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ORA SONO CAZZI PER “BIBI” – LA DISFATTA DI TRUMP ALLE MIDTERM, CHE HA TOLTO AI REPUBBLICANI CAMERA E SENATO, METTE IN CRISI LA STRATEGIA AMERICANA DI NETANYAHU. IL PREMIER ISRAELIANO HA PUNTATO SUL TYCOON PER OTTENERE ARMI, COPERTURA DIPLOMATICA E SOSTEGNO CONTRO L'IRAN. ORA DOVRÀ CONFRONTARSI CON UNA MAGGIORANZA AVVERSARIA – L’AMBASCIATORE ETTORE SEQUI: “IL SOSTEGNO USA NON SCOMPARE, MA DIVENTA PIÙ DIFFICILE CONSIDERARLO UNA CAMBIALE IN BIANCO. DAL 3 GENNAIO I DEMOCRATICI POTRANNO OSTACOLARE NUOVI STANZIAMENTI, CONTESTARE FORNITURE E INDAGARE SULLE DECISIONI DELL'AMMINISTRAZIONE”

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Estratto dell’articolo di Ettore Sequi per “La Stampa”

 

DONALD TRUMP E BENJAMIN NETANYAHU

Lo tsunami democratico delle Midterm, che ha tolto ai repubblicani Camera e Senato, mette alla prova la strategia americana di Netanyahu. Il premier ha puntato su Trump per ottenere armi, copertura diplomatica e sostegno contro l'Iran. Ora il presidente dovrà confrontarsi con una maggioranza avversaria. [...]

 

Il sostegno Usa non scompare, ma diventa più difficile considerarlo una cambiale in bianco. Dal 3 gennaio i democratici potranno ostacolare nuovi stanziamenti, contestare forniture e indagare sulle decisioni dell'amministrazione.

 

Le loro posizioni su Israele differiscono, ma le richieste di tutela dei civili, accesso umanitario e un futuro politico per i palestinesi peseranno nel confronto con Israele. Il consenso sulla difesa israeliana potrebbe restare più ampio di quello su nuove offensive contro l'Iran.

 

ETTORE SEQUI

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Il cambiamento politico a Washington pesa anche sulle trattative seguite al voto israeliano del 27 ottobre. Un governo di unità nazionale potrebbe ridurre la dipendenza dall'estrema destra e rassicurare democratici americani.

 

Ma Netanyahu ha perso forza nell'argomento finora utilizzato di essere il solo leader capace di ottenere di più dagli Usa. Eisenkot può replicare che per ricucire con gli americani occorra cambiare premier. Rassicurare Washington può favorire una coalizione ampia; non stabilisce chi debba guidarla. Se nessuno trova una maggioranza, Netanyahu resterà alla guida dell'esecutivo uscente, anche durante nuove elezioni.

 

manifesto elettorale di netanyahu con trump foto lapresse

Le elezioni americane e quelle israeliane hanno prodotto una doppia crisi di legittimazione politica proprio mentre Usa e Israele devono decidere come concludere il confronto con l'Iran.

 

Trump conserva la presidenza, ma perde la maggioranza congressuale; Netanyahu resta in carica ma senza i voti per un nuovo governo. Entrambi devono dimostrare che i risultati della guerra giustificano i costi sostenuti. Un accordo potrebbe rafforzarli, anziché certificarne la debolezza.

 

Qui emerge la divergenza sull'Iran, resa evidente dal risultato delle Midterm. Un accordo che riapra Hormuz e imponga limiti verificabili al nucleare potrebbe consentire a Trump di tenere conto dell'esito del voto e rivendicare una riduzione dei costi della guerra. Netanyahu potrebbe giudicarlo insufficiente.

 

elezioni di midterm 2026 usa foto lapresse 7

La stessa intesa può rafforzare Trump ed esporre Netanyahu all'accusa di lasciare irrisolta la minaccia. Teheran può sfruttare questa distanza mantenendo insicura la navigazione: i rincari energetici aumentano la pressione su Washington perché conceda di più. Per Netanyahu, contestare un accordo ritenuto insufficiente può significare entrare in conflitto con Trump, sul cui sostegno ha costruito la propria strategia.

 

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Netanyahu può premere perché egli agisca prima dell'insediamento del Congresso democratico. Un'offensiva potrebbe ricompattare gli israeliani attorno all'emergenza oppure aggravarne le divisioni. Per Israele conta la durata del sostegno americano, oltre alla sua forza. Munizioni e difese vanno reintegrate: poter colpire non significa poter sostenere uno scontro indefinito.

BENJAMIN NETANYAHU DONALD TRUMP

 

La scadenza del memorandum di forniture militari Usa nel 2028 e le presidenziali dello stesso anno impongono a Israele di prepararsi a condizioni meno favorevoli, chiunque vinca. I calendari, infatti, divergono: Trump paga il protrarsi dei rincari; Netanyahu teme che una pausa permetta il riarmo iraniano; Teheran può cercare concessioni prolungando la crisi, ma intanto consuma risorse.

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