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CARROCCIO A PEZZI – DOPO IL DISASTRO ALLE AMMINISTRATIVE E UN PARTITO IN EBOLLIZIONE, SALVINI SI METTE NELLA BOCCA DEL LEONE E PORTA LA LEGA IN RITIRO A TREVISO, LA CITTÀ DI ZAIA (E DI TONI DA RE), PER PROVARE AD ARGINARE I MAL DI PANCIA DELLA LEGA DEL NORD - IL CAPITONE È RIMASTO SPIAZZATO DALL’INCONTRO TRA IL DOGE E MARINA BERLUSCONI, UN MESE FA, NELLA RESIDENZA MILANESE DELLA CAVALIERA - IN VISTA DELLE POLITICHE, CON ROBERTO VANNACCI DATO IN ASCESA DAI SONDAGGISTI, SALVINI SI TROVA UN PARTITO BALCANIZZATO CON I LEGHISTI DEL VENETO SUL PIEDE DI GUERRA. MA TREVISO E' IL FEUDO DI TONI DA RE, L’EX EUROPARLAMENTARE SIMBOLO DELLA LIGA VENETA, CACCIATO DAL CARROCCIO PER AVER DATO DEL CRETINO A SALVINI -VIDEO
Lorenzo De Cicco per repubblica.it - Estratti
Tutti in ritiro, a “casa” di Zaia. Dopo settimane complicate, la Lega prova a ricompattarsi. Matteo Salvini ha deciso: tutto il partito, big e peones, ha bisogno di un paio di giorni di team building. E allora, dopo giornate di trattative sottotraccia sugli incastri d’agenda, si è deciso di portare il Carroccio a Treviso, il 4 e 5 luglio prossimi.
La location non è stata scelta a caso: è la città di Luca Zaia, l’ex Doge ora presidente del consiglio regionale veneto. Non è stato facile trovare una data che andasse bene a tutti. Sulle prime si era pensato di organizzare la kermesse il 19 e 20 giugno, in una località balneare nel Padovano, ma proprio Zaia si era sfilato, per “impegni pregressi”. Seguito dai governatori della Lega al Nord, a cominciare da Attilio Fontana, che ha ricordato al segretario: quel giorno ho il Papa a Pavia, non posso proprio esserci.
Ecco allora il cambio di programma. Salvini non voleva forfait. E così dovrebbe essere. La due giorni è pensata come un seminario, focus su 4-5 temi su cui rilanciare l’azione della Lega da qui alle Politiche, visto che manca all’incirca un anno al voto. Ma è anche un tentativo di ricompattare un partito che è stato, dalla sua fondazione, una falange e che da qualche mese vive fibrillazioni interne, mal di pancia, fastidi.
MARINA BERLUSCONI ZAIA SALVINI
Il vicepremier è stato sorpreso, per esempio, dell’incontro tra Zaia e Marina Berlusconi, un mese fa, nella residenza meneghina dell’erede del Cavaliere. Faccia a faccia che ha alimentato congetture e sospetti: vuoi vedere che l’ex Doge, scontento da tempo per l’andazzo del partito, si accasa altrove, dentro FI? Voci per ora smentite, ma chissà.
In vista delle Politiche, con Roberto Vannacci dato in salita dai sondaggisti, Salvini ha bisogno di ritrovare l’unità.
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IL CASO TONI DA RE
Laura Berlinghieri per lastampa.it - Estratti
Fuori dal partito, per avere definito il segretario Salvini un «cretino», da cacciare da via Bellerio. Ma rendendolo così un martire della frangia dei lighisti veneti, in rotta totale con il "capitano”.
Potrebbe essere una mossa studiata a tavolino, quella di Giantantonio Da Re - per tutti, semplicemente “Toni” - ex segretario della Lega veneta, ex sindaco a Conegliano Veneto (nella Marca trevigiana, roccaforte del partito più nostalgico), europarlamentare con nessuna possibilità di conferma a Bruxelles.
Alcuni giorni fa, la sua definizione di Salvini è apparsa nero su bianco su un quotidiano, non passando inosservata agli occhi della segreteria leghista. Che, a tre mesi dalle elezioni europee e nel pieno di una guerra intestina, di tutto aveva bisogno che dell’occasione per rinvigorire proprio l’ala dei non salviniani. «Ma Da Re è un navigato della politica. La sua non è stata una semplice critica alla linea di Salvini, ha superato il limite e sa bene che, in questi casi, la sanzione è inevitabile» commenta il consigliere regionale Roberto Bet, che proprio di Da Re potrebbe prendere il posto all’Europarlamento.
MATTEO SALVINI - FESTIVAL DELL ECONOMIA DI TRENTO
Ma chissà, appunto, che quella di “Toni” non sia stata un’uscita «a orologeria», per svegliare la base. Del resto, in un’intervista al Mattino di Padova, è stato lui stesso a dire: «Con Salvini, il partito ha perso principi, valori e riferimenti. Ora mi chiamano da tutto il Nord, ma io lo dico da quasi quattro anni. E a chi mi dice “hai ragione, siamo tutti con te, ma sbagli i modi”, rispondo: ma cosa aspettate ancora?».
In ogni caso, il Consiglio direttivo regionale del Carroccio è stato convocato per questa sera, 7 marzo, dal giovane segretario Alberto Stefani, nella sede di Noventa Padovana, per votare il provvedimento di espulsione. Ventuno votanti, tra i quali il presidente Zaia, sicuro assente, e lo stesso Da Re, che a sua volta non si dovrebbe presentare. Stando ai nostri “sondaggi”, la vittoria dei favorevoli all’espulsione dovrebbe essere schiacciante; salvo interventi esterni (da via Bellerio), che potrebbero suggerire il perdono, proprio per evitare di fare il gioco di Da Re. Ma è un'ipotesi marginale: troppo grave l'affronto al "capitano".
Va detto che il voto sarà palese ed esprimersi contro il provvedimento sarà letto come votare contro il segretario, ma comunque si attende una discussione tutt’altro che pacata. «Venderemo cara la pelle e sono assolutamente convinto che porteremo a casa il risultato», il commento di uno dei votanti, tanto per intendersi. Si tratta di Marcello Bano, sindaco di Noventa Padovana, uno di quelli che non hanno paura di ribellarsi a Salvini.
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