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NON C'E' NIENTE DA MAGNA', MANCO GLI AVANZI - IL GOVERNO RIMANDA A DATA DA DESTINARSI L’APPROVAZIONE DELLE NUOVE NORME SULLE “DOGGY BAG” - IL DIETROFRONT SUI CONTENITORI PER PORTARSI A CASA GLI AVANZI DAI RISTORANTI SAREBBE LEGATO AL MANCATO CONFRONTO CON LE ASSOCIAZIONI DI CATEGORIA - E TRA GLI ADDETTI AI LAVORI C’E’ CHI PUNTA IL DITO SULLA MISURA IMMAGINATA DAL GOVERNO: “NON SERVONO OBBLIGHI INVASIVI”
Estratto dall’articolo di Giulia Boero per “la Repubblica”
[...] Il Consiglio dei ministri avrebbe dovuto varare ieri il nuovo ddl Concorrenza, che tra le pieghe di un testo su benzinai e assicurazioni, avrebbe dovuto parlare anche di lei: la doggy bag. Non più solo una concessione del ristoratore, ma un diritto del cliente. Una legge, appunto.
Chi ordina e non termina la consumazione può portarsi via cibo e bevande. E per riconoscere la buona pratica del ristoratore, la presenza di un logo: un'etichetta da attaccare sulla porta accanto alle stelle Michelin e agli adesivi delle guide.
Peccato che la proposta sia sparita dal testo definitivo (chissà se rispunterà durante l'iter parlamentare di settembre). La motivazione? Secondo fonti del Mimit, dietro ci sarebbe la necessità di discutere la materia con le associazioni di categoria ad oggi assenti al tavolo di confronto. [...]
In Francia la doggy bag è obbligatoria dal 2021. In Spagna, dal 2022, i ristoratori sono obbligati a fornirla su richiesta. Negli Stati Uniti — culla della borsetta degli avanzi — , così come nel Regno Unito, non c'è una legge ma l'abitudine a usarla è parecchio diffusa. Mentre in Germania non è inusuale incontrare per strada frigoriferi dove lasciare il pranzo d'avanzo perché altri lo consumino.
Non tutti però concordano sull'efficacia di un'ipotetica norma. Su questo Stoppani ha le idee chiare: «Il 95% dei ristoranti in Italia è già attrezzato. Serve un progetto di educazione, un cambio di pensiero. Non obblighi invasivi».
Il problema quindi non sarebbe l'offerta, ma il riflesso culturale: secondo un'indagine della stessa Fipe svolta nel 2024, solo il 15,5% degli italiani porterebbe a casa il cibo avanzato al ristorante. Metà dei ristoratori sostiene che il primo motivo del rifiuto sia l'imbarazzo. Il resto si divide tra la scomodità di portarsi dietro una vaschetta (19,5%) e la pura indifferenza (18,3%).
E non è tutto. «Il problema non sono i ristoranti, ma le mura domestiche», spiega il presidente. Il rapporto Waste Watcher International certifica infatti che la filiera del cibo buttato valga oltre 13 miliardi di euro. Di questi, 7 miliardi e 363 milioni si perdono dentro le case degli italiani. Detto in sintesi: ogni cittadino getta, in media, 554 grammi di cibo a settimana, 26 chili all'anno. Un'enormità che si consuma silenziosa, tra frigoriferi e sacchetti della spazzatura.
Condivisioni o meno a parte, se un giorno la norma dovesse tornare in Parlamento — magari proprio a settembre — , resta da immaginare cosa diventerà, nei fatti, la doggy bag italiana. Perché se la legge normerà il diritto, sarà probabilmente il mercato a decidere estetica e design. Difficile pensare ancora alle vaschette e alle buste di plastica trasparenti. Più probabile a una scatola che diventerà accessorio. [...]
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