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Tonia Mastrobuoni per “la Repubblica”
Al Cafe Weingarten hanno diviso i tavolini sin dalla mattina: d’un lato i sostenitori di Norbert Hofer, dall’altra quelli di Alexander Van der Bellen. «Per non farli litigare», ha spiegato il proprietario, ridacchiando. Una decisione simbolica, col senno di poi. Perché alla fine di una giornata al cardiopalma, i due candidati per la presidenza della Repubblica sono finiti testa a testa nelle proiezioni, 50 a 50.
L’Austria si è spaccata a metà. E fino a stasera, finché non saranno scrutinati anche gli 885mila voti postali che mancavano ieri all’appello — su circa 6,3 milioni di elettori — non si saprà chi sarà il prossimo Capo dello Stato. Senza le schede mandate per posta, Hofer risulta in testa con 51,9 per cento delle preferenze, contro il 48,1 di Van der Bellen.
La differenza di 144mila voti non inganni: tradizionalmente il voto postale tende a sinistra, lo spoglio potrebbe dunque azzerare quella forbice, persino rovesciare il risultato. Basti pensare che al primo turno delle presidenziali, il 24 aprile, Van der Bellen era ampiamente in testa su Hofer, nel voto espresso per lettera; nel risultato finale è rimasto indietro di oltre dieci punti.
La buona notizia, dunque, è proprio il testa a testa. Il dato politico più eclatante è la straordinaria rimonta del candidato indipendente Van der Bellen su quello della destra populista Hofer. Una dinamica che ne ricorda un’altra, quella della Francia che si ricompattò nel 2002 dietro Chirac per scongiurare la vittoria dell’ultradestra, del Front national di Le Pen. Anche l’affluenza non ha significato nulla, nella complessa interpretazione dei dati. Al primo turno il boom dei votanti (68 per cento) ha premiato Hofer, stavolta il 72 da record sembra aver aiutato la rincorsa di Van der Bellen.
Per 24 ore il giudizio è sospeso, chi già parlava di inizio della “Terza repubblica” con l’ascesa di Hofer alla Hofburg, con l’approdo della destra populista sullo scranno più alto della Repubblica, dovrà pazientare. Questa sera, verso le otto, dovrebbero arrivare i risultati definitivi. E a giudicare dalle proiezioni, conterà ogni voto. In ogni caso anche la nomina di Van der Bellen sarebbe un primato: sarebbe il primo Verde presidente della Repubblica, il primo anche in Europa.
I due partiti tradizionali, rimasti fuori dalla contesa finale per la prima volta dalla fine della guerra e scandalosamente tentennanti nel loro appoggio a Van der Bellen — fortunatamente uno dei pochi endorsement convinti è quello del nuovo cancelliere socialdemocratico Kern — restano alla finestra. In serata, il ministro dell’Interno, Wolfgang Sobotka ha comunicato con voce asettica i risultati definitivi, al netto di quelli postali, e si è fermato a margine per rispondere ad alcune domande sulla delicata situazione al Brennero.
Ha confermato l’intenzione di mandare 80 poliziotti al confine con l’Italia, dopo che «nei cinque giorni attorno alla Pentecoste abbiamo notato un aumento dei passaggi di frontiera da parte di profughi: è inaccettabile». Sobotka ha anche detto di averne parlato con il suo omologo italiano, Alfano, e che la decisione «non ha nulla a che fare con le elezioni: toglietevelo dalla testa». Il pericolo, ha aggiunto, è «che i numeri aumentino, con l’estate».
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