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Jacopo Iacoboni per "la Stampa"
«Di Matteo Renzi mi piace molto l'energia, la voglia; un po' meno una certa sbrigatività . Uno nello stesso tempo, con la stessa rapidità , può fare una cosa giusta o una cosa sbagliata». Anche profondamente sbagliata.
E di cose sbagliate Renzi ne sta facendo, secondo Bersani. Pierluigi è tornato. Ieri ha registrato un lunga conversazione con Enrico Mentana per Bersaglio mobile. La tesi di fondo è forte, una bocciatura solenne, il «combinato» delle riforme di Renzi va cambiato tanto, «se vogliamo essere comparabili con le democrazie occidentali». Non è che i professori della «svolta autoritaria» dicano cose diversissime.
Da quando è tornato in pista dopo l'operazione, l'ex segretario del Pd è così, con Renzi. Non c'è nulla da fare. In questa fase ha pronunciato valutazioni del tipo «altro che complotto, Renzi ringrazi il gruppo parlamentare»; oppure, «visto che ho salvato il cervello per un pelo, non è che lo consegno ad altri»; o in tv da Fazio venti giorni fa: «Renzi è bravo, crea movida. Ma avrà bisogno di tutti». Movida, sì: più o meno come un tipo da discoteca.
E ora rieccolo in tv, a dire sostanzialmente tre cose al premier. La prima, citando Veltroni (e Crozza, che lo ispira sin dai tempi dello smacchiamo): «Lo dico serenamente, pacatamente: la legge elettorale così com'è non va. Il combinato di riforma elettorale e del Senato rischia di consegnare a qualcuno col 24, 25 per cento governo, presidente della Repubblica, giudici costituzionali.
Va molto cambiata, se vogliamo essere comparabili con le democrazie occidentali». Non siamo molto lontani dall'appello dei «professoroni». Tra l'altro il M5S («una totale inutilità », a suo dire) «se è la seconda forza, o di qua o di là rischia di vincere al ballottaggio. Ragioniamoci». Poi però, non del tutto conseguente, Bersani auspica che il ddl Chiti sul Senato «venga ritirato, meglio fare emendamenti»; per Renzi, è buona notizia.
Resta però tra i due una fortissima distanza antropologica (eufemismo). Ogni cosa di questa performance lo svela, anche le frasi colorite stile-tacchino sul tetto, «uno non può essere ubriaco del proprio io, se fai politica ti metti in un noi. Se c'è una cosa per cui questo governo non brilla è l'umiltà ». La terza tesi è «se qualcuno beve l'acqua oggi, il merito è anche di chi ha scavato il pozzo».
Insomma, e questa è forse la più paradossale: se Renzi è lì è (anche) per merito mio. Bersani usa ripetere «ora torno a dire la mia, ma non chiedo posti»; una posa che D'Alema assume in un altro modo («passo ormai la maggior parte del mio tempo all'estero»), ma la sostanza quella è. Si sentono padri del partito. Solo che D'Alema al momento ha un (provvisorio) appeasement col segretario. Bersani no. Coscienza critica. Sana voce del dibattito interno. Non provate a chiamarlo «rosicone».
BERSANI LETTA RENZI
IL RITORNO DI BERSANI ALLA CAMERA FOTO LAPRESSE
IL RITORNO DI BERSANI ALLA CAMERA FOTO LAPRESSE
convalescenza di Bersani
IL SALUTO TRA RENZI E BERSANI
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