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SULLA CRISI DI CEUTA GIORGIA SPACCA L’EUROPA – MELONI, DOPO LA FUGA IN AVANTI DELLA SOSPENSIONE UNILATERALE DEGLI ACCORDI DI SCHENGEN CON LA SPAGNA, ORA PRETENDE UN INTERVENTO DI BRUXELLES. FIRMA UNA LETTERA, SOTTOSCRITTA DA 22 PAESI, IN CUI CHIEDE UN SUMMIT UE URGENTE: “NON POSSIAMO PERMETTERE ATTRAVERSAMENTI DI MASSA INCONTROLLATI”. PESA IL MANCATO APPOGGIO DI MACRON, CHE GUIDA IL FRONTE DEL “NO”. SI CONSUMA UN ALTRO STRAPPO TRA FRANCIA E ITALIA – IN CALO DI CONSENSI, COSTRETTA A INSEGUIRE VANNACCI, CON UNA MAGGIORANZA IN FRANTUMI E ISOLATA IN EUROPA, LA DUCETTA SI GIOCA LA CARTA DEI MIGRANTI – PALAZZO CHIGI VUOLE UTILIZZARE CEUTA PER ACCELERARE SULL'APERTURA DEI “RETURN HUBS”, CENTRI PER MIGRANTI IN PAESI TERZI SUL MODELLO DEL DISASTROSO PROGETTO CON L'ALBANIA…

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1. SUL BLOCCO A SCHENGEN OPPOSIZIONI COMPATTE: «CINICA PROPAGANDA»

Estratto dell’articolo di Francesco Crippa per “Domani”

 

Giorgia Meloni 2

Rapporti incrinati con la Spagna, opposizioni compattate ed Europa che rischia di dividersi. È il bilancio dell’attivismo di Giorgia Meloni davanti alla crisi migratoria che si è abbattuta su Ceuta, che la presidente del Consiglio ha affrontato muovendosi su un doppio binario: quello del sovranismo e quello della dimensione comunitaria dell’Unione europea.

 

In meno di 24 ore, Meloni è passata dalla fuga in avanti della sospensione unilaterale degli accordi di Schengen con la Spagna alla richiesta di un intervento di Bruxelles. Due mosse che possono apparire in controsenso, ma entrambe fanno pienamente parte dell’agenda di Meloni: mostrarsi in Italia come colei che è in grado di difendere i confini e puntare a essere protagonista in Europa cavalcando la questione della gestione dei flussi migratori.

 

migliaia di migranti invadono ceuta 8

La missiva Insieme alla prima ministra della Danimarca, Mette Frederiksen, Meloni ha promosso una lettera sottoscritta da 22 paesi Ue in cui si chiede la convocazione di urgenza di un summit per valutare una risposta comune alla crisi spagnola ed evitare eventi simili in futuro.

 

«Non possiamo permettere - si legge - attraversamenti di massa incontrollati, la strumentalizzazione della migrazione o altre minacce ibride che creino la percezione che l'ingresso illegale nell'Unione europea sia possibile o che l'ingresso illegale di un migrante possa trasformarsi in un soggiorno legale».

 

giorgia meloni emmanuel macron 4 foto lapresse

Tra le soluzioni proposte, maggiori poteri a Frontex - l’Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera - e una valutazione dell’efficacia della cooperazione con il Marocco, su cui pesano le accuse di aver causato volontariamente la crisi di Ceuta.

 

All’appello, però, mancano cinque paesi: oltre alla Spagna, in disaccordo con tutta la linea italiana, non hanno firmato la lettera Francia, Irlanda (che detiene la presidenza di turno del Consiglio dell’Ue), Lussemburgo e Portogallo. Assenze che sottolineano sensibilità diverse. Pesa, soprattutto, quella di Parigi, con cui rischia di consumarsi un altro strappo.

 

pedro sanchez giorgia meloni conferenza per la ricostruzione in ucraina foto lapresse

[…]  Roma, ha detto la sorella della premier e capo della segreteria politica del partito, Arianna Meloni, «in Europa ha tracciato una rotta diversa» rispetto alla «gestione dell'immigrazione: una linea fondata sulla difesa dei confini esterni, sul contrasto all'immigrazione illegale e sulla responsabilità condivisa».

 

[…] Mentre negli aeroporti italiani sono iniziati senza criticità i controlli di sicurezza per i passeggeri di paesi extra Ue in arrivo dalla Spagna, la spregiudicatezza di Meloni presta il fianco alle dure critiche delle opposizioni, unite nel condannare la sospensione degli accordi di Schengen.

 

Una scelta inutile, perché chi arriva a Ceuta non può entrare nell’Ue e muoversi liberamente all’interno dei confini secondo le regole Schengen. Di più: anche volendo ignorare questo fatto e accettando la narrazione della “minaccia” avanzata dal governo, la sospensione si sarebbe comunque rivelata non necessaria, perché i migranti che si sono riversati nella cittadina sono già quasi tutti tornati in Marocco.

 

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Per il capogruppo dei senatori Pd, Francesco Boccia, la rottura con la Spagna, «uno dei paesi europei che più volte è stato al fianco dell'Italia nelle battaglie sulla gestione dei flussi migratori», è «un errore politico» che indebolirà Roma.

 

«Meloni», attacca Giuseppe Conte, «si riscopre più europeista di tutti rendendosi conto dello scempio di ieri [giovedì, ndr]». Per il leader M5s, la propaganda del governo, utile a coprire i fallimenti su vari dossier, dalla sicurezza al carovita, si è risolta in una «ferita a un paese amico». […]

 

2. CONFINI, CON MELONI 21 LEADER UE MA MACRON GUIDA IL FRONTE DEL NO

Estratto dell’articolo di Danilo Ceccarelli e  Francesco Malfetano per “La Stampa”

 

emmanuel macron giorgia meloni foto lapresse

Ventidue firme per aprire una nuova stagione europea sull'immigrazione. È l'ambizione politica – ancora tutta da concretizzare – con cui Roma e Copenaghen si sono mosse ieri, dopo la crisi di Ceuta. Coinvolgendo gran parte dei Paesi Ue (tra cui la Germania, ma non la Francia), Giorgia Meloni e Mette Frederiksen hanno chiesto un vertice straordinario dei ministri dell'Interno, una «risposta coordinata» più efficace e il ritorno sul tavolo dell'ipotesi della «reintroduzione temporanea» dei controlli alle frontiere interne.

 

Punti su cui la presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen, non si è mostrata ostile, dicendosi pronta ad accogliere «con favore» la richiesta di una videoconferenza.

 

giorgia meloni pedro sanchez.

[…] La lettera, però, ha soprattutto inasprito lo scontro con Madrid. Anche Pedro Sànchez, infatti, ha scritto alle istituzioni Ue, ma con una lettura opposta della crisi: non una richiesta di irrigidimento, bensì la denuncia della «reazione» di alcuni governi, a partire da quello italiano, dopo la decisione di sospendere per un mese Schengen.

 

Al netto dell'ipotesi di ridurre la durata dello stop alla libera circolazione che trapela dai vertici dell'esecutivo italiano, dietro il documento si muove un'aspra partita politica. Palazzo Chigi vuole utilizzare Ceuta per accelerare un dossier che considera prioritario: l'apertura dei cosiddetti return hubs, centri per migranti in Paesi terzi sul modello del progetto italiano con l'Albania.

 

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L'obiettivo di Meloni è avviare i finanziamenti Ue, aggirando le lentezze comunitarie che hanno rallentato le interlocuzioni in corso tra Bruxelles e dodici Paesi extra Ue: Ruanda, Ghana, Senegal, Tunisia, Libia, Mauritania, Egitto, Uganda, Uzbekistan, Armenia, Montenegro ed Etiopia.

 

Per farlo Roma da qualche settimana stava provando ad allargare il gruppo dei quindici Paesi anti-immigrazione che si riuniscono prima delle riunioni del Consiglio. Un'operazione ora riuscita sfruttando la regolarizzazione dei migranti varata dal governo spagnolo.

 

emmanuel macron giorgia meloni g7 evian foto lapresse

Secondo l'esecutivo, infatti, Madrid avrebbe creato un «fattore di attrazione» per gli immigrati irregolari. «Sánchez non solo ci ha imposto delle regolarizzazioni di massa concedendo il permesso di soggiorno a 500 mila immigrati – è il ragionamento di uno dei consiglieri della premier – ma non ha mantenuto le promesse con cui aveva tranquillizzato gli altri Paesi, dato che le domande già accettate da Madrid sono 600 mila».

 

«Le pratiche sono un milione e 200 mila – continua – Sanchez non può pensare di farne entrare un altro mezzo milione e noi stiamo a guardare».

 

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La contestazione riguarda il meccanismo: il decreto flussi italiano prevede quote e un datore di lavoro che richiede il nulla osta prima dell'arrivo; la regolarizzazione spagnola riguarda invece persone già presenti irregolarmente sul territorio e, dal punto di vista di Roma, pronte a spostarsi per l'Europa.

 

Una ricostruzione che manda su tutte le furie Madrid, che denuncia la natura strumentale delle mosse italiane. Tant'è che nelle cancellerie europee è arrivata una nota informale spagnola – di cui questo giornale ha preso visione – in cui si precisa, tra l'altro, che «nessuna delle persone entrate irregolarmente a Ceuta ha lasciato la città per la Spagna continentale, né avrebbe potuto farlo».

 

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Il livello di conflitto diplomatico con Roma è a livelli mai toccati. Secondo quanto ricostruito da La Stampa, ieri sarebbero andati a vuoto i tentativi di Matteo Piantedosi di contattare l'omologo spagnolo Fernando Grande-Marlaska per spiegare l'iniziativa su Schengen e, probabilmente, ventilare l'ipotetica riduzione dello stop.

 

Non sarebbe casuale, insomma, il blando tentativo di riconciliazione di Antonio Tajani che si è trovato a riconoscere la probabile «eccessiva disponibilità» del Marocco a far passare i migranti verso Ceuta.

 

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[…]  Sanchez, comunque, non è isolato e conta sull'appoggio della Francia. Dopo essersi opposti insieme al regolamento Ue sui rimpatri (quello per cui Meloni è in pressing) perché ritenuto contrario ai valori Ue e difficilmente applicabile, Parigi ieri non ha firmato la lettera e il ministro dell'Interno Laurent Nuñez ha definito «fuori questione» l'ipotesi che la Spagna lasci Schengen. A Palazzo Chigi la posizione francese non sorprende. «È nelle cose» spiegano fonti italiane che, però, si godono la momentanea vittoria: «Oggi a essere isolati sono Macron e Sànchez».

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