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(ANSA) - La Cina ha annunciato una stretta sul web con una campagna "di pulizia" di 14 mesi degli Internet service provider comprensiva anche delle Vpn, i "virtual private network" che consentono di evadere la censura del Great Firewall e di collegarsi a siti web occidentali e di utilizzare i servizi di colossi come Facebook, Twitter e Google, ora banditi. A novembre Pechino ha approvato una controversa legge sulla cybersecurity che, in nome di sicurezza e antiterrorismo, ha varato un giro di vite sulla libertà di parola online definendo anche una sorta di regole di condotta per i service provider.
Adesso le società di telefonia e servizi Internet non sono più autorizzate a mettere a disposizione o ad affittare linee Vpn senza un'apposita autorizzazione, ha riferito il ministero dell'Industria e dell'Informazione tecnologica. Il periodo di pulizia, ha aggiunto nella nota postata sul suo sito web, andrà avanti fino a marzo 2018. L'accesso Internet in Cina è cresciuto velocemente e mostra "segnali di sviluppo disordinato, creando l'urgente necessità di regolamentazione".
Le regole vogliono "rafforzare la gestione della sicurezza informativa online". La Cina ha toccato i 731 milioni di utenti Internet nel 2016, pari a circa l'intera popolazione europea, secondo il report di ieri del China Internet Network Information Center. Il numero, aumentato del 6,2% (42,99 milioni) su base annua, corrisponde al 53,2% dell'intera popolazione cinese.
L'annuncio è maturato a pochi giorni dall'intervento del presidente Xi Jinping a favore della globalizzazione e contro il rigurgito del protezionismo al World Economic Forum in Davos, assicurando che la Cina è intenzionata ad aprirsi all'esterno. Una ricerca del 2015 di Freedom House, un think tank Usa, ha individuato nella Cina il Paese più restrittivo sulle politiche Internet tra i 65 totali studiati, con una performance peggiore di nazioni come Iran e Siria.
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