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Claudio Cerasa per “Il Foglio”
La notizia è succosa e dice molto di un mondo parallelo a quello del Nazareno che sta prendendo forma all’esterno e soprattutto all’interno del Parlamento. La spieghiamo in breve: due politici importanti che da postazioni diverse provano da mesi a sabotare il patto tra Renzi e Berlusconi hanno cominciato a sentirsi e a vedersi con una certa regolarità e a ragionare insieme su cosa fare per scongiurare l’ipotesi che il patto del Nazareno diventi l’unico metronomo capace di dettare i ritmi di questa legislatura.
I politici sono Raffaele Fitto (il più votato del partito di Berlusconi alle ultime europee) e Massimo D’Alema (ex presidente del Consiglio) e nei rispettivi mondi i due si sono distinti per il loro essere apertamente ostili alla linea dei propri capi partito. D’Alema e Fitto parlano e si cercano non solo in virtù di una amicizia sbocciata in Puglia negli anni Ottanta (D’Alema era segretario regionale del Pci quando il padre di Fitto era presidente della regione e nel 2001 l’attuale europarlamentare di Forza Italia diede una mano a D’Alema quando Max si candidò nel collegio uninominale di Gallipoli contro un nemico storico di Fitto, Mantovano) ma anche per studiare una strategia utile a condizionare per quanto possibile il governo Renzi-Berlusconi.
I maligni dicono che l’asse D’Alema-Fitto punta a creare le condizioni affinché sia possibile organizzare in Parlamento una base solida contro cui Renzi si andrebbe a scontrare qualora il presidente dovesse decidere di andare al voto anticipato.
Ma più realisticamente il denso dialogo tra Fitto (che a Palazzo Madama controlla circa 15 senatori) e Max (che pur non avendo un numero definito di parlamentari fedeli resta il più credibile tra gli ayatollah dell’anti renzismo) punta a un risultato diverso: deviare il percorso del governo Renzi-Berlusconi, indebolire i leader, accelerare la fine del regno del Nazareno e condizionare (via preferenze) il destino dell’Italicum. L’asse esiste. Renzi ne ha avuto notizia. Un emissario del premier ne ha parlato ad Arcore giusto pochi giorni prima che il Cav. scomunicasse in pubblico Fitto. La tempistica non è stata proprio una casualità, diciamo.
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