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Carlo Bertini per "La Stampa"
Dopo l'elezione di Grasso e Boldrini, il clima nel paese è mutato in positivo e dobbiamo stare attenti a non rompere questo idillio», avverte un senatore fuori dai giochi e non di primo pelo. Ecco se questa è la percezione degli uomini più navigati del Pd, figurarsi quella dei quarantenni che scalpitano per il rinnovamento senza esitazione alcuna. Fino al punto di una saldatura tra blocchi in apparenza agli antipodi, come «giovani turchi» e renziani che non ne vogliono sapere di farsi governare dai «dinosauri» come li definisce Matteo Orfini e che sono pronti per questo a salire sulle barricate.
La questione che in queste ore sta creando forti tensioni sotto il pelo dell'acqua è la nomina dei capigruppo di Camera e Senato. Che si intreccia con l'indicazione di un vicepresidente in ognuno dei rami del Parlamento e che terrà banco nelle assemblee dei gruppi che andranno in scena oggi.
Nel Pd la fibrillazione è altissima, si avvicina l'ora delle scelte, anche il toto-ministri di un ipotetico governo impazza, da Barca a Saviano, da Rodotà all'economista Paolo Guerrieri, da Zagrebelsky alla filosofa Michela Marzano e via di questo passo. Ma il vortice impazzito delle voci tocca anche la figura del candidato premier, qualcuno si spinge a registrare che «ormai tutto è cambiato e quindi nulla è più scontato», ma i bersaniani fanno sapere che non esiste l'ipotesi che il loro leader faccia un passo indietro per far posto a qualcuno magari in grado di incontrare meno ostacoli nella ricerca dei numeri per formare un governo.
Insomma, cosa andrà a dire Bersani al Capo dello Stato è presto detto: il Pd all'unanimità ha deciso di proporre un governo del cambiamento sulla base di una proposta aperta sui famosi otto punti, ma con Bersani premier. E se resta sempre la speranza di far «breccia» nel fronte dei grillini, è al fronte leghista che si guarda con maggiore speranza. Perché anche se i leghisti ufficialmente fanno la parte degli offesi, i canali diplomatici restano aperti e la speranza che il Carroccio tenga la linea di non ostacolare la nascita di un governo è sempre alta.
Ma a ventiquattr'ore dall'avvio delle consultazioni al Quirinale, la scelta dei capigruppo tiene banco e solo oggi si vedrà se questo mix di guerra generazionale e scontro tra correnti sarà rinviato a tempi migliori oppure no. In ballo c'è la volontà iniziale di Bersani, filtrata ieri, ma che ha perso quota col passar delle ore, di proporre una «prorogatio a tempo» dei capigruppo uscenti, Franceschini e Finocchiaro; i quali non solo non scalpitano per esser riconfermati, dopo esser stati in predicato per essere eletti presidenti delle Camere. Ma non hanno alcuna intenzione di esser sottoposti al tritacarne di una votazione sui nomi, pur preparandosi ad accettare una eventuale «richiamata» temporanea alle armi.
Non è affatto una questione di secondo piano la scelta dei capigruppo, perché da quel ruolo passano decisioni di grande delicatezza, come componenti e presidenze delle commissioni, leggi da mettere in votazione e nomine varie. Bersani in questo momento avrebbe voluto gestire le consultazioni al Quirinale contando su una coppia di provata esperienza istituzionale, ma si trova davanti ad un fuoco di sbarramento, con Renzi che non mette bocca ma fa sapere di gradire sempre e comunque il rinnovamento; e i turchi pronti a denunciare «un grave errore politico che vanificherebbe il risultato di immagine incassato con la Grasso e Boldrini».
In realtà , dietro le quinte molti dicono che la «proroga è un alibi per nascondere la difficoltà che ha Bersani di scegliere un nome condiviso alla Camera dove le correnti hanno il loro peso. E quindi, mentre in Senato Zanda è in pole, seguito da Casson e dalla Puppato, alla Camera ci sono 50 turchi e 50 renziani, che pongono una questione generazionale. E la rosa dei candidati è nutrita, da lettiano Boccia, ai turchi Cuperlo e Orlando, tra le donne Mosca e De Micheli vicine a Letta, la Sereni di area Franceschini e anche la Madia. A Bersani l'ardua sentenza...
PIERLUIGI BERSANI
GRASSO E BOLDRINI
BOLDRINI - NAPOLITANO - GRASSO - MONTI
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