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IL BOTTA E RISPOSTA TRA MATTARELLA E DRAGHI: “TI HO MESSO SULLE SPALLE UN IMPEGNO GRAVOSO, AUGURI...”, “GRAZIE, DI AUGURI HO BISOGNO” - MARZIO BREDA “ASSOLVE” IL COLLE PER IL GOVERNO MINESTRONE: “DOVEVA CONVINCERE A METTERSI INSIEME PARTITI NEMICI FRA LORO, CHIEDENDO CIÒ CHE ALBERT CAMUS SUGGERIVA IN TEMPI DI CATASTROFI: “LO SFORZO DI DOMINARE I PROPRI RISENTIMENTI”. IN “QUOTA QUIRINALE” PURE LA FARNESINA, DOVE DI MAIO SI È FATTO LE OSSA SENZA PRODURRE STRAPPI” (TANTO I RAPPORTI CON GLI USA LI CURA DRAGHI)
Marzio Breda per il “Corriere della Sera”
Nessuna euforia, non è da loro. In due hanno semmai l'atteggiamento composto di quella che i romani chiamavano gravitas e che tiene insieme dignità, serietà e senso del dovere così come gli uomini responsabili sanno viverli nei passaggi importanti.
E quello che hanno imboccato ieri sera Sergio Mattarella e Mario Draghi è davvero un passaggio difficile, nell' infinita crisi italiana. Così, quando è il momento di congedarsi, all'ora di cena, si stringono la mano con mezzi sorrisi. E poche parole. «Ti ho messo sulle spalle un impegno molto gravoso... Auguri», lo saluta il presidente. «Grazie, di auguri ho bisogno», replica il neopremier con un sospiro.
SERGIO MATTARELLA MARIO DRAGHI
Per il capo dello Stato è un successo. Ha reso possibile una svolta che non aveva alternative, se non lo scioglimento delle Camere e un vuoto di potere di qui all' estate. Invece, in nome della triplice emergenza da cui siamo schiacciati, è riuscito a costruire intorno all' ex banchiere centrale dell' euro un larghissimo equilibrio politico dato per utopico. Almeno fino a una quindicina di giorni fa.
Al Quirinale non piace che si evochino mediazioni di Mattarella. Ma ci sono state, com' era fatale per un governo di questa natura. Specie sul fronte politico, perché doveva convincere a mettersi insieme partiti nemici fra loro, chiedendo ciò che Albert Camus suggeriva in tempi di catastrofi: «Lo sforzo di dominare i propri risentimenti». Ci è riuscito, nel solco di quanto sosteneva Labriola quando identificò nel capo dello Stato «un inter-potere, un punto d' incontro» e, sì, anche «di supplenza», quando il sistema rischia di entrare in torsione. Com' è accaduto stavolta.
MARIO DRAGHI E SERGIO MATTARELLA
Certo, se metti in campo un player come Supermario, sai che la partita la gioca da solo.
Almeno in attacco. E il capo dello Stato lo ha verificato subito nelle scelte di coloro che sono destinati a gestire il Recovery plan, tecnici tutti di «area Draghi», e con un ruolo assai importante per Colao. Pure sul resto della squadra, l' incaricato ha lavorato in solitudine, studiandosi i curriculum di chi gli era segnalato dai partiti e confrontandosi poi con Mattarella, com' è scontato visto che la nomina di una squadra di governo è un potere duale, ripartito tra Palazzo Chigi e Colle.
di maio e mattarella da trump. by osho
Su due dicasteri in particolare il presidente della Repubblica ha insistito per garantire «continuità»: con Guerini alla Difesa (il capo dello Stato è anche capo delle Forze armate) e con Lamorgese all' Interno (sovrintendere alla sicurezza confina con le sue prerogative). Tuttavia si possono considerare in «quota Quirinale» pure la Cartabia alla Giustizia (perché lui, presiedendo il Csm, è il primo magistrato d' Italia) e gli Esteri. Ministero delicato, la Farnesina, dove Di Maio si è fatto le ossa nell' ultimo anno e senza produrre strappi rispetto alla strategia di rappresentanza dell' Italia. Nessuna obiezione a riconfermarlo.
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