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LA CLAUSOLA DI SALVAGUARDIA NON SALVERÀ I CONTI PUBBLICI – SU TUTTO L’IMPIANTO DELL’EXTRADEFICIT DELL’1,5% PREVISTO DALLA “NEC”, APPROVATA IERI IN PARLAMENTO, C’È UN’ENORME SPADA DI DAMOCLE, QUELLA DEI CONTI DEL 2025 E DELLA CONSEGUENTE PERMANENZA DELL’ITALIA NELLA PROCEDURA UE PER DISAVANZI ECCESSIVI – PER I PAESI SOTTO PROCEDURA, IL CALCOLO DEI SALDI DI FINANZA PUBBLICA COMPRENDE ANCHE IL DEFICIT CONCESSO DALLA CLAUSOLA DI SALVAGUARDIA; UNA MANCATA REVISIONE AL RIBASSO DEL 3,1% DELL’ANNO SCORSO, QUINDI, “IMPLICHEREBBE LA PERMANENZA DELLA PROCEDURA UE FINO AL RIENTRO AL DI SOTTO DELLA SOGLIA” DEL 3%, SPIEGA GIORGETTI, CIOÈ, IN BASE AI DATI ATTUALI, FINO AL 2030…

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Estratto dell’articolo di Gianni Trovati e Manuela Perrone per “il Sole 24 Ore”

 

giancarlo giorgetti alla camera foto lapresse

[…] Nei numeri, la sostanza della strategia illustrata in Parlamento dal ministro dell’Economia e accolta dalle risoluzioni di maggioranza è chiara: l’Italia si avvia a utilizzare integralmente la fetta energetica della clausola di salvaguardia, pari a circa 14,4 miliardi, e tutto quel che resta per la difesa, cioè quasi 22 miliardi in base alla linea attuale del Pil (si veda Il Sole 24 Ore di martedì scorso).

 

I due filoni scorreranno su binari temporali parzialmente sfasati: in pratica lo 0,9% di Pil dedicato alla difesa sarà concentrato prevalentemente sul 2028 (l’ipotesi prevalente prevede uno 0,3% nel 2027 e il resto l’anno dopo), mentre sull’energia non si può superare lo 0,3% su base annua e la spesa «si concentrerà su 2027 e 2028 posto che il 2026 è quasi a esaurimento».

 

ursula von der leyen giorgia meloni conferenza sulla ricostruzione dell ucraina. foto lapresse

In questo calendario non è escluso l’anticipo di una piccola quota di interventi per l’energia già quest’anno, che spiegano peraltro la convocazione agostana delle Camere, in tempo utile per mandare a Bruxelles i primi progetti entro la scadenza di Ferragosto.

 

Ma su tutto l’impianto continua a pesare l’incognita ancora irrisolta del deficit 2025 e della conseguente permanenza dell’Italia nella procedura Ue per disavanzi eccessivi.

 

Per chiarire il quadro, avverte il ministro, sarà necessario «poter disporre di informazioni aggiornate sull’andamento dei conti pubblici, che non saranno disponibili prima della fine del mese di settembre».

 

Giorgia Meloni GIancarlo Giorgetti

Perché per i Paesi nel braccio correttivo del Patto di stabilità il calcolo dei saldi di finanza pubblica comprende anche il deficit concesso dalla clausola di salvaguardia; una mancata revisione al ribasso del 3,1% dell’anno scorso, quindi, «implicherebbe la permanenza della procedura Ue fino al rientro al di sotto della soglia» del 3%, spiega Giorgetti, cioè, in base ai dati attuali, fino al 2030, perché il deficit rientrerebbe nei margini di Maastricht solo nel 2029.

 

Nel novero delle destinazioni possibili «sono ammesse, esclusivamente, misure “addizionali”, decise a partire dal 28 febbraio 2026 (l’inizio del conflitto in Iran, ndr) e mirate a migliorare strutturalmente la sicurezza del sistema energetico degli Stati membri, favorendo la transizione verde e riducendo la dipendenza dai combustibili fossili e, quindi, dagli approvvigionamenti esteri».

 

IL PACCO DI STABILITA - MEME SU GIORGIA MELONI BY DAGOSPIA

Sulla difesa invece, dettaglia il ministro, potranno essere finanziate per questa via spese correnti sia investimenti e, in questo secondo capitolo, potranno trovare spazio anche «proposte di rimodulazione di risorse già previste a legislazione vigente». Questa mossa potrebbe avere «effetti sul deficit attraverso una riprogrammazione delle tempistiche di consegna» dei materiali, aprendo così qualche margine alla manovra d’autunno. [...]

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