DAGOREPORT – A CHE GIOCO STA GIOCANDO GIORGIA MELONI? NELL’ULTIMO CONSIGLIO DEI MINISTRI HA…
LA CAMPAGNA ELETTORALE INIZIA CON LE POMPE DI BENZINA – DOPO CHE ENI HA DECISO DI IMPORRE UN TETTO AL PREZZO DEL CARBURANTE, A SEGUITO DI UNA CONVERSAZIONE DELL’AD DESCALZI CON LA MELONI, GIORGIA INCASSA UN AIUTO ANCHE DA SOCAR, LA SOCIETÀ AZERA CHE CONTROLLA “IP”, CHE LIMITERA’ A SUA VOLTA I LISTINI ALLA POMPA – ENI GESTISCE IL 18% DEI DISTRIBUTORI IN ITALIA, IP UN ALTRO 21%. ORA PALAZZO CHIGI PUNTA A CONVINCERE ANCHE IL GRUPPO KUWAITIANO Q8 – CON LE CASSE DEL TESORO VUOTE E IL TAGLIO DELLE ACCISE CHE NON PUÒ ESSERE RIFINANZIATO, LA DUCETTA VUOLE SFRUTTARE IL TAGLIO DEL BOLLO AUTO E LE MISURE CONTRO IL CARO-CARBURANTE PER RECUPERARE UN PO' DEL CONSENSO PERDUTO – MA IL SOSTEGNO DEI COLOSSI PETROLIFERI NON È GRATIS: È UNA MOSSA PER SCONGIURARE L’INTRODUZIONE DI UNA TASSA SUGLI EXTRAPROFITTI, RICHIESTA A GRAN VOCE DALLA LEGA...
DOPO ENI SCONTI ANCHE DA IP. È L’ULTIMA SPERANZA DI MELONI
Estratto dell’articolo di Lisa Di Giuseppe per “Domani”
giorgia meloni - caro carburanti - foto lapresse
Un piccolo sconto val bene una tassa sugli extraprofitti. La campagna elettorale è cominciata dalle pompe di benzina: dopo che l’Eni ha deciso di imporre un tetto al prezzo del carburante a seguito di una conversazione dell’amministratore delegato Claudio Descalzi con la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni incassa anche un primo effetto domino: Socar, la società azera che a maggio scorso ha acquisito Ip, ha annunciato di voler imporre a propria volta un limite al prezzo del suo prodotto.
Tutte carte da giocare in vista di una campagna che si fa sempre più prossima. E a fronte di proposte che arrivano dalle opposizioni, con Matteo Renzi che propone la quattordicesima per gli impiegati, serve qualcosa di immediatamente tangibile. Molto più del taglio delle accise, che all’ennesimo rinnovo rischia di non essere più economicamente sostenibile. E allora, luce verde all’intervento personale della premier.
Che il feeling con gli azeri fosse particolarmente forte era noto già da tempo: due le visite a Baku da parte di Meloni, poi l’interesse del gigante energetico per l’Ip, mentre il governo italiano chiudeva un occhio sulla vicenda del terminal posseduto dagli azeri in Georgia che rischiava di diventare oggetto di sanzioni europee per il passaggio di navi della flotta ombra di Mosca [...]
In Italia – dove come nuovo ad della Ip ha scelto l’ex ministro dell’Economia georgiano, indagato per corruzione – Socar non sembra volersi però limitare alle acquisizioni: giusto qualche giorno fa il gruppo ha sottoscritto un accordo con la Figc per diventare «partner energetico» delle Nazionali fino al 2030, facendo propria una tradizione che negli anni Ottanta e Novanta è stata della Ip che ha acquistato (e subentrando a Eni).
claudio descalzi giorgia meloni
Ora, la scelta di fare seguito – per convenienza economica o su suggerimento di Palazzo Chigi non si sa – alla strategia di Eni è stata premiata. In una dichiarazione, Meloni ha parlato di «un segnale importante di attenzione alle famiglie italiane che conferma che è possibile contribuire concretamente a contenere il caro carburanti».
Un intervento che si intesta riconoscendo il contributo esterno: «Desidero ringraziare per questo il presidente dell’Azerbaigian, Ilham Aliyev, per il segnale di attenzione che rafforza la nostra cooperazione, e il presidente di Socar, Rovshan Najaf».
Quel che è certo è che la decisione di aderire al tetto allontana la possibilità di una tassa sugli extraprofitti in manovra. «Vince la linea di Forza Italia» festeggia il segretario Antonio Tajani. Ma ciò non significa necessariamente che la prima trattativa per raggiungere il tetto, quella con Descalzi, sia stata facile.
Vero è che per aziende che possono ancora contare su un’integrazione verticale – che cioè controllano il prodotto dall’estrazione al serbatoio, come Eni e Socar – ridurre i margini sulla distribuzione è un intervento meno doloroso che per chi compra dai produttori e una parte dello sconto sarà compensato dai maggiori volumi venduti, ma la riduzione dei ricavi sarà comunque tangibile.
GIANCARLO GIORGETTI - GIORGIA MELONI - FOTO LAPRESSE
Non va perciò dimenticato che i pasti gratis non esistono e la disponibilità dei petrolieri di oggi andrà ricambiata dal governo domani. Per non parlare delle conseguenze che la manovra potrebbe avere, sia in termini di polemica da parte degli operatori che hanno a disposizione meno gioco sulle riduzioni dei prezzi, sia dei piccoli azionisti di Eni che non beneficiano dei dividendi immateriali che guadagna il governo presso gli elettori, ma vedono solo ridursi quelli economici a fine anno.
Da mettere in conto anche la possibilità che lo sconto renda le pompe Eni fin troppo appetibili, portando a lunghe code alle stazioni di servizio con il rischio che il prodotto non basti per tutti gli automobilisti, com’è successo in Francia, dove pure la Total ha calmierato i prezzi.
Sembra dunque verosimile che si sia trattata dell’ultima carta da giocare per Meloni dopo il progressivo esaurirsi della speranza che la situazione internazionale si stabilizzasse. Meglio muoversi con i piedi di piombo, anche perché la premier ha ben presente le conseguenze di promesse troppo ardite: il video sul taglio delle accise ripreso in macchina durante una delle ultime campagne elettorali la insegue ancora.
Alla stessa maniera, anche questa decisione comporterà dei costi futuri (nel frattempo, nonostante questi interventi, tir e taxi hanno comunque minacciato lo sciopero). E così, a valle di un investimento da oltre 2 miliardi in un taglio delle accise che si esaurirà a inizio ottobre, è rimasta la soluzione più immediata, ma potenzialmente più dolorosa a lungo termine: tanto più che il precedente da cui prendere ispirazione, oltre che in Francia, c’era già anche in Italia.
Nel 2012, ai tempi del governo Monti, Paolo Scaroni lanciò il programma di ribassi “Riparti con Eni”: la campagna di sconti fece partire una guerra dei prezzi, con Esso e Q8 che replicarono all’offerta, mentre altre compagnie scelsero formule differenti. Resta da vedere se in un contesto come quello attuale le aziende pronte a muoversi saranno altrettante.
ADESSO MELONI PUNTA LA Q8 PER CHIUDERE IL CERCHIO CONTATTI DIPLOMATICI CON IL GOLFO
Estratto dell’articolo di Tommaso Ciriaco per “la Repubblica”
È il terzo tassello. E porta in Kuwait, grande esportatore di petrolio e controllore del gruppo statale Kpi, la società commercialmente conosciuta come Q8. Dopo l'Eni e l'Ip, Giorgia Meloni considera il marchio kuwaitiano il compimento della sua strategia per contenere il prezzo del carburante senza investire altre risorse pubbliche nel pozzo senza fondo – è il caso di dirlo – dei rincari.
Una mossa per il consenso, ma anche il tentativo di liberare denaro per una manovra elettorale che diventa sempre più vitale. Ecco perché nelle ultime ore, si apprende da fonti di governo, i canali diplomatici di Palazzo Chigi sono entrati in contatto diretto con la piccola monarchia.
[...]
Il terreno è agevolato da relazioni solide. Meloni, nei mesi scorsi, volò in Arabia Saudita, Qatar ed Emirati arabi, saltando la tappa in Kuwait soltanto a causa di un allarme sicurezza sui cieli sotto attacco dell'Iran. Ma Roma ha concesso aiuti militari al Paese sotto attacco di Teheran. Con il primo ministro Sheikh Ahmad Al-Abdullah Al-Sabah, inoltre, ha avuto modo di confrontarsi diverse volte negli ultimi mesi. Adesso la moral suasion è rivolta proprio all'Emirato. Con l'obiettivo di convincere anche Q8 a calmierare i prezzi in Italia.
A Palazzo Chigi nessuno nega che la circostanza sarebbe assai gradita. Ed è addirittura considerata probabile. Arriverebbe dopo l'ok di Ip, possibile grazie alle relazioni con il governo azero, incontrato dalla presidente del Consiglio lo scorso 4 maggio. Anche Antonio Tajani, d'altra parte, aveva incontrato giorni fa a Cernobbio i vertici di Socar, che gestisce Italiana petroli.
giorgia meloni - cinquanta sfumature di greggio - meme by emiliano carli
[...] Eni gestisce il 18% dei distributori, l'Ip un altro 21%. L'eventuale via libera della Q8 – con il suo 13%, pari a 2.900 punti vendita – permetterebbe di superare ampiamente la metà dei punti carburante nel Paese.
Ma sono proprio questi numeri a consigliare cautela da parte di Palazzo Chigi. E spingono la premier, fin dal via libera alle misure di "contenimento" annunciate da Claudio Descalzi, a mantenere ufficialmente un profilo basso.
La ragione risiede nelle regole dell'Antitrust. Il pressing diplomatico della premier si esercita infatti su società quotate. E un eventuale cartello "di fatto" – per di più favorito dal governo – potrebbe indurre i distributori più piccoli a fare appello alle norme che governano la concorrenza.
Giorgia Meloni Antonio Tajani Matteo Salvini 3
Ecco perché la leader si limita a plaudire alla decisione di Ip, senza esagerare: «È un segnale importante di attenzione alle famiglie italiane che conferma che è possibile contribuire concretamente a contenere il caro carburanti. Desidero ringraziare per questo il presidente dell'Azerbaigian, Ilham Aliyev, per il segnale di attenzione che rafforza la nostra cooperazione, e il presidente di Socar, Rovshan Najaf. Il governo continuerà a lavorare per sostenere le famiglie e proteggere il loro potere d'acquisto, soprattutto in questa fase internazionale così complessa».
Sono comunque rischi calcolati, per Meloni. Perché il vantaggio è troppo allettante: sfruttare il taglio del bollo auto e le misure contro il caro-carburante per recuperare un po' di consenso perduto.
Le elezioni sono vicine, forse più vicine di quanto l'esecutivo lasci intendere. Meglio ammortizzare la rabbia dei consumatori e risparmiare qualche risorsa in vista della legge di bilancio che precederà le urne.
Il prossimo 24 ottobre, infine, la presidente del Consiglio potrebbe volare a Riad. Lì dovrebbe incrociare molti dei partner del Golfo su cui esercita in queste ore la sua pressione diplomatica. L'occasione sarà il tradizionale summit tra Unione europea e il consiglio di cooperazione del Golfo.
GIANCARLO GIORGETTI - GIORGIA MELONI - FOTO LAPRESSE
caro carburanti - benzina
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