio. Resta lo stesso, non è necessario lavorare di più, ma lavorare meglio.

 

LAVORO - SETTIMANA CORTA

Riccardo Panzetta:  Anche perché il lavoro porta con sé un'altro lato oscuro, che è lo stress che quando diventa cronico può trasformarsi in burnout, cioè una sindrome riconosciuta dall'Organizzazione Mondiale della Sanità. Non è semplice stanchezza, ma è uno stato di esaurimento fisico, emotivo e mentale che porta a sentirsi svuotati, distaccati dal proprio lavoro e sempre meno efficaci. Forse, Jodie, la grande rivoluzione del lavoro contemporaneo non è più chiedere che lavoro fai, ma domandare: come stai mentre fai il tuo lavoro?

 

Jodie Alivernini: Questa è una bella domanda: come state mentre fate il vostro lavoro?