DAGOREPORT- MENTRE LA RIFORMA ELETTORALE APPRODA IN PARLAMENTO, GIORGIA MELONI È TORMENTATA DA…
CAMPO LARGO O CAMPO “LAVROV”? - DOPO NAPOLI, ANCORA TENSIONE TRA M5S E PD: I DEM SONO FURIBONDI CON CONTE PER LA SUA SORTITA PRO-RUSSIA ("STANNO COSTRUENDO UNA MINACCIA RUSSA PER CONVINCERCI AD ARMARCI FINO AI DENTI") – SCHLEIN INVITA I SUOI ALLA CALMA E INSISTE SULLA COSTRUZIONE DI UN’ALLEANZA IL PIÙ LARGA POSSIBILE: CON RENZI DENTRO, IN BARBA AI 5 STELLE. L’UNICO EVENTO INSIEME AL MOVIMENTO SARA’ IL SIT-IN DI STASERA CONTRO LA LEGGE ELETTORALE – DA PRODI AL RIFONDAROLO TURIGLIATTO FINO ALLE SPACCATURE DEL CAMPO LARGO, LE LITI SULLA POLITICA ESTERA “CALVARIO” DELLA SINISTRA…
1 - L’OPPOSIZIONE E IL TRAVAGLIO DELLE PIAZZE SFUMA ANCHE IL COMIZIO DI ROMA
M. T. M. per il “Corriere della Sera” - Estratti
La manifestazione di Pd, M5S e Avs a Padova è saltata. E adesso salta anche quella di Roma. È vero che questa seconda iniziativa era ancora un’ipotesi, ma l’idea di tenerla la settimana prossima, su cui si stava ragionando in questi giorni, pare proprio sfumata.
conte schlein bonelli fratoianni
Esprimono forti dubbi i dem.
Hanno più di una perplessità gli esponenti del M5S.
Insomma, meglio lasciar perdere, tanto più che di questi tempi le manifestazioni non sembrano portar bene al centrosinistra. Peraltro, sebbene ufficialmente negata da entrambe le parti, tra Partito democratico e Movimento 5 Stelle c’è una certa tensione. I dem sono ancora risentiti con Giuseppe Conte per il suo exploit sulla Russia a Napoli, anche perché non era in programma parlarne. In compenso il leader M5S avrebbe gradito una smentita di Schlein alle critiche da lei rivolte all’ex premier, ma quella precisazione non è arrivata.
Perciò alla fine della festa l’unica manifestazione del centrosinistra (in versione più allargata, però) che si terrà sicuramente è quella di stasera davanti alla Camera dei deputati. Si tratta della veglia parlamentare organizzata dal segretario di + Europa Riccardo Magi per protestare contro la riforma elettorale del centrodestra.
È un’iniziativa aperta, alla quale sono stati invitati tutti i leader delle opposizioni. Hanno già risposto di sì Schlein, Conte, Bonelli, Fratoianni e il segretario dei socialisti Maraio, oltre che diversi comitati e associazioni dei cosiddetti civici. Poi i 5 Stelle faranno per conto loro, sabato, una manifestazione a Ostia contro il riarmo.
Serpeggia dunque un certo nervosismo nel centrosinistra. E che la situazione sia delicata lo si è potuto constatare pure ieri mattina quando gli esperti del settore di Pd, M5S e Avs si sono riuniti per stabilire una linea comune sulla riforma della legge elettorale.
Non è che si sia registrata tutta questa grande unità di intenti.
Certo oggi, alla fine, le opposizioni si compatteranno, perché non possono dividersi di fronte a quella che ritengono «una battaglia campale», ma non ha fatto certo piacere né al Pd né ai rossoverdi la decisione del partito di Conte di presentare un emendamento sulle preferenze.
Questo continuo smarcarsi del leader del Movimento 5 Stelle, sulla Russia prima, sul delicato tema delle preferenze poi, disturba non poco la dirigenza dem. Di fronte a questo atteggiamento il Pd è a un bivio: o fa finta di niente e segue Conte, attirandosi le critiche di mezzo partito oltre che degli alleati di centro, oppure prende le distanze dall’ex premier, rendendo così evidenti le divisioni.
Schlein però invita i suoi alla calma, meglio lasciar correre e non inasprire ulteriormente la polemica. «In gioco c’è molto perché l’anno prossimo possiamo battere la peggiore destra di sempre», è il ritornello con cui la leader «testardamente unitaria» tenta di sedare gli animi. Del resto, la segretaria del Pd è convinta che alla fine l’unica strada percorribile sia quella da lei tracciata: la costruzione di un’alleanza il più larga possibile. Con anche Matteo Renzi dentro, checché ne dicano i 5 Stelle.
elly schlein contestata alla manifestazione del campo largo a napoli foto lapresse
(…) Anche Alessandro Alfieri non ha dubbi: «Conte sbaglia quando dice che non c’è una minaccia russa». Di fronte a questa situazione del centrosinistra, Pina Picerno sembra ben contenta della sua scelta di rottura con i dem. «Non mi pento di essere uscita dal Pd e le cose che sono accadute nel corso dell’ultima settimana rafforzano ancora di più i miei convincimenti».
2 - LE LITI SULLA POLITICA ESTERA
Antonio Polito per il “Corriere della Sera” - Estratti
Campo Lavrov o Campo Nato? La Russia è una minaccia per l’Europa, oppure l’Europa che si riarma è una minaccia per la pace? Questo (piccolo) dettaglio di politica estera divide sempre più apertamente l’alleanza delle opposizioni, che aspira a governare l’Italia tra un anno.
E non è affatto detto che prima del voto conosceremo la soluzione del dilemma shakespeariano. In caso di vittoria del campo di Conte-Schlein, auguriamo perciò al futuro ministro degli Esteri di non finire come Massimo D’Alema nel 2007.
E sì che era «il Migliore».
Quando si presentò al Senato nel febbraio di vent’anni fa, l’allora titolare della Farnesina in nome e per conto del governo di Prodi era sicuro che con la sua autorità (in fin dei conti era andato a braccetto con Hezbollah e aveva difeso il ruolo politico di Hamas) avrebbe messo in riga la sinistra-sinistra della maggioranza, indignata per la decisione degli «atlantisti» Prodi e Parisi di concedere un ampliamento della base americana di Vicenza; e placato il dissenso sul proseguimento della missione militare italiana di peacekeeping in Afghanistan. D’Alema uscì invece sconfitto per due voti. La sera stessa il premier Romano Prodi si recò al Quirinale a presentare le dimissioni.
Quella volta Prodi rimase in sella. Ma solo per cadere un anno dopo. La fine gliel’aveva del resto già annunciata l’«alleato» Fausto Bertinotti, dallo scranno di presidente della Camera dei deputati e leader indiscusso del suo partito della Rifondazione comunista, definendo Prodi «il più grande poeta morente».
Per vincere le elezioni (l’unico che ci sia riuscito per il centrosinistra in trent’anni di Seconda Repubblica) il premier aveva messo in piedi l’Unione che, come il Campo largo di oggi, tutto era tranne che unita: un’alleanza che andava, per dirla con Jovanotti, da Che Guevara a Madre Teresa, oppure, fuor di metafora, da Clemente Mastella al mitico Turigliatto, comunista impenitente e leader del partito di Sinistra Anticapitalista. La navigazione parlamentare fu procellosa fin dal primo giorno, anche a causa della risicatissima maggioranza al Senato. Il Titanic affondò sulla politica estera.
La quale c’entrava anche dieci anni prima, ai tempi del primo calvario con crocifissione del Professore, anche lì abbattuto dal fuoco amico della sinistra dura e pura, anti Nato e anti Usa e antifa ante litteram . In quel caso Bertinotti gli ritirò i voti sulla missione militare italiana (umanitaria) in Albania nel 1997, e ci volle il voto di Forza Italia e di Berlusconi per farla partire, con il suo soccorso dall’opposizione. E poi di nuovo, l’anno dopo, sull’allargamento della Nato a Polonia, Ungheria e Repubblica Ceca (come vedete, la storia politica italiana è tutta fatta di corsi e ricorsi).
conte fratoianni schlein manifestazione napoli
Allora ci pensò Francesco Cossiga, che nel frattempo aveva messo su un suo partito, l’Udr, con pezzi sparsi del Parlamento da lui generosamente definiti «gli straccioni di Valmy», a salvare la dignità nazionale, il rispetto degli impegni assunti e con essi il governo, votando al posto dei dissidenti di sinistra.
Operazione che condusse alle estreme conseguenze alla fine del 1998: quando Bertinotti fece collassare il governo Prodi, Cossiga lanciò D’Alema premier in vista dell’imminente guerra della Nato a Milosevic.
E infatti, l’ex leader comunista condusse la campagna militare da Palazzo Chigi, mettendo a disposizioni basi aeree e voli militari per il bombardamento della Jugoslavia; nonostante non ci fosse quel mandato Onu che oggi il Campo largo invoca per qualsiasi operazione l’Italia voglia intraprendere, ben sapendo che non ci sarà mai per il veto della Russia.
Il fatto è che, oggi come allora, c’è una sinistra che considera la politica estera il test estremo di purezza e fedeltà agli ideali di un tempo, quelli antioccidentali e antiamericani. (…)
Pensavamo che la caduta del Muro avesse eliminato questa barriera invisibile che spacca in due il Parlamento italiano e anche gli schieramenti al loro interno (Salvini e Vannacci non sono certo meno filorussi di Conte). E invece la nuova situazione internazionale ha rimesso l’Italia nel limbo dei Paesi divisi sull’essenziale.
La novità, piuttosto, sta nel fatto che i panni del «partito straniero» li stia indossando oggi un movimento come quello dei 5 Stelle, che con la storia della sinistra non c’entra nulla.
Elly Schlein e Giuseppe Conte3
Elly Schlein e Giuseppe Conte2
ULIVO PRODI D'ALEMA DINI VELTRONI
prodi mastella
franco turigliatto
Elly Schlein e Giuseppe Conte
DAGOREPORT- MENTRE LA RIFORMA ELETTORALE APPRODA IN PARLAMENTO, GIORGIA MELONI È TORMENTATA DA…
DAGOREPORT - TRUFFE, FAVORI, ABUSI DI POTERE: MA COME SI FA A DIRE AI RAGAZZI DI STUDIARE E A…
DAGOREPORT - SE C'È UN FILO DI CONTINUITÀ NELLA STORIA DELL’ITALIETTA, UN ELEMENTO CHE RIMBALZA DA…
DAGOREPORT - DISGREGARE L’UNIONE EUROPEA, ALIMENTANDO FINANZIARIAMENTE LE FORZE SOVRANISTE EUROPEE,…
DAGOREPORT - CON L'ARMATA BRANCA-MELONI SOTTO SCHIAFFO DEL VANNACCISMO, IL CENTROSINISTRA RIESCE A…
DAGOREPORT – PERCHÉ MARIO ORFEO HA DETTO ADDIO A “REPUBBLICA”? DIETRO ALLE DIMISSIONI C’È UNA…