ODIO E ADDIO/2 - “INSCENARE UNA GAZZARRA COME QUELLA DI IERI SERA, È IL CONTRARIO DI CIÒ CHE IL MONDO SI ASPETTA DALL'ITALIA - NON OCCORRE GRANDE CORAGGIO PER ANDARE A URLARE SOTTO CASA DI BERLUSCONI. NE OCCORRE DI PIÙ PER UNIRE LE FORZE NELL'EMERGENZA ANCHE CON CHI HA UN SENTIRE DIVERSO DAL PROPRIO” - IL CORRIERE CAZZULLEGGIA E DIMENTICA CHE LE CARFAGNE E LE BRAMBRILLE, LE MINETTI E LE RUBY DEL BUNGA BUNGA, A SPESE DELLO STATO, SI PAGANO…

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Aldo Cazzullo per il Corriere della Sera

La folla assiepata nella notte romana sotto il Quirinale e Palazzo Grazioli - più quella che ha puntato su Palazzo Chigi deserto - a urlare insulti, invocare le manette e gettare monetine al passaggio del premier dimissionario rappresenta uno spettacolo preoccupante.

Preoccupante anche per chi del premier non ha mai condiviso un'idea o una parola. Nell'ora delicatissima in cui tra mille difficoltà potrebbe nascere un governo di solidarietà nazionale, in un momento drammatico in cui il Paese è chiamato al massimo sforzo di unità, nessuno può chiamarsi fuori, ognuno è tenuto a rinunciare alle asprezze polemiche, a cercare un minimo comune denominatore con l'avversario, per percorrere insieme un tratto di strada prima di tornare a dividersi nella competizione elettorale.

È un sentiero stretto, quello su cui sta tentando di incamminarsi la politica italiana. Sarebbe stato impensabile, ancora poco tempo fa. Ma è un sentiero reso obbligato dalla crisi e dall'attacco della speculazione internazionale contro il nostro Paese. Inscenare una gazzarra come quella di ieri sera, con le forze dell'ordine costrette a intervenire per l'ennesima volta nel cuore della capitale, è il contrario di ciò che il mondo si aspetta dall'Italia. Soprattutto, è il contrario di ciò di cui l'Italia ha bisogno.

È vero che i fischi al leader perdente - non un assedio con il centro di Roma bloccato e momenti di tensione, come quella di ieri - sono una consuetudine delle democrazie. Un gigante come François Mitterrand trovò ad attenderlo all'uscita dall'Eliseo dopo quattordici anni una folla non proprio amichevole, e non se ne adontò. Occorre però ricordare che Berlusconi non è stato battuto da un voto elettorale.

Il governo cade a causa della crisi internazionale, e alla propria inadeguatezza a farvi fronte. Ma non va dimenticato che in questi diciassette anni Berlusconi ha sempre avuto un consenso vasto nel Paese, che oggi si è ridotto ma non è certo scomparso. Nel 1996 perse perché non aveva con sé Bossi. Dieci anni dopo per sconfiggerlo si dovette riunire in un'unica coalizione Dini e Cossutta, Mastella e il no global Caruso, la Binetti col cilicio e Luxuria vestito da donna: un'alleanza a malapena capace di vincere le elezioni, ma del tutto incapace di governare.

La premessa di una nuova stagione non può prescindere dal rispetto per i sentimenti e le opinioni di chi in Berlusconi ha creduto. Prendersi vendette o rivincite alla fine di un ciclo lascia sempre un retrogusto amaro. Farlo ora, a metà del guado, è un esercizio imprudente oltre che improvvido. Non occorre grande coraggio per andare a urlare sotto casa di Berlusconi, o davanti alla sedi istituzionali. Ne occorre di più per unire le forze nell'emergenza anche con chi ha un sentire diverso dal proprio, nel nome di un interesse e di una responsabilità che mai come oggi sono comuni.

 

SCENE DI GIUBILO PER L'ADDIO DI BERLUSCONISCENE DI GIUBILO PER L'ADDIO DI BERLUSCONISCENE DI GIUBILO PER L'ADDIO DI BERLUSCONISCENE DI GIUBILO PER L'ADDIO DI BERLUSCONISCENE DI GIUBILO PER L'ADDIO DI BERLUSCONISCENE DI GIUBILO PER L'ADDIO DI BERLUSCONISCENE DI GIUBILO PER L'ADDIO DI BERLUSCONISCENE DI GIUBILO PER L'ADDIO DI BERLUSCONI