clemente mastella massimiliano cencelli

“CENCELLI DOVREBBERO VENERARLO” – CLEMENTE MASTELLA IN LODE DELL’EX ESPONENTE DELLA DC MORTO OGGI A NOVANT’ANNI, CREATORE DEL CELEBRE “MANUALE” PER LA SPARTIZIONE DELLE POLTRONE IN POLITICA: “ERA MATEMATICA DEL CONSENSO, INTELLIGENZA SAPIENZIALE, UN PERNO DELLA DEMOCRAZIA” – “ANCHE BERLUSCONI LO APPLICAVA, MA ERA DI MANICA LARGA, ERA MOLTO LIBERAL. LARGHEGGIAVA NELL’ATTRIBUIRE COLLEGI E POSTAZIONI DI POTERE. OGGI? NEL CENTROSINISTRA NON LO APPLICANO, LÌ NON C’È METODO. I DIRIGENTI DEL CAMPO LARGO PENSANO DI RAPPRESENTARE SOLO LA SINISTRA. E COSÌ VANNO A SBATTERE...”

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Estratto dell’articolo di Alfonso Raimo per www.huffingtonpost.it

 

CLEMENTE MASTELLA

“È un pezzo di storia che se ne va… Talvolta ne sento parlare quasi con disprezzo. Invece dovrebbero venerarlo”.

 

Clemente Mastella è addolorato per la scomparsa di Massimiliano Cencelli, l’autore del celebre manuale, il complesso di regole diventate il simbolo della spartizione in politica. “No, non si trattava di spartizione" - interrompe il sindaco di Benevento, già ministro, leader di partito, tra i decani dei democristiani italiani. "Quella era matematica del consenso, intelligenza sapienzale. Un perno della democrazia”.

 

Lei sindaco, ci si è imbattuto nel manuale Cencelli?

massimiliano cencelli

Ma certamente. Veniva applicato sia a livello nazionale che locale. Io stesso ho ricoperto incarichi in forza di quelle regole, mi ricordo una volta da sottosegretario alla difesa.

 

Ed ha contribuito ad applicarlo?

Nella mia corrente, la sinistra Dc, ho dato una mano a De Mita per alcuni sottosegretari e per fare le liste elettorali. Perché ricordiamoci che il manuale attribuiva pesi diversi ai ministeri, a seconda che fossero di primo piano, e poi ministeri di spesa oppure senza portafogli. Dettava regole di equivalenza tra ministeri e sottosegretari. Ma serviva anche per la rappresentanza fuori dal Parlamento. E, cosa importantissima, per comporre le liste elettorali.

 

Massimiliano Cencelli

Cencelli stesso ha raccontato che il “manuale” nacque per soddisfare le ambizioni dei “pontieri”, la corrente di Paolo Emilio Taviani e Adolfo Sarti che faceva da trait d’union tra andreottiani e sinistra Dc. Sembra che proprio per questo non piacesse molto alla maggioranza del partito. È vero?

Ma no. Alla fine risolveva molti problemi. Certo, Andreotti era uno che non lo rivendicava. A lui interessava il ministero degli Esteri, poi lo ha applicato per Pomicino al bilancio. Per il resto lasciava fare. Aveva uno sguardo più largo.

 

[...] Cencelli aveva trovato il modo per rappresentare i vari mondi che componevano la Dc, mondi che per quanto diversi riconoscevano tutti il valore dell’unità del partito. Questa è la politica.

 

[...] Lei è stato in maggioranza anche con Silvio Berlusconi. Anche lui applicava il Cencelli?

Sì ma era di manica larga, era molto liberal. Largheggiava nell’attribuire collegi e postazioni di potere.

 

E oggi il Cencelli viene applicato?

Nel centrosinistra no, oggi non c’è metodo. I dirigenti del campo largo pensano di rappresentare solo la sinistra. E così vanno a sbattere. Se lo mettano in testa.

 

E nel centrodestra, come lo applicano?

Molto meglio. Anche se Meloni rispetto a Berlusconi accentra di più il potere, sono loro che hanno ereditato la logica e la tradizione del Cencelli. Lo vediamo: c’è una dialettica tra Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia, ma alla fine si tengono. E danno spazio a tutti. Prendiamo la legge elettorale, la stanno scrivendo con il manuale in mano. Se no come fa Noi moderati, che è un partito tra l’1 e il 2 per cento, a entrare in Parlamento con 3-4 deputati? Questo è Cencelli

Massimiliano Cencelli