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Giorgio Meletti per il "Fatto quotidiano"
Corrado Passera tutto sommato non ne ha colpa. Negli ultimi anni ha fatto di tutto per far dimenticare le antiche simpatie prodiane, soprattutto negli anni del potere berlusconiano. E anche la sua partecipazione al governo dei tecnici è dotata di una sua trasparente schiettezza: se molti lo chiamano "il governo dei banchieri" è soprattutto merito della naturalezza con cui mostra che l'ultima cosa a cui si interessa sono le sorti dei lavoratori.
Tutto inutile. I leader del centrosinistra fortissimamente lo vogliono tra loro. Sono convinti che vedendo in campo il lucido e pensoso cranio del ministro dello Sviluppo economico molti elettori del centrodestra abbandoneranno Silvio Berlusconi, e anche gli elettori centristi, vedendo Passera schierato, si butteranno a sinistra.
E così due giorni fa l'hanno portato alla festa democratica di Reggio Emilia e hanno proposto al pubblico il suo argomentare pacato, equilibrato, un po' noioso, in definitiva "democristiano", secondo la velenosa definizione del suo scopritore e maestro Carlo De Benedetti.
Alla fine il vecchio leader sindacale e poi politico Franco Marini l'ha buttata lì: "Lo vedrei bene in politica, nello schieramento di centrosinistra". Passera avrebbe fatto bene a fare gli scongiuri. Marini è lo stesso che nel 2000 proponeva Antonio Fazio come candidato premier del centrosinistra, e com'è noto il governatore della Banca d'Italia è rapidamente passato dalle ambizioni politiche alle aule di tribunale.
Ma subito è intervenuto Massimo D'Alema, che ha un curriculum di tutto rispetto nella scelta dei candidati vincenti: "Anche nel passato noi abbiamo promosso l'impegno di Ciampi, Padoa-Schioppa. Credo che la politica italiana abbia bisogno di personalità che portino competenze e passione". Quale passione animi Passera non è noto al popolo elettore, che lo ha sempre visto in fuga di fronte agli incerti del mestiere (es: naufragio della Costa Concordia).
E anche sulle competenze, in questi mesi di governo, abbiamo imparato poco. Non ha trovato una soluzione per la Fiat di Termini Imerese . Non ha trovato un compratore per l'Alcoa, ma è andato in giro a dire che quell'azienda non la vuole nessuno. Per disboscare la giungla dei 70 miliardi di incentivi alle imprese (la vera sagra degli sprechi e della corruzione), Monti si è affidato all'amico-nemico Francesco Giavazzi, a cui Passera fa la guerra da mesi.
Eppure su tutto vince la passione, veramente insolita, per i banchieri che da un po' di tempo ha travolto i leader del centrosinistra. Indimenticabile la passionaccia per il presidente di Intesa Sanpaolo, Giovanni Bazoli, che nel 2000 era la scelta più di sinistra che si contrapponeva a quella più di destra, appunto Fazio. Ma fino a qualche anno fa i banchieri strizzavano l'occhio al centrosinistra perché c'era Romano Prodi.
Amico personale di Bazoli (li univa l'ammirazione per il comune maestro Nino Andreatta), estimatore di Passera (che chiamò a guidare le Poste durante il suo primo governo), in buoni rapporti con Alessandro Profumo. I tre big si schierarono compatti ai gazebo delle primarie 2005 per votare Prodi. Berlusconi potè ironizzare: "Io amico della gente, la sinistra amica dei banchieri".
Però Prodi nel 2006 ha vinto le elezioni, ma quando l'Unione ha cominciato a sfasciarsi i banchieri sono scappati. Alle primarie del 2007 Bazoli e Passera non si sono fatti vedere, solo Profumo si è presentato con la moglie Sabina Ratti, candidata nelle liste di Rosi Bindi. La quale Bindi, nell'estate 2011, ha restituito il favore lanciando Profumo (cacciato dall'Unicredit) verso una carriera politica durata pochi giorni. Brevi ma intensi.
E invece Passera ha abbandonato i lidi prodiani per diventare sempre più berlusconiano. à lui, dal ponte di comando di Banca Intesa, a cucinare nel 2008 il salvataggio dell'Alitalia a spese dei contribuenti per far contento Berlusconi che voleva salvaguardare l'italianità della compagnia aerea. à lui, mentre Giulio Tremonti scassa i conti dello Stato per conto di B., a proporre in lungimiranti interviste di spendere altri 50 miliardi di euro per rilanciare la crescita dell'economia.
Da ministro tecnico non ha avuto bisogno di cambiare la sua linea di inespressiva immobilità . I drammatici problemi del declino industriale non gli fanno male, perché in genere li schiva. Ieri ha ha fatto una dichiarazione sul caso Ilva del tutto priva di contenuto specifico, ma perfetta per descrivere il suo approccio: "Nel corso degli scorsi anni ci sono stati sicuramente danni all'ambiente e alla salute, ed è giusto che venga fatta piena luce sul'accaduto.
Non appare ad esempio ancora del tutto chiaro se le norme nazionali ed europee via via vigenti siano state rispettate o aggirate". Come si evince dal testo, l'unica cosa che non appare chiara è da che parte stia Passera, che in questi mesi ha fatto ogni sforzo per tenersi le mani libere e rimanere disponibile per ogni schieramento. Lo schema è il solito: a destra c'è grande confusione e affollamento, al centro c'è la ressa: Casini, Rutelli, Fini, Montezemolo. A sinistra una poltrona da ministro per un banchiere invece è sempre pronta. Parafrasando Bertolt Brecht: "Ci sedemmo dalla parte del centrosinistra visto che tutti gli altri posti erano occupati".
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