DAGOREPORT - MASSÌ, NEL PAESE CHE SI È INVENTATO IL “COMPROMESSO STORICO” E LE “CONVERGENZE…
GOD SAVE THE “KING OF THE NORTH” – ANDY BURNHAM, SINDACO USCENTE DI MANCHESTER E ASTRO NASCENTE DEL “LABOUR PARTY”, È IL VERO ANTI-STARMER – IL 56ENNE, SOPRANNOMINATO “IL RE DEL NORD” HA CONQUISTATO UN SEGGIO A MAKERFIELD, STORICA ROCCAFORTE PRO-BREXIT DOVE ALLE ULTIME REGIONALI AVEVA TRIONFATO “REFORM UK” DI NIGEL FARAGE, E ADESSO PUNTA A CONQUISTARE DOWNING STREET – MOLTI LO CONSIDERANO L’UNICO IN GRADO DI CONTRASTARE L’ASCESA DI FARAGE E CHIEDONO A KEIR STARMER DI FARE UN PASSO INDIETRO (MA LUI VUOLE RESTARE IMBULLONATO ALLA POLTRONA)
1 - BURNHAM TRIONFA E SFIDA STARMER IL PREMIER: “NON MI ARRENDO”
Estratto dell’articolo di Enrico Franceschini per “la Repubblica”
[…] Il Regno Unito […] si accinge ad avere il quinto primo ministro in quattro anni. Il settimo premier nei dieci anni che lo hanno sconvolto, dal referendum che approvò la Brexit fino a oggi. Con la schiacciante vittoria di giovedì a Makerfield, nell'elezione per un seggio vacante alla camera dei Comuni, il 56enne Andy Burnham, sindaco uscente di Manchester, ribattezzato "il re del Nord" […] annuncia «l'ultima occasione di invertire la rotta e di una svolta per il Labour».
Era noto che aspirava a rimpiazzare l'opaco Keir Starmer a Downing Street, ora può provarci avendo soddisfatto la condizione necessaria: essere un parlamentare. Per adesso sir Keir promette battaglia: «Se verrò sfidato, mi candiderò», afferma, esortando i laburisti a unire le forze anziché «gettare il partito e la nazione nel caos con una lotta intestina».
Starmer si dice pronto a offrire un posto a Burnham nel proprio governo. Ma le indiscrezioni indicano che saranno proprio i suoi deputati e ministri a premere per convincerlo a dimettersi (ha già cominciato la ministra dei Trasporti Heidi Alexander), evitandogli quella che secondo sondaggi e bookmaker sarebbe un'umiliante sconfitta in un voto per sostituirlo. «I suoi fedelissimi gli hanno dato il weekend per preparare il calendario di un'ordinata uscita di scena», riporta il Guardian.
[…] Queste, tuttavia, sono le regole della democrazia britannica. Se il primo ministro in carica è costretto a dimettersi, il partito con la maggioranza assoluta nomina un nuovo leader che assume automaticamente pure l'incarico di premier.
Naturalmente, Starmer potrebbe insistere e competere nelle primarie del Labour, a cui parteciperebbe probabilmente anche il blairiano Wes Streeting, ex-ministro della Sanità: voterebbero 250mila iscritti al partito e alcune decine di migliaia di sindacalisti e membri "affiliati".
Per quanto abbia brillato come sindaco e in precedenza se la sia cavata come deputato e ministro, Burnham non è stato ancora messo veramente alla prova: qualcuno ricorda che di primarie per la leadership laburista ne ha già perse due, nel 2010 (battuto da Ed Miliband) e nel 2015 (battuto da Jeremy Corbyn). Da allora però è maturato e la situazione comunque non offre nulla di meglio per arginare il populismo che scommettere su un volto nuovo: «Andy rappresenta la speranza di un cambiamento», commenta il Financial Times.
Rappresenta in realtà anche qualcosa di più concreto, perché a Makerfield ha prevalso in un seggio difficile, dove la Brexit passò con il 70 per cento nel referendum del 2016 e alle regionali del mese scorso ha trionfato Reform, il partito di Nigel Farage, che della Brexit è stato il promotore, con il 51 per cento contro appena il 24 per il Labour.
Nell'elezione suppletiva di questa settimana, invece, Burnham è riuscito a imporsi con quasi il 55 per cento, superando sia il candidato di Reform, fermo al 34, sia quello di Restore Britain, nuovo partito ancora più a destra di Farage, che ha preso meno del sette. Neppure coalizzandosi le due formazioni nazionaliste avrebbero potuto dunque sconfiggerlo: più popolare e carismatico di Starmer, il "re del Nord" sembra il solo in grado di creare problemi al filotrumpiano Farage nelle elezioni in programma fra tre anni, a fine legislatura. […]
2 - IL RE DEL NORD CHE VUOLE SCALARE IL REGNO UNITO
Estratto dell’articolo di Antonello Guerrera per “la Repubblica”
Tutto deve cambiare», dice a Repubblica il "re del Nord", ovvero il sindaco di Manchester Andy Burnham, che ieri ha iniziato la sua marcia su Londra. «So che cos'è l'alienazione qui nel Nord dell'Inghilterra. Nella capitale si prendono le decisioni e spesso si discrimina il resto del Paese».
Del resto, Burnham vuole abolire i Lord per una seconda Camera regionale, e destina il 15% del suo stipendio annuo di 118mila sterline alla lotta contro la crisi abitativa. «La Brexit, che ho sempre contrastato, è arrivata soprattutto per queste discriminazioni», sottolinea. Perché lui è un europeista di ferro, e sua moglie Marie-France van Heel, con la quale ha tre figli, è olandese.
Sono frasi di una lunga conversazione inedita che abbiamo avuto l'anno scorso con Burnham, nel suo ufficio di Manchester […]. Una città che Burnham sostiene di aver rigenerato, fondando il culto del "manchesterismo" e rinazionalizzando la flotta di bus: «L'economia di mercato ha fallito in questo senso», ci dice, «c'è una redistribuzione delle risorse ineguale nel Regno Unito, mentre le disuguaglianze crescono».
Burnham non è un mezzo comunista come l'ex leader laburista Corbyn — contro il quale perse le primarie nel 2015 — ma vuol far pagare più tasse ai ricchi. Ora il "King of the North" — citazione da Game of Thrones per la rivolta contro l'allora premier Johnson per le restrizioni anti-Covid «discriminatorie verso il Nord» — vuole spodestare l'attuale primo ministro Keir Starmer.
La maggioranza dei deputati è con lui. Perché Burnham, sindaco di Manchester per nove anni, è un "uomo del popolo". Ha bussato personalmente a tutte le case della circoscrizione di Makerfield dove giovedì ha vinto il seggio a Westminster. Sa parlare agli operai ma anche ai radical chic. È spontaneo e non impacciato come Sir Keir. Si è intestato battaglie popolari come la giustizia per i tifosi del Liverpool nella strage di Hillsborough del 1989. […]
Andrew Murray Burnham, nato 56 anni fa ad Aintree (sobborgo di Liverpool), da papà Roy tecnico telefonico e mamma Eileen segretaria, potrebbe essere il primo cattolico a Downing Street. Il che innescherebbe un problema costituzionale perché, per alcune leggi risalenti allo scisma di Enrico VI, non potrebbe "consigliare" al sovrano la nomina di vescovi e arcivescovi della Chiesa d'Inghilterra.
Ma una soluzione si troverà, anche perché Burnham venera una trinità chiara: "La squadra di calcio dell'Everton, il Labour e la Chiesa Cattolica". E poi ovviamente "hope", la "speranza", nonostante vesta sempre di nero, come i suoi occhiali nerd e spessi e come "la classe operaia". […]
«Nel 2017 lasciai Westminster perché il sistema era marcio», ci dice Burnham, «volevo fare politica vera, per la gente. Cosa che non mi era stata possibile nemmeno da ministro con Gordon Brown». Ora Burnham, laurea in letteratura inglese a Cambridge, iscritto al partito da quando aveva 15 anni e deputato già nel 2001, vuole ribaltare il Labour. Ce la farà? I suoi critici gli rinfacciano che il miracolo di Manchester — l'economia con la maggiore crescita del Regno — non è opera sua, ma di una congiunzione favorevole tra imprenditoria, politica e società.
Ricordano che Andy ha già perso due primarie alla leadership — anche contro Ed Miliband nel 2010. Che i sindaci troppo ambiziosi hanno fallito in Europa, vedi Renzi in Italia. Che ai mercati non piacerà. E che il suo "dream", il sogno, presto si infrangerà contro la dura realtà. […]
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