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VANNACCI METTE MELONI DAVANTI AL BIVIO: STA CON L'EUROPA O CON I PUZZONI FILO-PUTINIANI? – GIORGIA NON PUÒ PERMETTERSI UNA GUERRA APERTA CON IL GENERALE, CHE È APPENA ENTRATO NELL’EUROGRUPPO DELL’ESTREMA DESTRA E HA VOTATO CONTRO LA RISOLUZIONE A SOSTENGO DI KIEV – L'EX VICE SEGRETARIO DELLA LEGA RISCHIA DI RUBARE VOTI DECISIVI A FDI, MENTRE SI AVVICINANO LE ELEZIONI POLITICHE 2027 – D’ALTRA PARTE LA DUCETTA E VANNACCI HANNO UN AMICO COMUNE: ORBAN, IL CAVALLO DI TROIA DI PUTIN IN EUROPA – “LA STAMPA”: “COME SANZIONARE IN CASA UNO CHE HA IL TUO STESSO IDOLO FUORI? C'È UN CALCOLO POLITICO NON SOLO DOMESTICO. IN UN'EUROPA CHE SVOLTA A DESTRA, MELONI NON VUOLE APPARIRE QUELLA CHE HA ABBANDONATO IL CAMPO…”

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Estratto dell’articolo di Alessandro De Angelis per “La Stampa”

 

VIKTOR ORBAN - GIORGIA MELONI - FOTO LAPRESSE

Interroga sia Giorgia Meloni sia Elly Schlein questo "asse" giallonero, che si è manifestato in Europa, proprio in un giorno ad alta intensità simbolica – il quarto anniversario dell'invasione russa – e proprio dopo il collegamento di Zelensky al Parlamento europeo.

 

Gli unici italiani a votare contro la risoluzione di sostegno a Kiev sono stati, sia pur partendo da presupposti diversi, Roberto Vannacci, che per l'occasione ha aderito al gruppo di Esn, la famiglia sovranista fondata da Afd, e gli eurodeputati dell'M5s.

 

Interroga, dicevamo, soprattutto Giorgia Meloni che, dopo aver fatto dell'Ucraina il suo principale asset di politica estera e l'elemento qualificante del suo governo per anni, ha pienamente legittimato il Generale nel gioco politico.

 

roberto vannacci - parlamento europeo

Prima gli ha consentito, nel voto italiano sulle armi a Kiev, di votare la fiducia, poi lo ha reso oggetto di riflessioni anche in materia di legge elettorale. Insomma, per non avere un nemico a destra, gli consente di avere un potere condizionante.

 

E la ragione per cui la premier ha scelto di non consumare lo strappo a destra è di fondo. Ha a che fare con la postura complessiva assunta in questa fase, fuori e dentro i confini nazionali, che racconta di una radicalizzazione a destra.

 

C'era una volta Giorgia Meloni che, nel mondo pre-Trump, vestiva i panni della populista gentile che riceveva il bacio in fronte da Biden, riusciva a convincere Orban a votare i finanziamenti per Kiev e domava Salvini. Poi la fase del famoso "ponte", un po' di qua ove necessario, un po' di là ove possibile [...]

 

ROBERTO VANNACCI - FUTURO NAZIONALE

Ora, se possibile, ha ridotto ancor di più il tasso di intensità dell'europeismo e incrementato quello di trumpismo: il board of peace ove la Germania ha mandato un anonimo funzionario e noi il titolare della Farnesina, la difesa del mondo Maga in polemica col cancelliere Mertz e – punto assai rilevante – la questione Orban.

 

È trattato come un alleato privilegiato, sostenuto con un certo vigore nella sua campagna elettorale, e coperto politicamente in Europa, difendendo quel diritto di veto che ha consentito di rinviare i 90 miliardi di aiuti a Kiev.

 

meloni orban

Rispetto alla solennità della fase, si registra una divaricazione netta tra le dichiarazioni – vedi quelle piuttosto enfatiche pro-Kiev del sottosegretario Fazzolari – e la pratica politica. Restano, e non è poco, le armi a Kiev, ma manca tutto il resto, ovvero quella spinta all'integrazione che consenta all'Europa di esercitare un ruolo nel mondo degli imperi di Trump e Putin.

 

Anzi, viene assecondata in un qualche modo a spinta frenante proprio di Orban, perfettamente funzionale all'indebolimento dell'Europa nello schema degli imperi. Per lui tifano tutti: Meloni, Salvini e Vannacci. Come sanzionare in casa uno che ha il tuo stesso idolo fuori?

 

giorgia meloni matteo salvini

Chissà, forse in questo schema c'è un calcolo politico non solo domestico alla vigilia dell'imminente tornata elettorale ungherese, di quella spagnola del prossimo anno dove si scommette su un governo Popolari-Vox, delle elezioni francesi con l'avanzata di Bardella e in relazione alla crisi del governo Starmer. In un'Europa che svolta a destra, Meloni non vuole apparire quella che ha abbandonato il campo. [...]

 

matteo salvini giorgia meloni foto lapresse