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COME SI DICE IN ARABO “SALUTAME A BIBI”? – VISTO LO STALLO DOPO LE ELEZIONI IN ISRAELE, GADI EISENKOT, LEADER DEL PARTITO YASHAR! PER LA PRIMA VOLTA APRE A UN’ALLEANZA CON I PARTITI ARABI PER UNA COALIZIONE DI GOVERNO CHE ESCLUDA NETANYAHU – L’EX GENERALE PONE QUATTRO CONDIZIONI: RICONOSCIMENTO DI ISRAELE COME STATO EBRAICO E DEMOCRATICO; FEDELTÀ AI PRINCIPI DELLA DICHIARAZIONE DI INDIPENDENZA; SERVIZIO MILITARE O CIVILE OBBLIGATORIO PER TUTTI I CITTADINI: RICONOSCIMENTO DI HAMAS COME ORGANIZZAZIONE TERRORISTICA: “OGNI DEPUTATO DISPOSTO A SOTTOSCRIVERE QUESTI PRINCIPI È UN POTENZIALE PARTNER PER UN NUOVO GOVERNO”

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Estratto dell’articolo di Fabiana Magrì per “La Stampa”

 

GADI EISENKOT

Per la prima volta dopo il voto del 27 ottobre, comincia a delinearsi una strategia concreta per sottrarre potere a Benjamin Netanyahu. Gadi Eisenkot, leader del partito Yashar!, è ben consapevole di trovarsi di fronte a «un bivio storico» e di dover trasformare una maggioranza che ha votato contro Bibi in una coalizione solida abbastanza per governare senza di lui.

 

I partiti arabi hanno già offerto la propria collaborazione – non necessariamente l'ingresso nel governo. E la piazza contro "il governo del 7 ottobre" sostiene e spinge i leader dell'opposizione a riconoscere e legittimare il peso decisivo del voto arabo.

 

gadi eisenkot benjamin netanyahu 2

La soluzione è implicita ma Eisenkot la esprime sotto forma di rebus, cioè quattro princìpi che ogni potenziale alleato dovrà sottoscrivere: il riconoscimento di Israele come Stato ebraico, democratico, liberale ed egualitario; l'adesione ai valori della Dichiarazione d'indipendenza; il servizio militare – nazionale o civile – obbligatorio per tutti; il riconoscimento di Hamas come organizzazione terroristica che deve accettare il proprio disarmo.

 

«Ogni deputato disposto a sottoscrivere questi principi – assicura l'ex generale – è un potenziale partner nella formazione di un nuovo governo». In sostanza: un'apertura condizionata ai partiti arabi.

 

gadi eisenkot dopo le elezioni in israele foto lapresse 2

[…] il presidente Isaac Herzog riceverà ufficialmente i risultati delle elezioni entro mercoledì e solo a quel punto avvierà le consultazioni con i partiti che hanno superato la soglia di sbarramento, per recepire le rispettive raccomandazioni sul miglior leader in grado di comporre un esecutivo.

 

[…]

 

Se Ahmad Tibi, della Lista araba unita, offre sostegno esterno – «Non voglio un ministero, vogliamo il cambiamento» – e Raam di Mansour Abbas resta aperto a un'intesa (lui era già entrato nel "governo del cambiamento" a guida Bennett-Lapid), l'ostacolo è ancora Avigdor Liberman, leader della destra laica, che continua a esclude ancora alleanze con gli arabi.

 

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Nel frattempo, Eisenkot manda un duplice messaggio: a Netanyahu, che continua a guidare il governo uscente; ma anche ai partner dell'opposizione. «Non lasciatevi ingannare – li esorta l'ex capo di Stato maggiore che ha scelto la politica per provare a ricucire le fratture di un Paese diviso –. Nello Stato di Israele è la Knesset a dare la fiducia al governo, non il contrario».

 

Ovvero, non serve aver trovato una formula di governo per cominciare a lavorare insieme in parlamento. Ad esempio, si può avviare la costituzione di una commissione statale d'inchiesta sulle responsabilità del 7 ottobre 2023, imporre a tutti i cittadini il servizio militare o civile, rafforzare l'esercito e cancellare le leggi della riforma giudiziaria approvate dal governo uscente.

 

[…]

 

UN SUPPORTER BACIA UNA BANDIERA DI NETANYAHU

Infine, l'avvertimento sul fronte militare: «La guerra contro i nostri nemici non è finita e i suoi obiettivi non sono stati raggiunti» ma fino all'insediamento del nuovo governo, Eisenkot garantirà il proprio sostegno alle operazioni militari soltanto in presenza di minacce dirette e immediate contro Israele, che non possano attendere.

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