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alessandro profumo matteo renzi
DAGONOTA
Come volevasi dimostrare. Il mercato boccia la bulimia di Potere del Ducetto. Le cinque aziende quotate i cui vertici sono stati confermati o sostituiti sabato scorso stanno perdendo in Borsa più dell’andamento dell’indice generale. Ad eccezione di Enel.
A metà seduta, Piazza Affari perde intorno allo 0,5%, mentre Terna cede lo 0,71%, Poste lo 0,85%, Eni lo 0,87 per cento. Peggio di tutte, Finmeccanica. Solo Enel cala meno della media, lo 0,48%. Mentre il titolo Leonardo cala del 3,6%. E pensare che la scelta di Alessandro Profumo doveva proprio rassicurare il mercato.
Segno che gli operatori guardano più alla sostanza ed alla visione strategica che al curriculum del predestinato.
Federico Fubini per il Corriere della Sera
Da oggi l' esame delle società partecipate dello Stato passa al mercato: un report di Ubs è dedicato in particolare alle sfide che attendono Poste Italiane. Da stamani parte per le società partecipate dallo Stato un esame diverso da quello al quale sono state sottoposte dalla politica negli ultimi giorni. A partire da oggi tocca al mercato.
Poste, Finmeccanica e Terna soprattutto hanno una caratteristica che le distingue dalle altre società per le quali il Tesoro sabato ha annunciato le sue scelte per le posizioni di vertice. Quei gruppi, a differenza di Enel, Eni o Terna, avranno un nuovo amministratore delegato e allo stesso tempo restano partecipati da grandi investitori privati italiani ed esteri, oltre che dai risparmiatori.
Da subito dunque il mercato avrà qualcosa da dire. Una buona partenza di quei tre titoli a Piazza Affari potrebbe segnalare un giudizio positivo degli investitori istituzionali; una caduta dei corsi di Poste, Terna e Finmeccanica invece segnalerebbe che c' è ancora un rapporto di fiducia da costruire fra i manager di nuova nomina e il mercato. Di certo quello che aspetta le partecipate stamattina è un passaggio delicato, perché l' opinione degli investitori riflette un' analisi approfondita anche quando sono questi ultimi a sbagliarsi.
Il vaglio, in realtà, è già partito. Un report delle scorse ore di Michael Werner e Alex Leng, della banca svizzera Ubs, è dedicato alle sfide che attendono Poste. I due analisti si concentrano sulle ipotesi circolate sui media che Francesco Caio non sia stato riconfermato come amministratore delegato, malgrado l' aumento dei ricavi e dei margini del gruppo, perché non si è piegato alle richieste del governo in due occasioni: il mancato rilancio per impedire al gestore di risparmio Pioneer di finire alla francese Amundi e l' indisponibilità di partecipare al salvataggio di Mps. Nel secondo caso Caio è rimasto alla finestra come qualunque altro operatore, nel primo non ha voluto tentare un costoso rilancio per attività difficili da integrare con Poste.
Scrivono Werner e Leng di Ubs: «Se (il cambio al vertice, ndr) ha luogo per queste ragioni, lo giudicheremmo come molto preoccupante per gli azionisti di minoranza, visto il potenziale per il futuro amministratore delegato di Poste di trovarsi esposto a pressioni simili». Oggi il 33,3% del gruppo è sul mercato, con un 21,8% in mano a investitori istituzionali e un 13,9% dei risparmiatori.
L' analisi di Ubs continua: «Data la buona reputazione di Caio nella comunità degli investitori, un cambio di amministratore (per le ragioni menzionate sopra) in questo momento del rilancio del gruppo potrebbe avere implicazioni negative per il prezzo che il mercato è disposto a pagare per il titolo».
Ubs per ora mantiene la raccomandazione di «comprare» Poste e Matteo Del Fante, il successore di Caio, arriva forte della credibilità conquistata con risultati operativi positivi e in crescita alla guida di Terna. Ma sa che per lui e i suoi colleghi di Finmeccanica e Terna stessa, l' esame del mercato inizia oggi.
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