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“ALBERTO TRENTINI È NELLA LISTA DEI PRIGIONIERI CHE IL GOVERNO VENEZUELANO È PRONTO SCARCERARE”. LA FARNESINA: “SIAMO MODERATAMENTE OTTIMISTI: OGNI GIORNO PUÒ ESSERE QUELLO BUONO” – IL NOME DEL COOPERANTE ITALIANO, DA 13 MESI NELLE PRIGIONI VENEZUELANE, COMPARE IN UN SECONDO ELENCO DI DETENUTI DA SCARCERARE SUL QUALE SI STANNO CONCENTRANDO LE TRATTATIVE DIPLOMATICHE - "DOMANI" CRITICA LE MOSSE DELLA MELONI CHE AVREBBERO RITARDATO LA LIBERAZIONE DI TRENTINI. DUE LE MOSSE DELLA PREMIER CHE NON SONO PIACIUTE. IN PARTICOLARE LA SCELTA DELLA PREMIER DI TELEFONARE A MARÍA CORINA MACHADO, LEADER DELL’OPPOSIZIONE…
IL PASTICCIACCIO DELLA MELONI
Giuliano Foschini per repubblica.it - Estratti
Alberto Trentini è nella lista dei prigionieri che il governo venezuelano è pronto scarcerare. Dunque, c’è da tenere le dita incrociate. E sperare che Caracas non cambi idea. In Italia stanno preparando tutto per poterlo andare a prendere appena arriverà il segnale: potrebbe essere questione di ore o di giorni ma, per la prima volta in questi 13 mesi, non c’è soltanto speranza.
Ma un concreto ottimismo. «Siamo moderatamente ottimisti: siamo al lavoro, ogni giorno è buono», dice il sottosegretario agli Esteri Giorgio Silli, che da settimane è in contatto con Caracas.
Al di là delle dichiarazioni di intenti, ieri è accaduta una cosa molto importante: sono stati scarcerati i primi prigionieri dal carcere di El Rodeo I, quello dove da oltre quattrocento giorni è rinchiuso il cooperante italiano. Nella prima tranche di liberazioni il suo nome non figurava. Trentini compare però in un secondo elenco, sul quale si stanno concentrando ora le trattative diplomatiche, in un quadro ancora fragile e soggetto a continui aggiustamenti.
La decisione di procedere alle scarcerazioni è stata annunciata giovedì dal presidente dell’Assemblea nazionale Jorge Rodríguez, con l’obiettivo dichiarato di aprire «una nuova stagione politica» e favorire la pacificazione del Paese. Caracas ha rivendicato il carattere «unilaterale» dell’iniziativa, ma il contesto internazionale pesa. In particolare gli Stati Uniti, che stanno svolgendo un ruolo chiave in questa fase, anche come garanti del processo.
Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha consegnato al segretario di Stato Marco Rubio l’elenco dei detenuti italiani ancora in carcere, tra cui Trentini, chiedendo un impegno diretto per arrivare a una soluzione. Washington avrebbe inoltre inviato una propria delegazione per monitorare l’esito delle liberazioni, un passaggio che ha generato frizioni interne al governo venezuelano.
In particolare il ministro dell’Interno Diosdado Cabello, insieme al controspionaggio militare e ai servizi di intelligence, avrebbe tentato di rallentare il meccanismo. A questo si sommano problemi tecnico-burocratici non secondari: molti detenuti, Trentini compreso, si trovano in cella senza una condanna e senza accuse formalizzate. Da qui l’ipotesi, ancora sul tavolo, di un’amnistia generale come «schermo» giuridico per le liberazioni.
Sul versante italiano, la linea seguita in queste ore è quella della massima cautela. Dopo mesi difficili, Roma sta cercando di mantenere un atteggiamento coerente e stabile nei confronti di Caracas, anche per rimediare agli inciampi accumulati dall’inizio della vicenda. Durante la fase finale del governo Maduro, il dossier Trentini è passato di mano troppe volte, cambiando interlocutori e livelli di responsabilità.
Prima il sottosegretario Edmondo Cirielli, poi Giorgio Silli: un avvicendamento che, secondo più fonti, non ha aiutato a costruire un canale continuo e riconoscibile. A complicare ulteriormente il quadro c’è stata anche la scelta politica della presidente del Consiglio Giorgia Meloni di telefonare a María Corina Machado. Tutto sarebbe però rientrato con i messaggi inviati ieri a Rodríguez, prima dalla stessa Meloni e poi da Tajani: quel «riconoscimento ufficiale» che, fin dalle ore successive al sequestro-arresto di Trentini, il Venezuela aveva chiesto.
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