massimo bossetti con bruno vespa a porta a porta

“VORREI SAPERE ANCHE IO CHI HA UCCISA YARA” – MASSIMO BOSSETTI PARLA A BRUNO VESPA DAL CARCERE DI BOLLATE, DOVE STA SCONTANDO L’ERGASTOLO PER L’OMICIDIO DI YARA GAMBIRASIO. E CONTINUA A PROFESSARSI INNOCENTE – CONFERMA CHE LUI E LA MOGLIE FREQUENTAVANO SITI PORNO “PER CURIOSITÀ”, MA NEGA DI AVERE CERCATO MATERIALE SU MINORENNI: “NON SO COME SIA POTUTA COMPARIRE NEL MIO COMPUTER UNA RICERCA SULLE 13ENNI” – QUESTA SERA L’INTERVISTA A “PORTA A PORTA” - VIDEO

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Estratto dell’articolo di Biagio Chiariello per www.fanpage.it

 

massimo bossetti a porta a porta

“Vorrei sapere anche io chi l’ha uccisa”. Massimo Bossetti risponde così a Bruno Vespa dal carcere di Bollate, dove sta scontando l’ergastolo per l’omicidio di Yara Gambirasio. È uno dei passaggi più forti della puntata speciale di Porta a Porta andata in onda ieri sera, 21 gennaio, su Rai1 per celebrare i trent’anni della trasmissione. Per l’occasione, Vespa ha scelto di incontrare anche alcuni protagonisti della cronaca giudiziaria italiana [...]

 

 

massimo bossetti con bruno vespa a porta a porta

[…]  “Signor Bossetti, se non è stato lei ad uccidere Yara Gambirasio, chi è stato?”, chiede. La replica dell’uomo è secca, priva di esitazioni, ed è la stessa che ripete da anni. Il confronto si sposta poi su uno dei nodi centrali del processo: i contenuti trovati nel computer di casa. Vespa ricorda che Yara aveva 13 anni e cita le ricerche pornografiche emerse dagli accertamenti, tra cui una con riferimento esplicito a una “13enne” (nello specifico "13enni per sesso vergini") Bossetti non nega la presenza di materiale a luci rosse, ma respinge con decisione quella specifica ricerca.

 

massimo bossetti a porta a porta

Dice di essere “negato a livello informatico” e spiega che lui e la moglie frequentavano quei siti per semplice curiosità. “Non so come sia potuta venire fuori una ricerca del genere, non so spiegarmelo”, afferma, ribadendo che né lui né la moglie avrebbero mai cercato contenuti legati a minori.

 

L’intervista integrale andrà in onda questa sera, ma già questo estratto ha riacceso il dibattito su un caso che, a distanza di anni, continua a dividere. Prima dell’arresto, Massimo Bossetti, nato nel 1973 e residente a Mapello, in provincia di Bergamo, era un operaio edile, padre di tre figli, senza precedenti penali. Una vita ordinaria, rimasta a lungo lontana dai riflettori, travolta da una delle vicende giudiziarie più seguite in Italia.

 

massimo bossetti

Yara Gambirasio scomparve il 26 novembre 2010 da Brembate di Sopra, al termine di un allenamento di ginnastica ritmica. Il suo corpo venne ritrovato tre mesi dopo, il 26 febbraio 2011, in un campo a Chignolo d’Isola.

 

Le indagini si concentrarono su una traccia di Dna maschile rinvenuta sugli indumenti della ragazza, identificata come “Ignoto 1”. Dopo anni di accertamenti genetici e migliaia di campioni analizzati, quella traccia venne attribuita a Bossetti, arrestato nel 2014. La condanna all’ergastolo, confermata in tutti i gradi di giudizio, ha chiuso il percorso processuale, ma non le polemiche. [...]

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