Estratto dell’articolo di Fabio Tonacci per “la Repubblica”
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«Combattete con tutti i mezzi a disposizione», ha chiesto il presidente Zelensky al suo popolo aggredito. Con i fucili, prima di tutto, perché la guerra è guerra e si fa così. Ma, in mancanza di altro, va bene anche il pc di casa. Esiste in Ucraina un esercito ombra che non spara ai russi e però li attacca. Come le Forze di difesa territoriale, è composto solo di volontari. Sono hacker professionisti, anche stranieri, e al loro fianco lavorano studenti, professori, ingegneri, pensionati, manager, chiunque, in altre parole, sappia smanettare col computer abbastanza da provocare un danno a qualcuno. Qualcuno, diciamo, dalle parti di Mosca.
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Anton Gryb ha 19 anni e da un villaggio a centro chilometri a sud di Kiev dove si è rifugiato, assiste allo scempio, giorno dopo giorno, della sua Kharkiv. «Prima del 24 febbraio frequentavo la facoltà di Scienze informatiche e lavoravo in una società che si occupa anche di sicurezza cibernetica. Non so come si impugna un kalashnikov e non mi vedo al fronte, però non volevo neanche rimanere inerte, quindi con i miei due pc, che ho potenziato comprando a mie spese servizi di cloud, partecipo alle missioni».
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Anton dice che non è poi così difficile farlo e comunque ha scritto su Telegram un documento con tutte le istruzioni. «Da quando riceviamo l'indirizzo web a quando buttiamo giù il portale passano al massimo 15 minuti. Siamo tantissimi, il numero è la nostra forza anche se, a mio parere, solo il dieci per cento degli iscritti al nostro canale ha competenze di un certo livello. E temo pure che ci siano dei russi infiltrati».
Il cyber-esercito è nato nel terzo giorno del conflitto su iniziativa del ministero della Trasformazione digitale e ha raggiunto le dimensioni di un'armata: 309 mila utenti, a cui ogni mattina il governo, attraverso il canale Telegram "IT-Army of Ukraine", invia la lista dei target: siti istituzionali, banche, pagine dei politici, social network, giornali e televisioni. «Lo scopo è duplice: destabilizzare il funzionamento dei portali chiave di Russia e Bielorussia, e, contemporaneamente, condurre campagne mediatiche per far emergere la verità », spiegano dal ministero.
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Bersagliano siti web e servizi online, mandandoli in tilt. Tecnicamente si definiscono DDoS ( Distributed denial of service ) e sono il livello base della pirateria informatica, però sono riusciti a bloccare per alcune ore le linee del colosso petrolifero Gazprom, della più importante banca di Stato russa (Sberbank), del Penitenziario federale e dell'Fsb, l'intelligence interna.
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