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BASTA DONALD, CI HAI ROTTO IL DAZIO! – TRUMP IMPONE NUOVE TARIFFE TRA IL 10 E IL 12,5% A OLTRE 60 PARTNER COMMERCIALI (TRA CUI L’ITALIA) GIUSTIFICATI CON IL CONTRASTO AL LAVORO FORZATO. MA È SOLO UNA SCUSA PER AGGIRARE LO STOP DELLA CORTE SUPREMA E REINTRODURRE I DAZI – LA MOSSA ARRIVA DOPO UNA PRESUNTA “INDAGINE AD AMPIO RAGGIO”: I DAZI SI AGGIUNGONO ALL’ULTIMA ONDATA DEL 50% SU ALCUNE MERCI CANADESI E DEL 25% SU MOLTI PRODOTTI BRASILIANI

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Trump impone nuovi dazi tra il 10 e 12,5 per cento a oltre 60 paesi

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(ANSA) - Gli Stati Uniti hanno deciso di imporre da venerdì nuovi dazi compresi tra il 10% e il 12,5% a oltre 60 partner commerciali, nell'ambito di una nuova serie di tariffe che, nei piani dell'amministrazione Trump, puntano a contrastare il presunto lavoro forzato.

 

Le misure, diffuse dall'Ufficio del Rappresentante per il Commercio Usa, Jamieson Greer, sono destinate a sostituire quelle globali temporanee del 10% introdotte da Trump, la cui validità scade venerdì, dopo che la Corte Suprema aveva annullato la gran parte delle tariffe globali imposte a febbraio dal tycoon.   

 

La mossa è il risultato di un'indagine ad ampio raggio che, nella ricostruzione del Financial Time, vede importanti partner commerciali degli Stati Uniti come Giappone, Corea del Sud, India e Canada, oltre all'Ue e al Regno Unito. Nell'indagine figura anche la Cina e il Brasile.   

 

Le nuove misure colpiscono, secondo quanto riferito dall'ufficio di Greer, oltre il 99% del commercio americano: ai Paesi dotati di leggi di contrasto al lavoro forzato è stato applicato un dazio del 10%, mentre a quelli privi è stato invece addebitata una maggiorazione del 2,5%, al 12,5%. Entreranno in vigore nello stesso momento di scadenza dei dazi temporanei.

 

MEME SUI DAZI DI TRUMP

Le merci già soggette a dazi specifici legati alla sicurezza nazionale, tra cui acciaio, alluminio, automobili e relativi componenti, non saranno interessate dai nuovi provvedimenti che si basano su una disposizione della normativa commerciale frequentemente utilizzata - la Sezione 301 del Trade Act del 1974 - considerata giuridicamente come più solida rispetto alla base legale dei dazi annullati dalla Corte Suprema.

 

Esenzioni, inoltre, anche per petrolio, gas e fertilizzanti, oltre ad altri beni che gli Stati Uniti non producono.    

 

I Paesi che compiranno progressi nella lotta al lavoro forzato potrebbero vedere i dazi scendere al 10%. Come nel caso dell'India, ad esempio, 'premiata' con il 10% dopo l'approvazione di una legge contro il lavoro forzato che ha corretto il 12,5% inizialmente previsto. Attualmente, tuttavia, gli Stati Uniti non ritengono che i Paesi dell'indagine tutelino adeguatamente i lavoratori, a prescindere dall'esistenza di leggi in materia: rilievi destinati a creare una nuova bufera legale.   

 

MEME SUI DAZI DI TRUMP ALLE ISOLE MCDONALD E HEARD

La mossa dell'amministrazione Trump, per gli osservatori, ha in realtà l'obiettivo di ricostruire il regime tariffario globale del tycoon del Liberation Day, demolito dalla sentenza della Corte Suprema. E arriva dopo una nuova ondata di dazi del 50% su alcune merci canadesi e la settimana scorsa ha imposto un dazio del 25% su molti prodotti brasiliani. Jamieson Greer, rappresentante commerciale Usa, ha affermato che i dazi sul lavoro forzato "ripristineranno l'equità nel mercato globale per i lavoratori americani" e spingeranno i partner commerciali degli Stati Uniti a "unirsi agli Stati Uniti nell'eliminare il lavoro forzato dalle catene di approvvigionamento globali".

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