
DAGOREPORT - CERCASI DISPERATAMENTE TALE MELONI GIORGIA, DI PROFESSIONE PREMIER, CHE DEFINIVA…
berlusconi e bertolaso batman robin
Francesco Verderami per il “Corriere della Sera”
Se c’è una cosa che Berlusconi proprio non sopporta è di dover smentire Berlusconi. Perciò non può ritirare la fiducia a Bertolaso, per non contraddire se stesso. Ma anche perché «se lo ritirassi dalla corsa al Campidoglio tutti direbbero che non conto più nulla e che Salvini è diventato il leader del centrodestra». Così l’amor proprio si impasta con le difficoltà politiche che il presidente di Forza Italia deve fronteggiare. E per uscire dal cul de sac in cui si è cacciato scegliendo Bertolaso, ha bisogno di Bertolaso: solo l’uomo delle emergenze può toglierlo dall’emergenza. Con un autonomo e spontaneo passo indietro.
Il candidato a sindaco di Roma racconta che «ogni giorno offro il mio scalpo a Berlusconi. «Presidente, gli dico, se per ragioni superiori di interesse nazionale lei dovesse cambiare idea, sono pronto a ritirarmi». È così: sono pronto a tornare al mio lavoro in Africa, se lui me lo chiedesse». Gliel’ha proposto ancora l’altro ieri e lo rifarà anche oggi, quando tornerà ad incontrarlo.
«Andrei via, subito. Certo non rimarrei qui a fare il city manager di qualcun altro. Un conto è se i colonnelli di Forza Italia hanno il mal di pancia. Di questo non mi curo, vado avanti. Se invece Berlusconi mi togliesse la fiducia, allora non sarebbe più possibile proseguire».
Ecco, a Berlusconi serve un’altra cosa, serve cioè che il suo candidato si convinca di non dover aspettare la domanda. Almeno formalmente dovrebbe essere l’ex capo della Protezione civile a compiere il passo per togliere il Cavaliere dagli impicci.
Sarebbe sbagliato oggi sostenere che Bertolaso quel passo sta per compierlo, è certo però che ci sta pensando. Lo si intuisce dal tono della sua voce, da cui traspare il (legittimo) dispiacere di essere stato prima sedotto e poi abbandonato nella sfida per il Campidoglio. L’accusa non è rivolta al leader di Forza Italia, ma a quanti «hanno deciso di cambiare idea sul mio conto per questioni di poltrone: vice sindaco, assessori, manager per le municipalizzate...». Che si riferisca alla Meloni?
Bertolaso, suo malgrado, è diventato il Malaussène su cui scaricare responsabilità politiche che invece ricadono su Berlusconi, stretto tra gli ultimatum dei suoi (ex?) alleati e la rivolta dei dirigenti forzisti romani. Terrorizzati per via di sondaggi devastanti e furiosi per l’ingratitudine del candidato che vorrebbe al suo fianco «la società civile e una lista civica», gli azzurri capitolini ieri stavano per muovere su Arcore, con il coordinatore regionale Fazzone alla testa del corteo.
BERLUSCONI SALVINI MELONI BY BENNY
Volevano gridare «o noi o Bertolaso». Berlusconi li ha frenati: «Non c’è bisogno che veniate qui, vengo io a Roma». Si sono calmati, per il momento, ma si sono intanto rifiutati di organizzare una cena per l’autofinanziamento della campagna elettorale: «Se la organizzi Bertolaso con la società civile e con la sua lista civica», hanno fatto sapere all’ex premier.
O tempora, se persino i capataz locali si ribellano al fondatore del centrodestra. Il punto è che se Berlusconi decidesse di immolarsi sul prescelto resterebbe solo nel partito a Roma. E senza più partiti con cui allearsi in Italia per le Amministrative. Al tavolo per le candidature, ieri, sembrava che l’intesa nazionale con Lega e Fdi fosse vicina.
Quando ecco il vice segretario del Carroccio, Giorgetti, porre una «pregiudiziale» a nome di Salvini: «È chiaro che se Berlusconi non facesse ritirare Bertolaso, noi andremmo da soli dappertutto». L’esatto contrario di quel che vuole il leader forzista, se è vero che aveva dato ai suoi un unico incarico: «Chiudete accordi dappertutto».
Roma per il Cavaliere è diventato un caso capitale, un’emergenza che solo Bertolaso può risolvergli. Ma fino a un certo punto. Perché anche se il suo candidato dovesse fare il passo indietro, comunque Berlusconi pagherebbe dazio. Oltre la sconfitta d’immagine, che verrebbe in parte coperta dall’aura di chi si è sacrificato per l’unità della coalizione, l’ex premier dovrebbe poi risolvere un problema interno, legato alla riottosità di un pezzo del suo partito di schierarsi con la Meloni: «Piuttosto Marchini».
SILVIO BERLUSCONI E GUIDO BERTOLASO FOTO LAPRESSE
Siccome l’alleanza per il Campidoglio anticiperebbe l’alleanza per Palazzo Chigi, in molti si rifiutano di assoggettarsi alla guida leghista: «Io che vengo dal Movimento sociale — ha detto giorni fa a un convegno l’ex ministro Matteoli — mai e poi mai ci starò a rincorrere i lepenisti». Intanto il telefono non squilla. Salvini non chiama, e Berlusconi non intende alzare la cornetta. È pronta la Meloni a fare il gesto conciliatorio: «Dai, forza presidente, che siamo tantissimi»...
DAGOREPORT - CERCASI DISPERATAMENTE TALE MELONI GIORGIA, DI PROFESSIONE PREMIER, CHE DEFINIVA…
FLASH! CHE FINE HA FATTO IL PIÙ TRUMPIANO DEL REAME, OVVERO MATTEO SALVINI? MENTRE I MERCATI…
AZZ! LA DUCETTA CI STA PENSANDO DAVVERO DI PORTARE L’ITALIA A ELEZIONI ANTICIPATE NEL 2026 - PERCHÉ…
DAGOREPORT – ASPETTANDO L'OPPOSIZIONE DE' NOANTRI (CIAO CORE!), VUOI VEDERE CHE LA PRIMA BOTTA…
DAGOREPORT: OPA SU OPA, ARRIVEREMO A ROMA! - AVVISO AI NAVIGATI! LE ACQUISIZIONI CHE STANNO…
DAGOREPORT – LA CASTAGNA BOLLENTE! LA BOCCIATURA DELL’EBA E DI BCE DELLO “SCONTO DANESE” PER…