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Paolo Mastrolilli per LaStampa.it
Non c'è pace per l'amministrazione Obama, nel secondo mandato. Dopo le polemiche sullo spionaggio alle spalle dei giornalisti, adesso arriva anche il caso delle e-mail segrete dei membri del governo. Indirizzi occulti, ma creati con strumenti pubblici per condurre attività ufficiali, che quindi violerebbero l'obbligo di registrare gli atti dello stato federale. La scoperta è stata fatta dall'agenzia «Associated Press», che era stata vittima di controlli discutibili da parte del dipartimento alla Giustizia.
L'«Ap» stava conducendo un'inchiesta separata sulla ex amministratrice della Environmental Protection Agency, Lisa Jackson, che per aggirare le regole sulla trasparenza aveva usato un indirizzo intestato a «Richard Windsor», senza rivelare nella maggior parte dei casi che invece si trattava di lei.
Quindi i giornalisti si erano domandati se la stessa pratica fosse diffusa tra altri esponenti dell'amministrazione, e avevano chiesto a vari ministeri, dipartimenti e agenzie, di fornire le e-mail ufficiali dei loro dirigenti politici. La risposta non è stata molto collaborativa: basti pensare che il dipartimento al Lavoro aveva chiesto all'agenzia di pagare oltre un milione di dollari, per coprire tutte le spese necessarie a trovare gli indirizzi richiesti.
L'«Associated Press» allora si è appellata al Freedom of Information Act, la legge sulla trasparenza della pubblica amministrazione, che obbliga lo Stato a fornire documenti ai cittadini e ai media a costo zero o quasi. A quel punto le porte si sono cominciate ad aprire, e i giornalisti hanno scoperto che il segretario ad interim al Lavoro, Seth Harris, aveva almeno un indirizzo segreto di posta elettronica.
Stesso discorso per Kathleen Sebelius, che come capo dell'Health and Human Services Department gestisce l'applicazione della riforma sanitaria voluta da Obama. I portavoce governativi avevano chiesto all'«Ap» di non pubblicare gli account riservati, perché servivano proprio per gestire gli affari correnti senza essere inondati dalle mail della gente, ma l'agenzia li ha comunque diffusi, sostenendo che chi lavora per lo Stato non può nascondere in alcun modo le sue attività . L'«Ap» non si è fermata qui, e ora aspetta risposte anche da altre istituzioni come il Pentagono, la Homeland Security, i ministeri della Giustizia e quello del Tesoro.
In teoria, la giustificazione degli interessati ha senso: riceviamo migliaia di mail dal pubblico, e quindi abbiamo bisogno di un account per comunicare con i nostri collaboratori. Il problema però è che la legge obbliga i funzionari governativi a registrare i loro atti, nel caso servano per cause, contestazioni o audizioni parlamentari, ma con gli indirizzi segreti e privati i documenti possono sparire. E Obama aveva promesso agli americani di ristabilire la trasparenza dello Stato federale.
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