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ASKATASUNA? E LA SINISTRA FINI’ ASKATAFASCIO! IL CENTRO SOCIALE, SGOMBERATO A TORINO, GUIDA LE PROTESTE PIÙ DURE CONTRO LA TAV: “NOI SIAMO LA SINISTRA DURA, QUELLA CHE UN TEMPO SPACCAVA IL CULO AI FASCISTI” – “ASKA”, CHE NON HA MAI FATTO PARTE DEL MOVIMENTO NO GLOBAL CONSIDERANDOLO UNA COSA DA FIGHETTI, È LA PORTA DI INGRESSO DEL MOVIMENTO NO TAV. INSIEME A GRUPPI DI ISPIRAZIONE SIMILE HANNO TRASFORMATO LA VAL DI SUSA NELLA “PALESTRA” DEL MONDO ANTAGONISTA...
Marco Imarisio per il “Corriere della Sera” - Estratti
Askatasuna è una bellissima parola, che in basco significa libertà. È anche il nome di un centro sociale torinese, che fino al dicembre scorso aveva sede in una palazzina dai colori sgargianti, con dentro una ludoteca, una palestra di pugilato, tante sale per concerti e dibattiti, e dove per almeno venticinque anni si preparava la guerriglia urbana in tutta tranquillità. Con il tacito consenso delle autorità di ogni ordine e grado.
N asce nel 1996, quando viene occupato un immobile di proprietà del Comune, nel quartiere Vanchiglia, una zona popolare vicina all’Università.
torino, scontri alla manifestazione per askatasuna foto lapresse 8
Il 1998 è l’anno degli arresti degli squatter accusati di attentati in Val di Susa. A marzo due di loro si suicidano in carcere. La manifestazione nel centro cittadino è violentissima.
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Se stanno in quel palazzo occupato, sappiamo cosa fanno e li possiamo gestire. Il Comune si faceva concavo e convesso, Prefettura e Questura non hanno mai avanzato richieste di sgombero negli ultimi venticinque anni. «Sarebbe una operazione che potrebbe creare seri problemi di ordine pubblico», diceva al riguardo l’ex sindaco Piero Fassino, ma come lui l’hanno sempre pensata i suoi predecessori e i suoi successori.
Peccato soltanto che fin dall’inizio della storia è risultata velleitaria la pretesa di controllare un reperto degli anni Settanta arrivato intatto fino ai giorni nostri. I fondatori di Aska hanno il mito della vecchia autonomia. Non la versione intellettuale di Toni Negri, ma quella romana di via dei Volsci, più portata all’azione diretta, alla contrapposizione violenta con lo Stato.
torino, scontri alla manifestazione per askatasuna foto lapresse 20
«Per troppo tempo — mi raccontava qualche anno fa uno dei suoi capi — la sinistra è stata identificata con l’operatore sociale o il volontariato delle organizzazioni non governative. Noi siamo la sinistra dura, quella che un tempo spaccava il culo ai fascisti».
Poche settimane dopo gli scontri cittadini per l’appoggio del governo alla guerra nel Kosovo, e i primi arresti che ne derivano, il fondatore di Aska Giorgio Rossetto crea con altri anche il primo comitato popolare di lotta contro l’Alta velocità, a Bussoleno. La sovrapposizione tra le due realtà comincia allora. Negli anni, molti capi storici prenderanno la residenza in Val di Susa, a cominciare dal capo di allora e di oggi. Nel suo piccolo, anche Aska è un classico esempio italiano di mancato ricambio generazionale.
Comandano sempre gli stessi, e se il radicamento in valle lo trasforma nell’ala più radicale del movimento, con gli anni ne diviene la spina dorsale. È la porta di ingresso del movimento No Tav, che esce così dall’ambito locale per entrare in un network fatto da gruppi di ispirazione simile, ormai ben distanti dalla vocazione più «sociale» presa ad esempio da molti attivisti di Genova 2001.
Aska non ha mai fatto parte del movimento No global. A farla breve, considerava quella protesta una cosa da fighetti e il suo pensiero una eresia che aspirava a una pace impossibile per chi teorizza la lotta senza quartiere. A pochi giorni dal G8 di quel luglio così crudele, al casello di Bolzaneto venne fermata un’auto proveniente da Torino. A bordo c’erano tre nomi storici del centro sociale. Nel bagagliaio, mazze, picconi, e passamontagna neri.
guerriglia no tav al cantiere di chiomonte, in val di susa 8
UN MANIFESTANTE NO TAV LANCIA UNA BOMBA CONTRO I CARABINIERI
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