CACCIA AL TRADITORE - SOSPETTI DI “COMBINE” TRA PIDIELLINI PER LA TELEFONATA DI “PIAZZAPULITA” DI SILVIO

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Virginia Piccolillo per "Il Corriere della Sera"

La Rete non ci crede. All'indomani del vivavoce choc di Silvio Berlusconi che accusava il capo dello Stato di essere intervenuto sulla Cassazione per fargli pagare più soldi a De Benedetti nella sentenza Lodo Mondadori, sono stati in molti, nel mondo di Twitter e non solo, a pensare a una manovra concordata.

Mentre dal Quirinale filtrava l'amarezza del capo dello Stato e la determinazione a respingere le «insinuazioni di contenuto delirante e dall'intenzione diffamatorio», e il comitato di presidenza del Csm interveniva in difesa di Napolitano: «È semplicemente assurdo e offensivo solo pensare che il presidente Napolitano abbia potuto interferire su un processo in corso», nel Pdl si scatenava la caccia al misterioso interlocutore dello sfogo del Cavaliere.

Chi era quel politico del Pdl che aveva lasciato aperto il microfono mentre Berlusconi chiedeva aiuto per sapere di più su quello che gli era stato raccontato, ovvero le interferenze del Colle sulla sua causa? Immediatamente dal partito in fibrillazione pre-scissionista si scatenavano le indiscrezioni. Chi puntava il dito su un certo Nicola Furlan. Salvo scoprire che non esisteva. Allora nel mirino finiva Simone Furlan, il creatore del sito per i difensori del Cav: l'esercito di Silvio. Poi finiva al centro del gossip Antonio Angelucci, che smentiva rabbioso.

«Nessuno di loro». Assicura Antonino Monteleone, il giornalista di PiazzaPulita che ha registrato la telefonata, ora sospettata di essere una «polpetta avvelenata». Lui è sicuro che non lo sia.

Convinzione basata su cosa? «Sul fatto - assicura - che l'incontro non era programmato, io e quel parlamentare non ci conoscevamo, si parlava d'altro. Difficile immaginare una manovra organizzata. A meno che non si pensi che la casualità ero solo io. E chiunque fosse passato al posto mio avrebbe dovuto ascoltare quella conversazione».

Ma come è andata che il parlamentare ha messo Berlusconi in vivavoce? «Ero andato da lui per sapere delle dimissioni dei parlamentari. E lui, credo anche un po' per spacconeria, ha chiamato Berlusconi per chiedere cosa bisognasse fare. Devo dire anche facendo un po' di anticamera prima di ricevere risposta da Berlusconi». E come si è arrivati al lodo Mondadori? «Mentre Berlusconi parlava a un certo punto gli ha chiesto: ma tu non riesci a sapere qualcosa?». E perché lui ha lasciato il vivavoce? «Penso che abbia provato a toglierlo, ma avendo una certa età forse non c'è riuscito».

«Noi sappiamo chi è perché in qualche modo lo ha ammesso. Ma non faccio la spia. E non è né un avvocato né un magistrato», assicura Francesco Nitto Palma che minaccia querele per chiunque pensi a lui, in quanto ex Guardasigilli. Idem Giacomo Caliendo, ex sottosegretario alla Giustizia. Ma se non era né un avvocato, né un magistrato perché Berlusconi si sarebbe rivolto a lui? Nitto Palma replica: «Forse perché è potente».

 

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