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    “CHI SI INCAZZA È PERDUTO” - MICHELE SERRA: “SERGIO STAINO NON È STATO SOLO UN GRANDE AUTORE SATIRICO. È STATO ANCHE UN INTELLETTUALE GENEROSO E INDOMABILE CHE E’ RIUSCITO A METTERE INSIEME UN GRUPPO DI AUTORI COSÌ LONTANI TRA LORO E COSÌ LONTANI DA LUI, GLI ANARCHICI, I MENEFREGHISTI, QUELLI DEL SETTANTASETTE, I COMUNISTI, I RADICALI, GLI ALLEGRI SPORCACCIONI ‘ALLA FRANCESE’, I MORALISTI PAN-POLITICI. ANDREA PAZIENZA CON ELLEKAPPA, VINCINO CON ALTAN, ANGESE CON STARNONE, MANNELLI CON GUCCINI. E PAOLO HENDEL, DAVID RIONDINO, LE FESTE DI ‘TANGO’ A MONTECCHIO: ‘CUORE’ FU, DI QUELLA STORIA, UNA FORTUNATA DISCENDENZA. IL FIGLIO DI QUEL PADRE…


     
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    Michele Serra per “la Repubblica” - Estratto

     

    SERGIO STAINO SERGIO STAINO

    Sergio Staino non è stato solo un grande autore e narratore satirico (uno dei più importanti del Novecento italiano). È stato anche un intellettuale generoso e indomabile, neppure scalfito dal sospetto che la politica, la cultura, l’arte potessero mai perdere rilievo e significato sotto i colpi dei tempi nuovi. Intellettuale nel senso più profondo e più concreto del termine: una persona che suscita pensiero, lo provoca, lo organizza, e nel tumulto che ne deriva si sente vivo e utile.

     

    Oggi, in un mondo ideologicamente scardinato, non è facile capire quale ingegnoso, incredibile azzardo fu il suo Tango: un giornale di satira dentro l’organo ufficiale del Partito comunista, un bivacco chiassoso e programmaticamente libero dentro le mura già intaccate ma ancora imponenti di quel partito che per lui, come per milioni di italiani, era ancora casa e chiesa. Sergio, in quell’ormai lontano ’86, era già il padre di Bobo.

     

    michele serra foto di bacco (2) michele serra foto di bacco (2)

    Ovvero l’autore di una vera e propria saga del disincanto, autobiografia collettiva di un mondo perfettamente cosciente della morte dell’ideologia eppure appassionatamente vivo, persona per persona; e fermamente intenzionato a non diventare mai cinico, mai immeschinito.

     

    In quelle strisce l’intenzione artistica di Staino era indistinguibile da quella politica: quel gruppo di famiglia era una specie di parlamentino domestico. Bobo è una delle più fortunate, limpide applicazioni dell’idea sessantottina che niente è solo privato, niente solo politico.

     

    tango - sergio staino tango - sergio staino

    Si trattava di elaborare il lutto (la casa comune si stava sfarinando, la Bolognina era alle porte) senza piangersi addosso e anzi ridendo di se stessi, terapeuticamente, intelligentemente. Bobo lo faceva a partire dai suoi esordi politici giovanili, la militanza in un partitino marx-leninista settario e moralista del quale parlava quasi con tenerezza, come di una malattia formativa. Da quell’angustia il giovane Staino, architetto già con il guizzo del disegnatore, era sortito con una gran voglia di campo aperto e di avventura intellettuale.

     

    Ma la vittoria di Bobo, il suo successo ben presto molto solido, non gli bastava. Bobo era un eroe collettivo, insieme a Cipputi è stato ed è il testimone impavido di un trapasso d’epoca di quelli che tutto travolgono tranne i sentimenti forti e i princìpi solidi. Il suo romanzo non poteva esaurirsi nell’autobiografia, era un romanzo sociale ed era un romanzo politico.

     

    sergio staino sergio staino

    Aveva necessità di compagni di viaggio e andò a snidarli quasi ovunque. (Me, molto giovane, mi inchiodò al bar Basso di Milano dicendomi: tu sei un autore di satira. Non mi risultava e glielo dissi, ma non mi sembrò che la mia opinione reggesse davanti alla sua, che era quella di un capo).

     

    Ancora oggi mi chiedo come abbia fatto, Sergio, a mettere insieme un gruppo di autori così lontani tra loro e così lontani da lui, gli anarchici, i menefreghisti, quelli del Settantasette, i comunisti, i radicali, gli allegri sporcaccioni “alla francese”, i moralisti pan-politici.

     

    Con un tasso di narcisismo e di ombrosità che, per giunta, tra i satirici è spesso altissimo, perché alla foga politica tocca sommare la prosopopea artistica. Ma la sua fiducia nella interminabile e sempre inconclusa discussione che costituisce l’essenza stessa della sinistra era così forte da vincere una scommessa che, sulla carta, sembrava quasi insensata.

     

    cuore culturismo craxi michele serra cuore culturismo craxi michele serra

    Andrea Pazienza con Ellekappa, Vincino con Altan, Angese con Domenico Starnone, Mannelli con Francesco Guccini, tutto si tenne. E Paolo Hendel, David Riondino, le feste di Tango a Montecchio: Cuore fu, di quella storia, una fortunata discendenza. Il figlio di quel padre.

     

    Già lo slogan di lancio di Tango ,“chi si incazza è perduto”, diceva tutto dello spirito di Sergio, che era aperto, curioso, disponibile, mai arcigno, mai escludente. Da Mao a Matteo Renzi (non è una battuta, è l’enunciazione di una vastità) non c’è fase o personaggio della storia della sinistra e della post-sinistra con i quali Sergio non avesse voglia di aprire un contraddittorio permanente.

    bobo sergio staino bobo sergio staino

     

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