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“LA VITTORIA DEL NO AL REFERENDUM? LA COSTITUZIONE NON E’ IMMODIFICABILE MA SI È TRATTATO DI DIFENDERE L'INTANGIBILITÀ DEGLI EQUILIBRI DEMOCRATICI” - GIULIANO AMATO: “È STATO UN NO AL MODO IRRITUALE IN CUI È STATA PARTORITA LA RIFORMA: PER LA PRIMA VOLTA NESSUN PARLAMENTARE, NEPPURE QUELLI DELLA MAGGIORANZA, HA POTUTO MODIFICARE IL TESTO DEL GOVERNO – LA GUERRA IN IRAN? GLI STATI UNITI NON AVEVANO RAGIONI DI SICUREZZA. COME È STATA PRESA QUESTA DECISIONE? POSSIBILE CHE NESSUNO ABBIA OBIETTATO: SE IL REGIME IRANIANO NON SPARISCE IN 40 SECONDI, LO STRETTO DI HORMUZ RESTERÀ PARALIZZATO CON EFFETTI CATASTROFICI? - LA POLITICA ANCHE IN OCCIDENTE METTE IN CAMPO PROTAGONISTI CHE HANNO UNA PROFONDA ESTRANEITÀ AL TESSUTO DEMOCRATICO. PENSI AI VANEGGIAMENTI SULL'ANTICRISTO DI PETER THIEL O AL SEGRETARIO AMERICANO ALLA GUERRA HEGSETH CHE BRANDISCE L'ANTICO TESTAMENTO. I GUAI CHE STANNO COMBINANDO SONO GIGANTESCHI”
Estratto dell’articolo di Simonetta Fiori per “la Repubblica”
“Al referendum ha vinto la Costituzione. Come già in passato, gli italiani hanno mostrato una grande diffidenza davanti a cambiamenti importanti della nostra Carta. Perché nel profondo della loro coscienza è saldamente radicato il sentimento democratico. Ed è la storia a dimostrarcelo». Fresco di un viaggio a New York […] a 87 anni Giuliano Amato ha deciso di dichiarare ferma ostilità a ogni forma di "pessimismo programmatico".
[…] Il referendum ci rivela un paese che tiene ai valori costituzionali?
«Ogni volta che è stata tentata una modifica sostanziale della Carta, gli italiani hanno detto no. […] perché resiste una coscienza democratica forte che ha sempre impedito i tentativi di rovesciare il sistema democratico. Noi abbiamo alle spalle una storia drammatica di stragi neofasciste, di connubi tra servizi deviati e organizzazioni criminali, di assalti al Viminale dei nobili signori del golpe Borghese, ma la Repubblica ha sempre retto […]».
È stato un no al tentativo di alterare i delicati meccanismi su cui si regge la nostra democrazia?
«Sì. Ma da questo non si deve ricavare che la Costituzione sia immodificabile. […] Non si è trattato di difendere l'intangibilità della Costituzione; piuttosto l'intangibilità degli equilibri democratici».
Lei non è intervenuto prima del referendum.
«Sono l'ultimo dei mohicani che ancora pensa che bisogna evitare ai giudici e alle corti l'accusa di politicizzazione formulata da chi vuole sbarazzarsene. Temo che questo possa accadere anche per la Corte Costituzionale. Chi è stato nella Consulta ne rispetta la futura indipendenza non partecipando in modo politicizzato alle campagne».
GIOVANI FESTEGGIANO LA VITTORIA DEL NO AL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA
Il referendum ha avuto un significato politico conclamato. La campagna del governo ha puntato fin dall'inizio sull'indebolimento della magistratura, agitando il vessillo di Berlusconi. È stato un no anche alla prepotenza di questa destra verso gli organi di controllo?
«Di sicuro è stato un no al modo irrituale in cui è stata partorita la riforma della Costituzione: per la prima volta nessun parlamentare – neppure quelli della stessa maggioranza – ha potuto lasciare un'impronta su un testo scritto dal governo. E questa anomalia tocca il cuore degli equilibri costituzionali a cui molti italiani sono sensibili. Uno squilibrio nel rapporto tra il potere legislativo e l'esecutivo».
Quali altri fattori hanno pesato nell'esito referendario?
«Ha influito una tradizione inesorabile: i referendum sposati dai governi calamitano tutti i no che i cittadini vogliono esprimere all'esecutivo per motivi più diversi. In questo caso, a parte le dissennate vicende di sottosegretari distratti, ha contato anche il malessere provocato dal costo della benzina e dall'aumento dei prezzi, ovunque nel mondo veri regolatori degli umori popolari. E per molti ha contato il bisogno di pace nel mondo».
Negli elettori tra i 18 e i 34 anni il no ha vinto con il 61 per cento dei voti.
«L'ingresso dei più giovani nell'arena politica è un cambiamento davvero importante per la nostra asfittica e fragile democrazia. Contro il populismo della destra, ma anche contro il populismo di sinistra. Schiacciata sul presente, guidata solo dai sondaggi, la nostra politica ha perso il futuro. E possono restituirglielo solo i giovani […]».
giorgia meloni ammette la sconfitta al referendum sulla giustizia 4
Quindi è stato un no anche a un governo che dice che non condivide ma non condanna la guerra di Trump in Iran?
«Credo che ci sia stato anche questo fattore. Il nostro paese ha balbettato, non tanto diversamente da Francia e Germania. E i ragazzi che vivono la pace come una dimensione naturale hanno espresso il loro netto dissenso nei confronti della guerra del presidente Usa».
Il voto mostra un Paese diverso da quello che viene raccontato: arreso, rassegnato al sovranismo, spaesato.
«Diciamo che ne è emersa un'Italia variegata, con rilevanti differenze geografiche e anagrafiche. Ne esce comunque che nelle società europee di oggi non è detto che possano vincere le elezioni solo il nazionalismo, il sovranismo e il populismo di destra […]».
È emerso anche un bisogno di regole certe in un mondo dove prevale la logica del più forte. Il diritto internazionale dobbiamo considerarlo defunto? L'Onu un morto che cammina?
MELONI TRUMP QUARTA REPUBBLICA
«No, non è una storia finita. Ma non è mai stata una storia felice. […] il fin troppo ambizioso disegno delle Nazioni Unite non è stato ma realizzato fino in fondo. Le sovranità nazionali sono state sempre più forti dell'organizzazione multilaterale. Solo se i paesi più grandi decidono di tornare ad accettare le regole della cooperazione, gli organismi internazionali a partire dall'Onu potranno riprendere a funzionare».
Ma c'è la possibilità che questo accada, con un presidente americano che bombarda l'Iran senza preavviso e nel corso di una trattativa?
«A differenza di Israele, gli Stati Uniti non avevano effettive ragioni di sicurezza. Erano convinti che il giubilo internazionale per la morte di un regime infame avrebbe cancellato lo sdegno per l'infrazione del diritto internazionale. Ma come è stata presa questa decisione? Con quale consapevolezza delle nefaste conseguenze? Possibile che nessuno abbia obiettato: se il regime iraniano non sparisce in quaranta secondi, lo Stretto di Hormuz resterà paralizzato con effetti catastrofici? Qui si vede la differenza tra una democrazia e un'autocrazia, che agisce sull'impulso di una sola persona. Sa qual è il problema?».
Quale?
«La politica anche in Occidente mette in campo protagonisti che hanno una profonda estraneità al tessuto democratico. Pensi ai vaneggiamenti sull'Anticristo di Peter Thiel o al segretario americano alla guerra Hegseth che brandisce l'Antico Testamento. È qui che mi vengono in mente le parole di Giovanni Sartori: "A volte coglie il sospetto che l'habitat storico sia più civile di quanto non siano civilizzati i suoi protagonisti". I guai che stanno combinando sono giganteschi. Ora è il tempo di far emergere da questo humus democratico nuovi protagonisti che quei valori li sentano dentro davvero».
Ma ci sono le condizioni?
giorgia meloni cameriera di trump e putin - video vitosfrankai
«Le condizioni maturano. Intanto c'è l'economia, che ha molto da perdere in un mercato così frammentato e vorrà con forza un mercato di nuovo globale sorretto dalla cooperazione. E poi cambiano le generazioni: arrivano i giovani con il futuro dentro […]».
PETE HEGSETH RECITA UN SALMO AI GIORNALISTI
PETER THIEL IN VERSIONE MINORITY REPORT
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