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Luigi Bisignani per “Il Tempo”
RENZI E LA SCONFITTA NEL REFERENDUM
Non siamo davanti a una crisi ma forse a un suicidio politico. Matteo Renzi è andato avanti per mesi cercando di carpire il consenso di tutti per perpetuare se stesso senza riuscire a capire le esigenze reali dei cittadini e tagliandosi le gambe da solo. Si lamenta che i giovani non l'hanno votato ma non coglie che i millennials piuttosto che i bonus vogliono un leader che comprenda i loro bisogni.
Ha pensato di convincere invadendo le tv ma ha ottenuto il risultato contrario. Si è fatto consigliare da un americano abituato ad algoritmi e big data che in Italia non funzionano. E se con un colpo di genio domenica, con Agnese accanto, aveva fatto un grande discorso, dopo otto ore è ritornato la solita scheggia impazzita, cominciando a fare di tutto con Mattarella per tenersi la scena e magari ottenere un nuovo incarico, nonostante gli impegni solenni di ritirarsi a vita privata.
RENZI E LA SCONFITTA NEL REFERENDUM
Ha finito per distruggere il Partito Democratico, all'interno del quale in maniera bulgara ha impedito il dibattito, e cercato anche di mettere in un angolo Forza Italia e Silvio Berlusconi. Ma è possibile che un leader su cui in tanti ancora sperano perda così velocemente il controllo di se stesso?
Con il rischio di consegnare il Paese a Lega e Cinque Stelle che stanno giustamente pensando di mettersi insieme e provare a cambiare davvero l'Italia. Anche perché mai come ora quelli che la 'elite' chiama sprezzantemente i populisti sono vincenti. Ed un pugno di nomine da fare in primavera non bastano per giocarsi una reputazione.
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