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    MINORI E DOLORI – UN’ALTRA STORIA INQUIETANTE DI BAMBINI SOTTRATTI AI GENITORI A REGGIO EMILIA È QUELLA DI F., ADOTTATA DALLA STESSA PSICOLOGA CHE L’AVEVA FATTA TOGLIERE ALLA MADRE, ACCUSATA DI ABUSI CHE NON SONO MAI AVVENUTI – I PUNTI DI CONTATTO TRA IL CASO DEI “DIAVOLI DELLA BASSA”, RACCONTATO DA PABLO TRINCIA IN “VELENO”, E QUELLO DI BIBBIANO


     
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    Francesco Borgonovo per “la Verità”

     

    bambina stuprata 1 bambina stuprata 1

    L' inchiesta «Angeli e demoni» condotta dalla Procura di Reggio Emilia ha scoperchiato un pozzo senza fondo. Una sentina da cui ogni settimana emergono vicende inquietanti di minori levati alle famiglie e dati in affidamento. Una di queste è la storia di F, una bambina di Reggio Emilia che, assieme alla sorella, è stata separata dalla madre. E che, dopo varie vicissitudini, pare essere finita in affidamento proprio alla psicologa che l' ha tolta ai genitori naturali. Questa psicologa si chiama Valeria Donati e per capire chi sia dobbiamo fare un passo indietro e ritornare alla fine degli anni Novanta: il periodo in cui, nel Modenese, è esploso il caso dei «diavoli della Bassa».

     

    PABLO TRINCIA PABLO TRINCIA

    Stiamo parlando della brutta storia raccontata da Pablo Trincia nel libro Veleno (Einaudi). Parliamo, dunque, di famiglie ingiustamente incolpate di abusi sui figli e pratiche sataniche. Genitori a cui sono stati tolti i bambini. Persone che, per via delle errate valutazioni di psicologi, assistenti sociali e giudici, hanno perso i loro piccini e si sono ritrovate con la vita distrutta.

     

    La grande protagonista del caso Veleno era la psicologa Valeria Donati. Arrivò al Cenacolo francescano di Reggio Emilia alla fine del 1994. Aveva 26 anni, era ancora una tirocinante e da qualche mese collaborava con l' Ausl locale. Era fresca di studi, dunque, e aveva frequentato corsi di formazione al Centro per il bambino maltrattato di Milano. Fu lei a far parlare i bimbi che raccontarono di oscuri rituali e pratiche innominabili. Scrive Pablo Trincia: «La Valeria, come la chiamavano ormai i bambini, era il passe-partout che sapeva come aprire la porta di ognuno di loro ed entrare in punto di piedi negli angoli bui del loro inconscio». Era lei che faceva emergere i brutti ricordi sepolti. Piccolo problema: quei ricordi si sono rivelati per lo più fantasie.

     

    violenza minori violenza minori

    Spiega ancora Trincia che, «mentre lavorava come psicologa a contratto per l' Ausl di Mirandola, Valeria Donati era anche diventata responsabile di una struttura indipendente a Reggio Emlia [...]: il Centro aiuto al bambino. Nel 2002 l' azienda sanitaria regionale aveva deciso di "affidare la cura e la terapia dei minori coinvolti a questo centro (il Cab), più attrezzato e specializzato sui temi dell' abuso"».

     

    chi l'ha visto sul caso bibbiano 3 chi l'ha visto sul caso bibbiano 3

    In buona sostanza, la stessa persona che aveva scoperto il caso Veleno, «seguito i minori, raccolto per prima le loro dichiarazioni, scelto le famiglie a cui affidarli, informato la procura e il tribunale dei minori, fatto da testimone chiave nei processi e dato sempre parere negativo sulla possibilità di un contatto con i genitori naturali - persino quando questi erano stati assolti - ora si ritrovava anche a trarre un potenziale beneficio lavorativo ed economico da una vicenda nella quale aveva giocato un ruolo determinante».

     

    Stando ai dati forniti da Trincia, il centro della Donati otteneva tra i 1.032 e i 1.400 euro al mese per ogni bambino seguito, e nell' arco di 10 anni avrebbe ricevuto la bellezza di 2.209.400 euro di soldi pubblici. Il Cenacolo francescano di Reggio Emilia e il Centro aiuto al bambino sono parte integrante pure della storia di F, che andiamo a raccontare.

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    Tutto inizia nel 2006. Al pronto soccorso di Guastalla, in provincia di Reggio Emilia, si presenta una donna marocchina con due bambine. La più grande ha 8 anni, la più piccola - la nostra F - ne ha soltanto 5, e sono entrambe nate da un precedente matrimonio della signora con un suo connazionale. La donna marocchina, quando arriva all' ospedale, è infatti sposata a un uomo italiano, che maltratta lei e, a quanto pare, anche le bimbe.

    A Guastalla madre e figlie vengono visitate.

     

    andrea carletti sindaco di bibbiano 5 andrea carletti sindaco di bibbiano 5

    Come spiega l' avvocato Francesco Miraglia, che da poco si è fatto carico del caso della donna, «i medici riscontrano nella più grande dei segni sul collo, alla piccina delle ecchimosi alla fronte e a un ginocchio». Non solo: «Trattandosi di bambine maltrattate», racconta Miraglia, «i medici sono scrupolosi e controllano anche altro: la cartella clinica riporta per entrambe "genitali intatti". Una dicitura importantissima, alla luce dell' incubo in cui cadrà successivamente questa donna». Quindi le bimbe sono state picchiate, ma fortunatamente non sembrano aver subito abusi sessuali.

     

    In ogni caso, entrambe le piccole vengono subito prese in carico dai servizi sociali. La più grande viene affidata a una famiglia. F, la più piccola, finisce al Cenacolo francescano.

    Cioè la struttura con cui collabora Valeria Donati. La madre delle bimbe, nel frattempo, si allontana dal marito violento, e nei mesi successivi gli assistenti sociali le organizzano incontri con le figlie.

     

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    Come si apprende dai documenti ufficiali, a partire dal giugno 2007 la donna partecipa a tre «incontri vigilati» a cadenza mensile con le bambine, sotto la supervisione di una assistente sociale. Vengono fatti anche controlli sulla situazione della donna. Risulta che abbia un impiego stabile come commerciante che le frutta tra i 1.500 e i 2.000 euro al mese.

     

    La sua abitazione appare ordinata e pulita (così scrivono i servizi). I nonni materni sembrano presenti e disponibili. Tutto appare in ordine, insomma. La madre, dunque, vorrebbe riavere con sé le bambine. Ma qui cominciano i guai. Gli assistenti sociali scrivono che le piccole non vogliono più rivederla.

     

    Gli operatori dei servizi, per altro, sostengono che la donna sia troppo invadente, che cerchi di baciare e abbracciare le bimbe anche se loro rimangono un po' rigide, che non sia abbastanza attenta alle loro richieste. E sapete chi controfirma la relazione dell' assistente sociale destinata al Tribunale dei minori di Bologna?

    BIBBIANO BIBBIANO

     

    L' allora responsabile dei servizi sociali del Polo 3 di Reggio Emilia: Federica Anghinolfi. Ovvero una delle principali protagoniste dell' inchiesta «Angeli e demoni». Risultato: non solo le piccole non tornano a casa, né dalla madre né dai nonni, ma non vengono neppure organizzati altri incontri.

     

    A quel punto, la donna marocchina sembra avere un cedimento. Diventa insistente, si presenta agli uffici pubblici per protestare, s' infuria con gli assistenti sociali, diventa aggressiva. E, ovviamente, ciò non giova alla sua causa.

     

    Nel 2009, poi, succede qualcosa che cambia tutto: la donna viene accusata di aver abusato delle figlie e di averle fatte prostituire. «Dal 2006 al 2009», dice l' avvocato Miraglia, «nessuno parla di abusi sessuali. Si parla solo di incapacità della mamma. Quando la signora inizia queste pressioni per le figlie, però, salta fuori la storia degli abusi. L' assistente sociale del Comune di Reggio Emilia e Valeria Donati asseriscono davanti all' autorità giudiziaria che le bambine avrebbero riferito che la mamma le costringeva a prostituirsi».

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    L' avvocato Miraglia è incredulo: «Dopo quattro anni? Se lo sono ricordato dopo quattro anni? Ma se alla visita del 2006 era risultato che non avessero lesioni riconducibili ad abusi di natura sessuale!». Già, in effetti le bimbe furono visitate al pronto soccorso nel 2006, e i medici scrissero che gli organi genitali erano intatti. Da allora, non avevano più vissuto con la mamma. Come può essere che, nel 2009, risultassero vittime di molestie?

    In realtà, la prima a fare accenno a possibili abusi è proprio la donna marocchina.

     

    Sostiene, a un certo punto, che F sia stata molestata al Cenacolo francescano.

    Ed è questa affermazione, secondo Miraglia, a scatenare le accuse dei servizi sociali nei suoi confronti. Nel 2010, racconta l' avvocato, «un medico legale, a posteriori e solo attraverso dei ragionamenti logici, sosteneva che probabilmente le bambine erano state oggetto di abusi sessuali».

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    Una terapeuta sostenne poi che le bimbe apparivano attendibili. La psicologa in questione, secondo Miraglia, era legata al Cismai, ovvero il Coordinamento italiano servizi maltrattamento all' infanzia. La stessa associazione a cui faceva riferimento il Centro per il bambino maltrattato di Milano presso cui si era formata Valeria Donati. La stessa associazione attorno a cui ha gravitato il centro Hansel e Gretel di Claudio Foti. Comunque sia, la mamma marocchina viene condannata a 6 anni e 8 mesi.

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    Direte: può essere discutibile finché si vuole, ma una sentenza è una sentenza. Vero. Infatti non è questo il punto.

     

    L' aspetto più stupefacente della storia lo affrontiamo ora. Dice l' avvocato Miraglia che entrambe le bimbe sono state date in adozione. La più piccola, F, ormai cresciuta, «viene adottata dalla psicologa Donati che, dopo aver "accusato" la madre, ha pure gestito il caso. La maggiore», prosegue il legale, «sarebbe stata adottata, invece, da una coppia che abita a pochi metri di distanza dalla residenza della psicologa». Secondo la madre delle due ragazzine, quest' ultima famiglia avrebbe addirittura un legame di parentela con la Donati.

     

    Come è possibile? La Donati risulta single, e i single in Italia possono avere bambini in affido e in adozione solo in casi molto specifici. Non solo: non è un po' strano che una psicologa che ha seguito il caso di queste bimbe tolte alla madre ne prenda poi una con sé? La scorsa settimana, gli inviati di Chi l' ha visto? sono stati a casa della Donati, nel Modenese, e le hanno chiesto lumi.

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    Lei ha rifiutato di rispondere, dicendo che non vuole parlare dei suoi affari privati. Il fatto, però, è che queste non sono esattamente vicende private. Tutta questa brutta storia, ancora una volta, mostra che il sistema italiano di gestione dei minori è pieno di luoghi oscuri e di stranezze che sarebbe ora di chiarire una volta per tutte. Per il bene dei genitori, ma pure dei bimbi.

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